Crisi idrica, Legambiente presenta Atlante dell'Acqua 2026

20 mar 2026
Il documento, in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua, evidenzia la necessità di una governance sostenibile e circolare della risorsa idrica nel mondo. Cresce l'impronta del digitale, con AI, criptovalute e data center. In Italia persistono dispersioni idriche elevate, reti obsolete e minacce per il Po e i ghiacciai alpini.

Ogni anno nel mondo vengono prelevati circa 4.000 km³ di acqua, di cui oltre il 70% destinato all'agricoltura. La scarsità idrica colpisce già 3,2 miliardi di persone, mentre in Europa milioni sono esposti a contaminazioni come i PFAS. La domanda d'acqua è in crescita e lo stress idrico è destinato ad aumentare, anche per l'impatto della tecnologia (data center e AI molto idrovori).

In Italia il consumo di acqua potabile è elevato, ma il 42,4% va perso per dispersioni (fino al 60% al Sud), ben oltre la media europea. Intanto il cambiamento climatico aggrava la situazione: i ghiacciai alpini hanno perso circa il 39% della loro massa e fiumi come il Po sono in difficoltà.

Questi alcuni dei dati presentati da Legambiente nell'Atlante dell'Acqua 2026, in occasione della Giornata mondiale dell'Acqua (22 marzo). L'Atlante, scrive l'associazione in una nota, è una pubblicazione realizzata in collaborazione con Heinrich-Böll-Stiftung Francia & Italia che raccoglie studi, dati scientifici e analisi su usi, consumi e impatti sull'acqua nel mondo e in Italia.

Un lavoro interdisciplinare per far comprenderne la stretta interconnessione tra acqua, energia, agricoltura, industria e diritti umani, ma anche per sensibilizzare e informare i cittadini sul tema e per ribadire l'urgenza a livello mondiale e nazionale di una governance della risorsa idrica più sostenibile, circolare, equa e resiliente.

Obiettivi del documento e richieste dell'Associazione

A tal riguardo Legambiente chiede che in Italia si adeguino e rafforzino le infrastrutture idriche lavorando su depurazione, riuso, riduzione dei consumi e diversificazione delle fonti; si riducano le immissioni di inquinanti anche attraverso l'armonizzazione delle normative europee basata sul principio di precauzione e sulle conoscenze aggiornate del quadro REACH; si acceleri la transizione ecologica dei settori idrovori come l'agricoltura, si applichino le leggi esistenti a partire dalla Direttiva Quadro Acque, pilastro della Strategia UE per la resilienza idrica ma oggi a rischio deregulation, si garantisca un accesso equo e universale all'acqua, e si affronti la crescente impronta idrica delle infrastrutture digitali.

In Europa la siccità causa perdite per circa 9 miliardi di euro l'anno e le alluvioni per 7,8 miliardi, mentre servono 89 miliardi (2022-2027) per attuare politiche idriche efficaci. L'acqua – scrive Legambiente – è un diritto umano e un bene comune, riconosciuto anche a livello internazionale come parte del diritto a un adeguato tenore di vita e alla salute.

“L'Atlante dell'Acqua 2026 evidenzia che la crisi idrica non è un'emergenza futura ma una realtà presente, che richiede politiche rigorose, investimenti strutturali, innovazione tecnologica sostenibile e un cambiamento nei modelli di produzione e consumo. È necessaria un'azione globale urgente e coordinata per migliorare la gestione delle risorse idriche e l'adattamento ai cambiamenti climatici, così da proteggere le comunità e gli ecosistemi più fragili del pianeta”, ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.

“L'Atlante dell'acqua, documento pedagogico ricco di grafici chiari e dati comprensibili, mira a riportare al centro del dibattito politico l'importanza di proteggere le risorse idriche e in generale la conservazione dell'acqua, troppo spesso data per scontata e in molti casi mal gestita”, ha affermato Benjamin Fishman, coordinatore dei programmi italiani per la Fondazione Heinrich Böll e che ha supervisionato l'adattamento italiano del volume.

“È più che mai importante far emergere il legame tra l'acqua, la crisi climatica e l'azione umana e di come queste ultime alterino il ciclo dell'acqua. L'uso sconsiderato di questa risorsa, con tutte le sue tragiche conseguenze su biodiversità e comunità intere, va fermato”, ha aggiunto Marc Berthold, direttore dell'ufficio di Parigi della Fondazione Heinrich Böll.

Crisi idrica globale e impronta idrica delle tecnologie

Il riscaldamento globale intensifica eventi estremi: piogge più violente e siccità più frequenti, con pochi eventi che causano la maggior parte dei danni economici. Molte regioni del mondo soffrono grave scarsità d'acqua e in Europa meno del 40% delle acque è in buono stato. L'acqua – si legge nel comunicato – è anche fattore di conflitti, ma la cooperazione può ridurne i rischi.

Allo stesso tempo cresce l'impronta idrica delle tecnologie: data center, intelligenza artificiale e criptovalute consumano enormi quantità d'acqua. Anche l'estrazione di metalli per la transizione energetica e la produzione di beni (come smartphone e abbigliamento) richiede risorse idriche sempre maggiori, aumentando la pressione su ecosistemi e comunità.

Italia: sprechi, perdite e contaminazioni

L'Italia è tra i maggiori consumatori europei di acqua potabile (9,1 miliardi di m³ nel 2022, 155 m³ pro capite), con l'85% da falde sotterranee. Le reti perdono il 42,4% dell'acqua immessa, fino al 60% nel Mezzogiorno. Solo il 56% delle acque reflue è trattato secondo normativa, causando impatti su fiumi, laghi e coste. Il Paese affronta infrazioni UE per acqua potabile, nitrati e depurazione, mentre eventi meteo estremi stanno aumentando (195 negli ultimi 11 anni).

Inoltre, l'Atlante sottolinea come la contaminazione da PFAS è grave, soprattutto in Veneto con 350.000 persone esposte; il problema persiste nonostante restrizioni, rendendo urgente una regolamentazione più severa e interventi di bonifica.

Il fiume Po, con un bacino di 71.000 km² e oltre 16 milioni di abitanti, è minacciato da inquinamento chimico, microplastiche e crisi idriche. Irriga la Pianura Padana e riceve oltre 20 miliardi di m³ d'acqua all'anno, principalmente per irrigazione, ma contribuisce anche alla dispersione di plastica verso il Mar Adriatico. La Riserva MAB UNESCO Po Grande – scrive Legambiente – rappresenta un modello di tutela sostenibile.

I ghiacciai alpini e dei Pirenei hanno perso circa il 39% della massa tra 2000 e 2023; entro il 2050 rischiano di scomparire gran parte di quelli sotto i 3.500 metri. La riduzione della neve riduce acqua disponibile, portata dei fiumi, produzione idroelettrica e stabilità degli ecosistemi montani, rendendo urgenti strategie integrate di adattamento e gestione delle risorse.