Il rapporto evidenzia una crisi idrica ormai strutturale nel Distretto dell'Appennino Centrale, aggravata dal crollo delle precipitazioni nevose e dalla riduzione delle riserve. Le piogge del 2026 migliorano temporaneamente il quadro. Previsti investimenti per 8,46 mld per una gestione più efficiente e predittiva delle risorse idriche.
La carenza d’acqua nel Distretto dell’Appennino Centrale non può più essere considerata un fenomeno sporadico: rappresenta ormai una condizione strutturale. È quanto emerge dal rapporto “Dati climatici e risorse idriche 2025”, redatto dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale (AUBAC) e presentato a Roma, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
I dati del Report
Il documento, come si legge in un comunicato stampa dell’Autorità, analizza un'area di oltre 42.000 km² che comprende sette regioni e nove milioni di abitanti. I dati del 2025 evidenziano una situazione critica diffusa: le precipitazioni medie distrettuali si sono attestate al −12,5% rispetto alla norma storica, con deficit marcati in Abruzzo e Marche (−15%) e nel Lazio (−13%). Tuttavia nel corso dell'anno si sono registrati 843 eventi di pioggia intensa con il 51% concentrati nel solo Lazio.
Il dato più allarmante, secondo AUBAC, riguarda però la neve, il principale serbatoio stagionale che alimenta falde e corsi d'acqua estivi. Nel 2025 le precipitazioni nevose sono risultate inferiori alla media dell'81%, segnando il secondo anno consecutivo di deficit gravissimo dopo il −83% del 2024. In alcune aree montane dell'Abruzzo il deficit ha toccato il −99%.
Si è stimato che la quota di precipitazione che ha effettivamente raggiunto le falde nel 2025 ha subito un calo del 30% rispetto alla media storica. I laghi naturali ne risentono fortemente: il Lago Trasimeno ha toccato a novembre il minimo storico delle misurazioni (−1,70 m rispetto alla media) e il Lago di Nemi ha raggiunto il minimo assoluto dell'ultimo decennio. Sul piano operativo, la crisi ha richiesto 1.312 interventi emergenziali in centinaia di comuni, di cui il 60% concentrati nella sola regione Abruzzo.
I mesi di gennaio e febbraio 2026 hanno portato precipitazioni eccezionalmente abbondanti su tutto il distretto, con anomalie del +190% nel Lazio, +146% in Umbria e +202% in Molise. Al 19 marzo 2026 la severità idrica distrettuale è classificata complessivamente bassa e il recupero è reale e misurabile.
Segnali di recupero e strategie future
All’evento di presentazione hanno partecipato Marco Villani, Vice Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Viceministro dell’Ambiente Vannia Gava e il Presidente della Commissione Ambiente della Camera Mauro Rotelli. Il confronto tecnico ha coinvolto Nicola Dell’Acqua, Presidente di ARERA, Laura D’Aprile del Dipartimento Sviluppo Sostenibile del MASE, Barbara Marinali di ACEA e Utilitalia, Massimo Gargano di ANBI, Mario Rosario Mazzola della Fondazione Utilitatis e il Vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto.
“Il monitoraggio integrato – precipitazioni, temperature, livelli delle falde, indici di evapotraspirazione – è la base su cui costruire politiche idriche adeguate alla nuova normalità climatica del distretto. La vera sfida è costruire un sistema di governance che metta in connessione dati, competenze e decisioni. Il Rapporto che presentiamo oggi dimostra che gli strumenti conoscitivi ci sono: ora bisogna usarli in modo sistematico”, ha dichiarato Marco Casini, Segretario Generale dell’AUBAC.
Per affrontare la nuova realtà climatica, il distretto ha previsto oltre 500 interventi per 8,46 miliardi di euro (2024-2030), puntando su invasi, riduzione delle perdite, riuso delle acque e interconnessioni. Parallelamente, l’AUBAC ha adottato un Digital Twin per una gestione predittiva, integrando dati e modelli avanzati per anticipare i rischi e supportare le decisioni.

