Articolo di Emilia Marcotulli
A differenza di altre risorse strategiche, l'acqua non è sostituibile. Ed è proprio questa caratteristica, allo stesso tempo limite e opportunità, a imporre un cambio di paradigma. La crisi idrica, in tal senso, non è più un'emergenza, ma una condizione strutturale con cui fare i conti nel lungo periodo.
È questo il messaggio centrale della sedicesima edizione della presentazione del Blue Book 2026 – I dati del servizio idrico integrato svoltasi presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati il 20 marzo scorso.
L'edizione 2026 del rapporto realizzato dalla Fondazione Utilitatis e promossa da Utilitalia, con il contributo di Enea, Dipartimento nazionale della Protezione civile, Istituto superiore di sanità, Autorità di bacino distrettuali, Fondazione Cima e The European House – Ambrosetti analizza infatti i nodi cruciali del settore in Italia: dalla governance al ciclo di affidamento delle concessioni, fino alla sostenibilità degli investimenti nella fase post-PNRR.
L'acqua tra sbilancio strutturale e sfida dei dati
A presentare il quadro è Barbara Marinali, Vicepresidente Vicario della Federazione e Presidente del Consiglio di Amministrazione di Acea SpA, che sottolinea come il deterioramento della risorsa idrica abbia ormai superato la dimensione emergenziale. Se la United Nations University parla apertamente di "bancarotta idrica", Marinali preferisce il termine "sbilancio idrico strutturale e sistemico".
Sul tema interviene anche Mario Rosario Mazzola, Presidente di Utilitatis, che evidenzia come oggi il sistema idrico si trovi in una condizione radicalmente diversa dal passato. In questo contesto, servono strumenti dinamici e adattivi e il Blue Book, in questo senso è "uno strumento capace non solo di fotografare il presente, ma di interrogarsi sul futuro. Meglio rischiare l'analisi che non dare nulla", afferma Mazzola.
Il report infatti attenziona prettamente la qualità e la sicurezza dell'acqua: dalla riduzione delle perdite al riuso, fino agli strumenti innovativi come il monitoraggio satellitare e i certificati blu che rappresentano una leva strategica per trasformare il risparmio e il riuso dell'acqua in un valore economico misurabile. Ma il vero nodo, sottolinea Marinali, è quello dei dati: "il mondo si governa solo con i dati". Da qui il richiamo agli operatori del settore a contribuire a una raccolta sistematica e continua delle informazioni.
Senza dati affidabili, infatti, spiega "diventa impossibile pianificare gli investimenti e garantire credibilità nella gestione di quella che è, a tutti gli effetti, la risorsa più critica fra tutte". Il settore idrico per cui "deve essere riconosciuto come un'industria essenziale, capace di sostenere lo sviluppo economico e sociale del Paese".

La posta in gioco post-PNRR: tra modernizzazione e rischio
La fine dei fondi del PNRR segna un passaggio delicato. Guardando infatti al PNRR, l'eredità è duplice. Da un lato, una modernizzazione strutturale che ha rafforzato la sicurezza degli approvvigionamenti e promosso una visione più integrata del ciclo dell'acqua; dall'altro, un miglioramento nell'organizzazione delle reti, con effetti positivi sia in termini di efficienza sia di costi.
Ma la vera sfida inizia proprio oggi, dopo la fine dei fondi. Il sistema idrico, avverte Mazzola, "non può vivere di interventi occasionali: ha bisogno di flussi finanziari continui e di una governance stabile". Dallo Stato centrale alle autorità di distretto, "sarà necessario costruire un quadro condiviso e duraturo, capace di sostenere gli investimenti e affrontare un contesto sempre più incerto". Concetto questo ripreso anche da Annamaria Barrile, Direttore Generale di Utilitalia, la quale spiega che "il tempo per salvare il sistema idrico italiano sta finendo". Il PNRR ha accelerato gli investimenti, ma "oggi mancano ancora circa due miliardi per garantire resilienza e opere strategiche di conservazione dell'acqua".
In gioco—si evince—non vi è solo la gestione di una risorsa, ma la capacità del Paese di adattarsi a una trasformazione profonda e ormai irreversibile. La sfida non è solo finanziaria ma multidisciplinare: servono infatti regole chiare e una governance stabile che superi la frammentazione tra enti, consorzi e aziende, soprattutto al Sud, dove molte piccole realtà devono garantire un servizio ad hoc.
Senza un sistema integrato e continuità negli investimenti, il rischio di perdita di efficienza, gestione caotica e difficoltà a fronteggiare il cambiamento climatico è concreto. L'acqua, risorsa insostituibile per eccellenza, diventa così il vero test della capacità dell'Italia di pianificare il futuro. Il PNRR, ha certamente rappresentato un boost agli investimenti, lasciando ai gestori strumenti e capacità di programmazione che ora però bisogna sfruttare.
Blue Book 2026: gestione unificata e investimenti
In tale contesto, ricco di sfide ma anche di nuove opportunità, la Fondazione Utilitatis monitora il settore idrico attraverso una serie di osservatori che raccolgono anche dati privati delle aziende, contribuendo alla creazione di un patrimonio informativo completo e capillare. È questa la base del Blue Book 2026: monografia che offre un'analisi dettagliata e strutturata del servizio idrico integrato. Secondo Francesca Mazzarella, Direttore Strategia e Pianificazione di Settore di Utilitalia e il Direttore della Fondazione Utilitatis, due sono i focus principali: l'osservatorio sulle concessioni e gli investimenti attraverso lo sviluppo territoriale.
Per quanto concerne le concessioni, Mazzarella spiega che "si tratta di settori regolati come monopoli naturali, in linea con l'industrial regulation". Dal report infatti emerge che il 20% delle concessioni stanno per scadere o sono già scadute. Questo dato è cruciale per comprendere la frammentazione gestionale tale che si riscontra che le gestioni "sono numerose e frammentate. I tre segmenti del servizio idrico integrato non fanno capo allo stesso soggetto, riducendo così la possibilità di ottenere benefici di scala e di scopo", afferma Mazzarella. Una gestione unica e di grandi dimensioni, spiega "garantirebbe maggiore capacità di investimento, incrementando competitività e produttività".
Per quanto concerne gli investimenti, invece, il Blue Book fornisce dati sistemici e trend di lungo periodo. Il settore mostra segnali positivi anche se, tuttavia, in valore assoluto non si è ancora raggiunto il target medio di 100 euro pro capite e colmare questa distanza è una priorità strutturale.
Rispetto ad altri Paesi europei, spiega Mazzarella "l'Italia presenta un Water Exploitation Index molto alto, simile alla Spagna, anche per la collocazione geografica nel Mediterraneo". Il Blue Book 2026 conferma dunque che, nonostante i progressi, la consapevolezza sulle sfide del settore idrico è cruciale: governance, investimenti e gestione integrata rimangono i pilastri su cui costruire il futuro della risorsa più critica del Paese.

Dimensione sociale e finanziaria: idrobond e blue economy
Il settore idrico italiano si trova oggi per cui a un bivio cruciale. Tra emergenze climatiche, necessità di investimenti continui e governance frammentata, la risorsa più critica del Paese richiede una gestione integrata e strategica. Maria Spena, Comitato One Water, evidenzia l'importanza di un coinvolgimento attivo della società civile e della dimensione sociale dell'acqua. "La questione idrica è una questione sociale e lo è anche nel sostegno all'Africa, come previsto dal Piano Mattei. Oltre 200 milioni di persone nel continente africano non hanno accesso all'acqua potabile, e spesso sono le donne a trasportarla ogni giorno".
Secondo Monica Manto, Direttore Generale di Acquevenete, il futuro non può più essere interpretato come un ritorno all'equilibrio precedente. Il Blue Book individua infatti 11,4 trilioni di euro di interventi necessari nei prossimi 15 anni, e suggerisce un cambio di paradigma tale per cui "l'acqua deve essere vista come infrastruttura economica – il Blue Book stima che abiliti almeno il 20% del PIL italiano – e le scelte di allocazione non sono neutre ma riflettono priorità politiche".
Il Blue Book inoltre indica anche opportunità finanziarie innovative, come gli idrobond ovvero "strumenti simili ai basket bond, che aggregano emissioni con rating omogeneo tra aziende, per rendere sostenibile il ciclo degli investimenti", spiega Manto. Ciò porterebbe a valorizzare la blue economy e la blue finance, creando partenariati e unendo gli "spazi" e i "colori" dell'acqua.
Gestione integrata e priorità industriali: gli obiettivi per il futuro del settore idrico
La sfida del settore idrico è globale e complessa, e richiede una gestione integrata e strategica come si evince fra le righe del Blue Book. Come sottolinea Massimo Ricci, Direttore della Divisione Ambiente di ARERA, "siamo in una nuova fase in cui occorre allargare gli stakeholder e mettere insieme competenze ed esperienze. Questa ampiezza è anche una dimensione necessaria di carattere intersettoriale […] essenziale anche per il monitoraggio dei dati: cuore di qualsiasi strategia di gestione sostenibile". La capacità di guidare il processo in modo strutturato passa anche attraverso strumenti innovativi utili nella fase post-PNRR per affrontare questioni tecniche e di resilienza.
Restano tuttavia criticità nei subentri, negli spostamenti di finanza e nella qualità tecnica del servizio tanto che Ricci esemplifica il fatto come stiano "cercando di intervenire affinché tutti i parametri di qualità siano collegati alla remunerazione senza questo collegamento si rischia di avere una vera e propria ‘prova in bianco'".
Per quanto concerne il PNRR invece, Luca Dal Fabbro, Presidente di Iren, il piano ha rappresentato un'opportunità unica per costruire una squadra in grado di "scaricare a terra" i prossimi investimenti. Ma i fondi stanno finendo e servirebbero almeno 2 miliardi aggiuntivi. L'acqua non serve solo a fini civili, ma anche per il raffreddamento dei data center e per sostenere nuove capacità geologiche e termiche per tale motivo ricorda come "il tema della finanza è pivotale e strumenti come l'idrobond o il certificato blu possono rappresentare risorse concrete".
Investire nell'acqua non è più una scelta opzionale: è la garanzia che l'Italia saprà affrontare cambiamenti climatici, innovazione tecnologica e sfide sociali senza perdere la sua risorsa più preziosa.
Articolo di Emilia Marcotulli

