Eurostat: +26,7% utilizzo rinnovabili per riscaldamento e raffreddamento nel 2024

30 gen 2026
Nell'UE, consumo finale lordo di energia rinnovabile aumentato grazie a biomasse e pompe di calore: +0,93 pp/anno tra 2021 e 2024; Italia raggiunge circa il 20%, Svezia e Finlandia superano il 60% e Irlanda e Paesi Bassi restano sotto il 12%. Nel 2024, 16 paesi UE hanno aumentato le quote, con cali significativi in Estonia, Grecia e Bulgaria.

L'uso di fonti energetiche rinnovabili per la climatizzazione continua ad aumentare nell'UE, con una quota che raggiunge il 26,7% nel 2024, il valore più alto dall'inizio della serie temporale nel 2004 (11,7%).

Secondo i nuovi dati rilasciati in una nota da Eurostat, infatti, la quota è aumentata di 0,5 punti percentuali rispetto al 2023 (26,2%), ma è stata inferiore all'aumento medio annuo dal 2004 al 2024 (0,75 pp).

In termini assoluti, si legge nell’articolo, il consumo finale lordo di energia rinnovabile per il riscaldamento e il raffreddamento nell'UE è gradualmente aumentato nel tempo, soprattutto grazie al contributo della biomassa e delle pompe di calore.

Obiettivi e andamento per Paese

La direttiva UE 2023/2413 del 18 ottobre 2023 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili impone a ciascun paese dell'UE di aumentare la propria quota media annua di energie rinnovabili nel riscaldamento e nel raffreddamento di almeno 0,8 pp dal 2021 al 2025 e di almeno 1,1 pp dal 2026 al 2030.

A livello UE, la media annua è aumentata di 0,93 pp dal 2021 al 2024.

Tra i paesi dell'Unione, scrive Eurostat, nel 2024 la Svezia aveva la quota più elevata di energie rinnovabili nel riscaldamento e nel raffreddamento (67,8%), seguita da Finlandia (62,6%) e Lettonia (61,8%). Al contrario, le quote più basse sono state registrate in Irlanda (7,9%), Paesi Bassi e Belgio (entrambi 11,3%).

Rispetto al 2023, 16 paesi dell'UE hanno registrato un aumento delle quote di queste energie rinnovabili nel 2024, i più elevati a Malta (+6,0 pp), Lussemburgo (+3,7 pp) e Danimarca (+1,9 pp).

All'altro estremo della scala, i cali più significativi sono stati registrati in Estonia (-11,1 pp), Grecia (-2,9 pp) e Bulgaria (-1,9 pp).