Il futuro dell'acqua tra cambiamento climatico e governance post PNRR

23 gen 2026
La gestione dell'acqua è una delle sfide strategiche del Paese, tra crisi climatica e incertezza sugli investimenti. Se n'è discusso all'evento "Il futuro dell'acqua" promosso da Astrid. Articolo di Emilia Marcotulli.

La gestione della risorsa idrica è oggi una delle grandi sfide strategiche del paese, resa ancora più urgente dagli effetti del cambiamento climatico e dall'incertezza sul futuro degli investimenti dopo il PNRR. A questi temi è stato dedicato l'incontro del 22 gennaio presso la Biblioteca dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani "Il futuro dell'acqua". L'evento è stato promosso da Astrid in occasione della pubblicazione del volume "Acqua per tutti? La gestione delle risorse idriche al tempo del cambiamento climatico (il Mulino, 2025)", a cura di Mario Rosario Mazzola.

La ricerca Astrid sulle infrastrutture della sostenibilità

I lavori si sono aperti con l'intervento di Franco Bassanini, Presidente Astrid, che ha ricordato come questo studio di ricerca si sviluppi secondo un metodo fondato sul "lavoro di équipe di studiosi interdisciplinari e su un confronto costante con gli attori più innovativi presenti sul mercato". Segue poi Giuliano Amato, Presidente emerito della Corte Costituzionale il quale spiega che Astrid sta "conducendo un lavoro approfondito e sistematico sulle infrastrutture sostenibili".

Questo studio infatti rappresenta il "quarto contributo", ma con risultati ormai consolidati. Amato spiega che la ricerca affronta le nuove criticità introdotte dal cambiamento climatico e analizza l'assetto con cui politiche e strumenti di intervento si stanno rinnovando. Il lavoro spiega "si è concluso in una fase delicata, a ridosso della fine dei fondi del PNRR, lasciando aperta la questione delle risorse istituzionali e finanziarie che dovranno garantire governance e continuità degli investimenti nel dopo-PNRR".

Aggiunge inoltre che i numeri dell'emergenza idrica "sono ormai strutturali e si sono aggravati con il cambiamento climatico: non solo siccità, ma anche fenomeni opposti, come l'eccesso di acqua, evidente negli eventi che hanno colpito Sicilia, Calabria e Campania". Servono dunque infrastrutture capaci di "raccogliere la poca acqua disponibile nei periodi di scarsità e, allo stesso tempo, di canalizzare e gestire le acque sovrabbondanti durante le fasi alluvionali".

Il PNRR ha rappresentato una spinta decisiva verso una migliore programmazione degli interventi ed è in questo spazio che Astrid si colloca, promuovendo "una governance cooperativa e non conflittuale […]  con il contributo delle Regioni, delle Autorità, dell'ENEA e delle realtà territoriali che è essenziale per sostenere l'innovazione".

La presentazione dei risultati della ricerca

Prende la parola Mario Rosario Mazzola, membro del Comitato scientifico di Astrid e Presidente della Fondazione Utilitatis, che ha sintetizzato i risultati della ricerca, chiarendo che l'obiettivo è stato quello di "individuare e inquadrare le problematiche dell'acqua all'interno di soluzioni possibili" considerando l'acqua non solo come "un semplice servizio pubblico locale, ma una risorsa strategica molto più ampia".

Il punto di partenza è una constatazione netta: "il cambiamento climatico è un dato oggettivo". Spiega inoltre che esiste una duplice condizione come quella Siciliana riportata da Amato che si manifesta soprattutto nel Mezzogiorno e nelle aree più fragili, rendendo il Sud un'area critica con problematiche strutturali. La sicurezza idrica per cui spiega essere "una priorità nazionale e deve diventare più resiliente ed efficiente".

Per raggiungere questo obiettivo è necessario partire dalle infrastrutture, affiancate da un forte investimento nell'innovazione tecnologica tanto che il volume dedica un capitolo specifico alle nuove soluzioni, dall'intelligenza artificiale alle infrastrutture. Centrale poi è anche il tema della programmazione, che dovrebbe precedere l'arrivo dei fondi ma Mazzola spiega che "in Italia manca spesso un patrimonio progettuale di base". Il PNRR ha introdotto una pianificazione bottom-up, ma serve una strutturazione stabile delle capacità, in particolare nei distretti e nei ministeri.

Visione europea e governance degli investimenti

Interviene successivamente Raffaele Fitto, Vicepresidente della Commissione europea il cui intervento ruota su domanda principale: cosa accadrà dopo il PNRR? Il legame tra riforma e investimenti resta centrale tanto che Fitto spiega che "il settore idrico rappresenta uno strumento regolatorio fondamentale, che deve garantire coesione, investimenti mirati e un modello multilivello" e aggiunge che "ottimizzare gli investimenti richiede anche una logica di responsabilizzazione".

Grazie alle revisioni negli anni, il settore idrico ha potuto beneficiare di due miliardi aggiuntivi, un risultato positivo che ha richiesto rapidità per l'erogazione delle tranche dei fondi. Questi nuovi modelli di governance "vanno salvaguardati, così come occorre modernizzare la politica di coesione finanziaria". Oggi infatti si apre un dibattito a livello UE su come rendere più efficaci le procedure decisionali e accelerare le scelte strategiche. È un processo complesso, ma necessario: l'UE sottolinea Fitto "deve adeguare le politiche, rendendole più flessibili e meno rigide, per stare al passo con i tempi". Parla poi di cinque nuove priorità che emergono in questo quadro ovvero difesa, casa, energia, competitività e acqua, calibrate sui bisogni attuali.

Per l'acqua, a giugno si terrà il "Water Residence", un momento dedicato all'innovazione e alla governance in cui il settore idrico "è una priorità strategica e indica la strada per il futuro". Aggiunge poi che "serve una prospettiva di dialogo con stati e regioni, in grado di fissare obiettivi a lungo termine, investimenti sostenibili e azioni che tutelino la governance del PNRR e i suoi principi […] Semplificazione e coordinamento sono indispensabili: già esistono deleghe al commissario e provvedimenti per l'OMS, ma troppo spesso gli approcci rimangono verticali. Occorre invece un approccio orizzontale e trasversale, con un ruolo centrale per i cluster della Commissione come agricoltura e blue economy".

Governance idrica: frammentazione e riforme necessarie

Si inserisce nel dibattito Barbara Marinali, Presidente di Acea e Vicepresidente vicario di Utilitalia, soffermandosi sul capitolo della governance e sulle principali fragilità del settore idrico. Secondo Marinali, non si "dovrebbe parlare semplicemente di settore, ma di sistema, per evidenziare la sua complessità".

Questa complessità ha portato negli anni ad una vera e propria "crisi", che richiede semplificazione a livello europeo e nazionale. Uno dei problemi principali è la frammentazione: sia delle gestioni sia della governance. Spiega infatti che "queste due forme di polverizzazione vanno affrontate in maniera radicale, perché nessun progetto potrà dare risultati concreti senza riforme serie […] la legge Galli, pur essendo una legge valida, è disattesa in molte parti del paese e necessita di un aggiornamento. Non possono permanere innumerevoli gestioni industriali che gravano sui comuni".

Prende poi la parola Antonio Amati, Deputy CEO di Almaviva, sottolineando come la struttura e la frammentazione del settore idrico si riflettano anche nell'offerta di servizi. "Abbiamo sempre trovato soluzioni end-to-end", spiega, evidenziando l'importanza delle acquisizioni sul campo, che hanno permesso all'azienda di diventare leader nel settore grazie anche alla collaborazione al piano PNRR. Amati sottolinea la necessità di un coordinamento efficace: "se le soluzioni sono parcellizzate, non funzionano". Il sistema, poi aggiunge deve inoltre integrare "componenti civili e agricole" per cui la ricerca e l'innovazione sono essenziali affinché operatori come Almaviva possano avere un ruolo strategico e significativo nel settore.

Acqua, governance e investimenti per affrontare la crisi climatica

Interviene poi Chiara Braga, Presidente del Gruppo del Partito Democratico, definendo il rapporto di Astrid "opportuno e utile" per inquadrare il tema dell'acqua all'interno di una politica industriale delle risorse idriche, soprattutto di fronte alla crisi climatica attuale. "Questa riflessione – spiega – ci impone di collocare il nostro ragionamento in una cornice avanzata, dove il rafforzamento della governance e gli investimenti efficienti guidino le scelte e le politiche".

Secondo Braga, è necessario intervenire anche sulle infrastrutture, garantendo servizi adeguati ed efficienti. "Bisogna comprendere la natura giuridica del gestore e considerare l'acqua come un ciclo complesso, applicando le 5 R a costi sostenibili. La regolamentazione del sistema è migliorata negli anni, ma serve assicurare un flusso di risorse e una pianificazione chiara nella fase post-PNRR, facendo anche leva sugli investimenti privati".

Sostenibilità, governance e gestione integrata dell'acqua

Successivamente interviene Stefano Besseghini, già Presidente ARERA evidenziando l'importanza di un approccio orientato alla sostenibilità e all'impatto del cambiamento climatico, con discussioni concrete sul mancato adattamento agli effetti climatici. Particolare attenzione viene data al recupero delle acque reflue e raffinate e all'integrazione tra industria, ambiente e agricoltura, con una distribuzione chiara delle competenze tra ministeri e coordinamento efficace. I livelli di intervento "non sono molti, ma risultano altamente partecipativi, e l'autorità deve saper interpretare positivamente le sollecitazioni provenienti dal territorio e dagli attori coinvolti".

Prende la parola Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI, sottolineando anche lui come ci troviamo di fronte a un nuovo ordine mondiale in cui è "fondamentale collegare le infrastrutture idriche". In questo contesto, l'acqua diventa "un bene comune da tutelare per tutti". Gargano evidenzia la necessità di un "coordinamento del capitale umano, soprattutto nel Sud, e di una preparazione per operare all'interno di un sistema coordinato nel periodo post-PNRR, garantendo continuità e governance efficace sul territorio".

Risorse, resilienza e semplificazione per le infrastrutture idriche

Interviene nel panel Edoardo Rixi, Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, mettendo in luce come il ministero abbia affrontato il tema della gestione delle risorse idriche cercando di reperire risorse che "in passato non erano disponibili". Il problema centrale, secondo Rixi, è sviluppare "un metodo efficace di fronte al cambiamento climatico, che resta imprevedibile sia nei tempi che negli effetti". Serve costruire un sistema resiliente e reattivo, basato su due elementi fondamentali: risorse finanziarie e visione strategica.

Sulle infrastrutture idriche, Rixi evidenzia la necessità di una reazione rapida: molte dighe vengono infatti bloccate per vincoli ambientali o per i cambiamenti climatici. A questo si aggiunge "una questione di mentalità nel paese", che richiede maggiore consapevolezza della gravità del problema.

Un altro tema centrale è la semplificazione legislativa e normativa spiega infatti che "spesso le norme non rispondono alle esigenze reali, e anche nei comitati di gestione servirebbe una centrale di comando. È fondamentale creare sinergie tra territori e gestire la regolazione affinché le società private operino come partner del pubblico, e non come concorrenti, sotto la guida di un'autorità pubblica che coordini gli interventi e gestisca parte del mercato".

Gestione, investimenti e territorio

L'evento si conclude con gli interventi di Domenico Laforgia, Presidente AQP e Tullio Montagnoli, Amministratore Delegato di A2A Ciclo Idrico. Laforgia richiama l'urgenza di "studiare meccanismi per anticipare le piogge", come già avviene in Israele, sottolineando che l'acqua è vita e richiede interventi costanti. Cita poi l'iniziativa di censire le risorse idriche in Albania per verificare eventuali eccedenze da destinare all'Italia e ricorda che nel Sud esiste la rete sud, composta da 13 società coordinate per garantire competenze finanziarie e operative comuni.

Montagnoli invece evidenzia l'incertezza del punto di cambiamento climatico e l'importanza di affrontare la sfida con soluzioni flessibili. Il PNRR aggiunge "rappresenta una sfida importante: molti interventi si sono limitati a monitoraggi, software e batterie, aumentando  oggi i costi operativi". Per questo, è essenziale comunicare ai cittadini che "l'acqua ha un valore anche nel prezzo, tenendo conto delle differenze territoriali".