Progetto NEOFOS: recupero del fosforo da acque reflue, fanghi e ceneri di depurazione

04 feb 2026
Il programma di sperimentazione, coordinato da Gruppo CAP con MM, POLIMI e UNIBO e finanziato dal MASE, prevede rimozione biologica del fosforo con tecnologia S2EBPR, recupero del fosforo dai residui di depurazione e produzione di composti fosfatici. Le sperimentazioni saranno svolte su impianti pilota e a scala reale, con supporto di modellazione dei processi e analisi di sostenibilità.

Al via NEOFOS, il programma di sperimentazione per il recupero del fosforo da acque reflue e fanghi urbani guidato da Gruppo CAP, insieme a MM, Politecnico di Milano e Università di Bologna, con un investimento complessivo di quasi 1,5 milioni di euro, finanziato nell’ambito del bando promosso dal MASE – Materie Prime Critiche.

Il progetto – come si legge in un comunicato congiunto di MM e Gruppo CAP – coinvolge tecnologie e strategie innovative per la gestione dei nutrienti e il recupero del fosforo come risorsa strategica.

Recupero del fosforo e innovazione tecnologica

Il fosforo è un elemento essenziale per la produzione di fertilizzanti e per alcune applicazioni industriali, di particolare interesse per il settore dell’automotive, come le batterie litio-ferro-fosfato. A causa del progressivo depauperamento delle riserve minerali globali e della sua designazione come Critical Raw Material, cresce l’interesse per le attività di Urban Mining, che permettono di produrre localmente fosforo e ridurre la dipendenza dai mercati extra UE.

CAP ha ottenuto il ruolo di capofila nel progetto che partirà dall’impianto di Bareggio — dove sarà installato un primo impianto dimostrativo — utilizzando l’esperienza acquisita nella gestione della BioPiattaforma di Sesto San Giovanni, con il coinvolgimento di MM, gestore del servizio idrico integrato della città di Milano.

Il progetto NEOFOS – prosegue il comunicato stampa – mira a sviluppare approcci circolari innovativi per il recupero del fosforo e per la produzione di materie prime seconde di qualità, attraverso tre direttrici integrate.

Innanzitutto, si concentrerà sulla rimozione biologica del fosforo dalle acque reflue tramite la tecnologia S2EBPR (Side-Stream Enhanced Biological Phosphorus Removal). Questo processo sfrutta batteri specifici in grado di catturare e accumulare il fosforo presente nell’acqua, riducendo l’uso di reagenti chimici e il consumo energetico, nel rispetto dei nuovi limiti europei sulle emissioni di nutrienti. La sperimentazione sarà condotta su due impianti pilota, per poi verificare l’efficacia della tecnologia su scala reale.

MM metterà a disposizione gli impianti di Milano San Rocco e Milano Nosedo come casi studio per la modellazione dei processi di rimozione biologica e per la definizione degli scenari di implementazione tecnologica su scala metropolitana.

In parallelo, NEOFOS prevede il recupero del fosforo dai fanghi di depurazione e dalle ceneri da monoincenerimento. Il materiale estratto sarà trasformato in sali di fosforo (struvite) o in altri composti puri, utilizzabili come fertilizzanti o in processi industriali. Con l’ottimizzazione dei processi sarà possibile ottenere prodotti di qualità, minimizzando l’uso di acidi e migliorando la sostenibilità complessiva.

Il ruolo dei partner del progetto

Il progetto NEOFOS è sviluppato da un consorzio composto da quattro partner, con Gruppo CAP, gestore del servizio idrico della Città metropolitana di Milano, in qualità di capofila e responsabile del coordinamento complessivo e delle attività di sperimentazione su scala impiantistica.

MM, società partecipata dal Comune di Milano, è partner operativo strategico per le fasi di sperimentazione e modellazione, mettendo a sistema l'esperienza maturata sui propri impianti di Milano San Rocco e Milano Nosedo.

Il Politecnico di Milano (POLIMI) supporterà le attività di modellazione e ottimizzazione dei processi di rimozione e recupero del fosforo, incluse le sperimentazioni legate al recupero dalle ceneri da monoincenerimento dei fanghi.

L’Università di Bologna (UNIBO) contribuirà alle attività di ottimizzazione a scala di laboratorio dei processi di recupero dalle ceneri, nonché alle valutazioni di sostenibilità ambientale ed economica e alla definizione dei percorsi di End of Waste.