Articolo di Emilia Marcotulli
Qualità del servizio, sostenibilità ambientale e tutela degli utenti: questi sono i temi che sono stati al centro del 4° Convegno Nazionale sul Servizio Idrico promosso dal Centro Studi I.R.C.A.F. APS, svoltosi il 18 febbraio 2026, a Firenze. Nel corso dei lavori è stato presentato il 4° Report Nazionale su tariffe, qualità contrattuale e investimenti nelle 111 città capoluogo italiane, un'analisi che ha offerto una fotografia aggiornata del settore alla luce delle più recenti evoluzioni normative.
Tra i temi emersi vi sono la necessità di investimenti mirati, la transizione tecnologica per la depurazione e il monitoraggio dei PFAS, e il rafforzamento della governance e della partecipazione dei cittadini.
Transizione idrica e qualità del servizio al centro del 4° Convegno Nazionale IRCAF
I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali di Mauro Zanini, Presidente Nazionale del Centro Studi IRCAF APS, che ha tracciato un bilancio dell'evoluzione del comparto idrico negli ultimi anni: "Siamo passati da una realtà parcellizzata a un sistema più integrato — soprattutto dopo il referendum sul servizio idrico integrato — e questo ha determinato l'avvio di una nuova dialettica con una politica multilivello".
Zanini ha evidenziato come il settore registri oggi un incremento degli investimenti, pur in presenza di una persistente criticità in merito alla forte differenziazione territoriale, sia in termini di costi sia di distribuzione del servizio. Spiega infatti che "occorre rendere sostenibile il servizio nelle aree ad alta densità abitativa, dove i costi possono essere ammortizzati, affrontando parallelamente la situazione delle zone meno popolate, in cui l'onere pro capite risulta più elevato", indicando nella perequazione e nella programmazione strategica due nodi centrali per il futuro del sistema.
A seguire sono intervenuti Alessandro Mazzei, Direttore dell'Ente d'Ambito AIT – Autorità Idrica Toscana e David Barontini, Assessore all'Ambiente della Regione Toscana che hanno evidenziato il contributo del report nelle località toscane.
Per Mazzei, l'elemento di novità "risiede nel focus sulla qualità del servizio": un aspetto che troppo spesso resta in secondo piano rispetto al tema tariffario. Barontini ha invece ribadito un principio politico ovvero che "l'acqua è un bene comune e la sua gestione deve rimanere pubblica". In merito alla transizione idrica — tema centrale del panel—l'assessore ha indicato due direttrici strategiche: il miglioramento della qualità dei servizi e la tutela della risorsa. Sul fronte della protezione ambientale, Barontini ha sottolineato che "una buona pianificazione nasce da una solida conoscenza", ricordando gli investimenti regionali nel monitoraggio e negli strumenti di controllo.
In questo quadro si inserisce l'adesione al Piano di Tutela delle Acque (PTA), definito come una strategia integrata che impegna la Regione nella pianificazione e nella salvaguardia della risorsa idrica. Tra le priorità indicate, anche la necessità di azioni mirate sul tema degli inquinanti emergenti, a partire dai PFAS, con la proposta di istituire un osservatorio tecnico-scientifico a supporto del monitoraggio e dell'uniformazione delle politiche a livello territoriale.

La presentazione del report
A entrare nel merito della regolazione e dei numeri del settore sono stati Rocco Cibelli, Marco Grana e Mauro Pacchioli del Centro Studi I.R.C.A.F. APS, che hanno guidato la platea in un'analisi puntuale del sistema e dei risultati dell'indagine 2025. Il quadro regolatorio, ha spiegato Cibelli, "ruota attorno a quattro attori: ARERA, gli EGATO, i gestori e i clienti finali". Ha aggiunto poi che "l'efficienza della gestione deve essere valutata sulla base dei risultati conseguiti in termini di qualità tecnica (RQTI) e qualità contrattuale (RQSII), introdotte rispettivamente nel 2017 e nel 2015".
La qualità tecnica si misura attraverso sei indicatori: perdite idriche, interruzioni del servizio, qualità dell'acqua erogata, funzionamento di fognatura e depurazione, smaltimento dei fanghi. Dal 2024 si è aggiunto anche il nuovo indicatore M0, dedicato alla resilienza idrica, tema sempre più centrale in un contesto segnato dai cambiamenti climatici. Sul versante della qualità contrattuale, spiegano che il sistema si articola in due macroindicatori: MC1, relativo all'avvio e alla cessazione del rapporto contrattuale, e MC2, che riguarda la gestione del rapporto con l'utente e l'accessibilità al servizio. In totale, 42 indicatori con standard temporali precisi che i gestori sono chiamati a rispettare o migliorare. In questo perimetro si colloca anche il bonus idrico nazionale, regolamentato da ARERA dal 2017, cui in alcuni ambiti si affianca il bonus idrico integrativo disciplinato dagli EGATO.
Accanto all'analisi regolatoria, il Centro Studi ha presentato i risultati dell'indagine 2025 sulla spesa annua delle famiglie tipo. Lo studio ha preso in considerazione due profili: un nucleo di tre componenti con consumo standard di 150 metri cubi annui e un nucleo monocomponente con consumo di 56 metri cubi.
L'indagine ha riguardato 111 città capoluogo di provincia e, per la prima volta, ha rilevato anche la presenza o meno del bonus idrico integrativo. I dati tariffari spiegano "sono stati raccolti dai siti dei gestori o degli EGATO e, in alcuni casi, attraverso l'acquisizione diretta di bollette; quelli sulla qualità contrattuale sono stati invece reperiti tramite questionario".
Dal confronto tra le diverse tipologie di gestori — classificati per dimensione in base agli abitanti serviti (piccoli, medi, grandi e top) — emerge un dato significativo che riporta Pacchioli "le gestioni di dimensione media registrano il giudizio più elevato in termini di qualità contrattuale".Un elemento che, come hanno sottolineato i relatori, conferma come "livelli qualitativi superiori comportino costi maggiori".
La presentazione della direttiva UE sulle acque reflue: l'Europa accelera, l'Italia rincorre
La nuova Direttiva (UE) 2024/3019 sulle acque reflue urbane segna un cambio di passo netto. A illustrarne portata e implicazioni è Daniele Renzi, consulente e CEO di Bioreal, che parla di "una svolta destinata a incidere profondamente sui sistemi di fognatura e depurazione, con inevitabili ricadute sui costi e sugli investimenti". Il messaggio che arriva da Bruxelles è chiaro: standard più elevati, controlli più stringenti, maggiore tutela dei territori. L'Unione europea chiede un deciso miglioramento delle infrastrutture, imponendo agli Stati membri di colmare ritardi strutturali e di rafforzare i sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue. E proprio sul fronte dei ritardi si concentra l'analisi di Renzi "L'Italia è in forte ritardo nell'applicazione della direttiva vigente. Il 13 marzo 2024 la Commissione europea ha deferito nuovamente il nostro Paese alla Corte di Giustizia per il mancato rispetto degli obblighi di raccolta e trattamento".
Le criticità accertate sono diffuse: assenza di reti fognarie in diversi agglomerati, trattamenti non adeguati, scarichi non conformi in aree sensibili, monitoraggi insufficienti nel tempo. Un quadro che ha portato all'avvio della quarta procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. La nuova direttiva, dunque, non è solo un aggiornamento normativo, ma un banco di prova. Per rispettarne gli obiettivi spiega "serviranno investimenti ingenti e una strategia industriale chiara".
Sul piano tecnologico, Renzi inoltre richiama l'attenzione su soluzioni innovative come i processi a fango granulare, capaci di migliorare la qualità dello scarico riducendo l'uso di reagenti chimici per la defosfatazione, abbattendo la produzione di fanghi e contenendo i consumi energetici. Tra le leve strategiche Renzi mette in luce le masterplan di ampio respiro e strumenti di project financing per l'installazione di impianti fotovoltaici e piani di riuso della risorsa idrica su scala d'ambito, coerenti con i nuovi macroindicatori tariffari.
Dalla sostenibilità ambientale alla sostenibilità sociale
Nel dibattito trova spazio anche il tema dell'accesso equo alla risorsa idrica, con un focus sul bonus sociale e sulla gestione delle controversie tra utenti e gestori. A tracciare il bilancio del bonus sociale idrico nazionale è Emma Putzu, Vice Direttore della Direzione Consumatori e Utenti di ARERA, "si tratta di una misura di tutela rivolta ai cittadini in condizioni di disagio economico, individuati sulla base della soglia ISEE definita dalla normativa primaria", spiega.
Il beneficio consiste nel riconoscimento di 18,25 metri cubi di acqua annui per ciascun componente del nucleo familiare — equivalenti a 50 litri al giorno per abitante — una soglia considerata essenziale per garantire il fabbisogno minimo vitale. Dal 2021, aggiunge Putzu "il meccanismo è diventato automatico: è sufficiente presentare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) e ottenere un'attestazione ISEE entro i limiti previsti per vedersi riconoscere l'agevolazione in bolletta". Tuttavia, non mancano le criticità, tanto che sottolinea che "permangono difficoltà nel regime automatico di riconoscimento perché l'identificazione delle utenze idriche da agevolare è più complessa rispetto ai settori elettrico e gas".
Sul versante della tutela degli utenti interviene Lorenzo Furia dell'Autorità Idrica Toscana, che presenta tre anni di esperienza nella gestione dei reclami e nelle procedure di ADR (Alternative Dispute Resolution) nel settore idrico. "Il contenzioso nel servizio idrico integrato nasce frequentemente da reclami presentati dagli utenti", osserva, evidenziando come le controversie possano essere indirizzate al gestore o ad altri soggetti, come lo sportello per il consumatore. In questo contesto, ARERA ha sviluppato un meccanismo di conciliazione che punta a risolvere le controversie in via stragiudiziale, favorendo il dialogo tra le parti attraverso un mediatore terzo e imparziale.
Il percorso prevede un passaggio obbligatorio: l'utente deve aver prima presentato un reclamo al gestore. In caso di mancata risposta o di risposta ritenuta insoddisfacente, si apre la procedura ADR, con una fase istruttoria e una seduta di conciliazione in cui le parti si confrontano con il supporto del mediatore. AIT ha inoltre potenziato l'accessibilità al sistema attivando uno sportello online, realizzato grazie a fondi europei ottenuti tramite due bandi, nel 2023 e nel 2025. Uno strumento digitale che semplifica l'invio delle istanze, accelera le procedure e rafforza la trasparenza.

Stretta sui PFAS e nuove regole per la qualità del servizio: doppio fronte normativo per l'acqua potabile
Il 2025 segna un passaggio cruciale per la disciplina delle acque destinate al consumo umano e per la qualità del Servizio Idrico Integrato. Da un lato, il nuovo decreto sui PFAS introduce limiti più severi e un sistema di monitoraggio rafforzato; dall'altro, si aggiorna la regolazione della qualità contrattuale, con l'obiettivo di rendere il servizio più omogeneo e trasparente su scala nazionale. A illustrare le novità sul fronte ambientale è Giovanni Pietro Beretta, già docente dell'Università degli Studi di Milano, che ha approfondito i contenuti del Decreto Legislativo 19 giugno 2025, n. 102. Il provvedimento — ha spiegato — rappresenta una disposizione integrativa e correttiva del D.Lgs. 18/2023, che aveva recepito la Parlamento Europeo e del Consiglio sulla qualità delle acque destinate al consumo umano (Direttiva 2020/2184).
Tra le principali innovazioni figura l'ampliamento della lista dei PFAS sottoposti a monitoraggio e regolamentazione, con l'introduzione di valori più restrittivi in specifiche condizioni territoriali o nelle aree già interessate da contaminazioni pregresse. Il decreto, ha sottolineato Beretta "impone alle attività produttive e industriali che utilizzano o generano sostanze potenzialmente contaminanti l'adozione di norme ambientali più rigorose e sistemi di controllo periodico". L'obiettivo che si riscontra per cui è duplice: ridurre la presenza di sostanze nocive nell'acqua potabile e garantire la tutela della salute pubblica in linea con i nuovi standard europei.
Sul piano regolatorio interviene invece Barbara Salvatori, responsabile Qualità contrattuale e prestazioni dei servizi idrici – Direzione Assetti e Governance Ambientale di ARERA, che ha illustrato l'aggiornamento della disciplina della qualità contrattuale del Servizio Idrico Integrato (SII), con riferimento alla Delibera 579/R/idr. Il quadro normativo parte dal DPCM 29 aprile 1999, che definiva lo schema generale per la Carta del servizio idrico integrato lasciando tuttavia ai singoli gestori la determinazione degli standard qualitativi.
Con la Legge 481/1995, ha ricordato Salvatori "le funzioni di regolazione e controllo del SII sono state attribuite ad ARERA, con l'obiettivo di garantire diffusione, fruibilità e qualità del servizio in modo omogeneo sull'intero territorio nazionale". Un ruolo ulteriormente rafforzato dal Decreto legislativo 201/2022, che ha confermato la centralità delle autorità nazionali nella definizione dei livelli minimi di qualità, dei costi di riferimento, degli indicatori e degli schemi economico-finanziari, introducendo anche obblighi di trasparenza attraverso la piattaforma unica gestita da ANAC.
Tavola Rotonda: qualità, sostenibilità e governance del servizio idrico
Il 4° Convegno Nazionale sul Servizio Idrico del Centro Studi I.R.C.A.F. APS si è chiuso con una consapevolezza condivisa, emersa anche nella tavola rotonda moderata da Sona Baghdassarian (Staffetta Acqua) : il settore è cresciuto in regolazione e investimenti, ma restano forti divari territoriali su costi e qualità del servizio.
Nel confronto tra istituzioni, gestori e associazioni dei consumatori, Luca Lucentini (Istituto Superiore di Sanità) ha ribadito la centralità della sicurezza e della salute pubblica; Ovidio Marzaioli (Movimento Consumatori APS) e Fabrizio Ghidini (Federconsumatori APS) hanno richiamato l'attenzione su equità tariffaria, percezione della qualità e maggiore tutela degli utenti. Sul fronte della governance, Leonardo Raito (ANEA) ha sottolineato il ruolo della pianificazione di lungo periodo e dei governi d'ambito per sostenere investimenti, drenaggio e riuso della risorsa.
La sfida che si ha davanti è duplice. Da un lato, adeguarsi ai nuovi standard europei e rafforzare il monitoraggio degli inquinanti emergenti come i PFAS; dall'altro, garantire sostenibilità sociale, trasparenza e tutela degli utenti, anche attraverso gli strumenti messi in campo da ARERA. Investimenti mirati, governance solida e programmazione di lungo periodo emergono come le leve decisive per rendere il servizio idrico più resiliente, equo e capace di affrontare le sfide climatiche e normative dei prossimi anni. Sono intervenuti, al riguardo, anche Vito Cannariato (Gruppo Iren), Francesco Carlini (Gruppo A2A) e Nicola Perini (Pubbliacqua e Confservizi Cispel Toscana), che hanno ribadito la necessità di coniugare qualità, sostenibilità economica e responsabilità ambientale.
Le conclusioni del MASE hanno infine ribadito la necessità di investimenti mirati, gestione pubblica e politiche integrate per rendere il servizio idrico più resiliente, equo e capace di affrontare le sfide climatiche e normative dei prossimi anni.

