ARERA, per sicurezza energetica servono strategie stabili e innovazione

06 lug 2026
Dalla forte crescita del GNL alle persistenti criticità del settore idrico, la nuova Relazione Annuale di ARERA evidenzia i segnali contrastanti del settore energetico. Articolo di Daniela Marmugi

In uno scenario geopolitico ed energetico sempre più incerto, diventano fondamentali una pianificazione stabile, una responsabilità condivisa e un uso più strategico delle nuove tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale. È questo, in sintesi, il messaggio emerso dalla presentazione al Parlamento e al Governo della Relazione annuale 2025 di ARERA, il primo documento del nuovo Collegio presieduto da Nicola Dell’Acqua. 

I dati registrati evidenziano segnali contrastanti. Se da una parte l’Italia avanza sul fronte della sicurezza energetica grazie alla forte spinta del GNL, il cui import è cresciuto del 44%, il settore idrico continua a mostrare criticità strutturali, complici soprattutto le ingenti perdite di rete (pari al 42,5%) e la governance frammentata.

Gas: crescono consumo, produzione e importazione con GNL protagonista (+44%) 

In un anno segnato da crescenti tensioni e da una forte volatilità dei mercati, il dato più rilevante arriva dal settore del gas naturale: nel corso del 2025, il consumo nazionale è passato da 61 a 62,1 miliardi di m³, registrando un aumento di quasi il 2% dopo la contrazione del 2022 e 2023.

In crescita anche la produzione, che da 2,6 è passata a 3 miliardi di m3, e le esportazioni, che tornano ai livelli del 2023 attestandosi a 2,1 miliardi di m3. La dipendenza dall’estero resta elevata (94,3%), ma in lieve calo rispetto al 2024 (95,2%).

Nel 2025 si ridisegna anche la geografia dell’approvvigionamento: le importazioni sono salite a 61,6 miliardi di m3 (+3,6%), trainate dal raddoppio dei flussi provenienti dagli Stati Uniti (che salgono al 15,9% del totale) e dall’aumento dei volumi in arrivo dal Nord Europa (+43% sia dalla Norvegia sia dall’Olanda), a fronte di una drastica diminuzione della quota russa. In questo scenario, l’Algeria si conferma il primo fornitore del nostro Paese con il 36,1% dei volumi totali.

Secondo i dati ARERA, a sostenere questa diversificazione è stato soprattutto il gas naturale liquefatto: nel 2025, i volumi di GNL provenienti dall’estero sono infatti aumentati del 44%, passando da 14,7 a 21,2 miliardi di m3, pari a circa un terzo dell’import complessivo. 

“Il sistema energetico italiano ha attraversato nel 2025 una fase di consolidamento dopo gli anni della crisi dei prezzi. Le tensioni geopolitiche, culminate nel primo trimestre del 2026 con una nuova fiammata dei prezzi del gas sui mercati europei, ricordano che la vulnerabilità strutturale del sistema agli shock esterni non è superata”, ha commentato il presidente Dell’Acqua.

Idrico: investimenti in crescita, ma la fragilità resta strutturale

Se da un lato il gas mostra segnali di consolidamento, il settore idrico racconta una storia più complessa. Si tratta, spiega il presidente ARERA, del comparto che più di ogni altro manifesta gli effetti del cambiamento climatico, e che nonostante questo continua a scontare le più gravi carenze infrastrutturali.

Basti pensare che le perdite idriche continuano ad attestarsi mediamente attorno al 42,5% a livello nazionale, con punte molto più elevate nel Mezzogiorno, e che nel 2024 oltre un milione di residenti nei capoluoghi di provincia è stato interessato da misure di razionamento della risorsa.

A questo si aggiunge anche un altro dato: l’Italia continua a essere il Paese europeo con il maggior prelievo di acqua dolce potabile (411 litri per abitante al giorno), pur rimanendo al tempo stesso una delle nazioni con le maggiori inefficienze nella distribuzione, dovute a decenni di ritardi negli investimenti e a una governance ancora frammentata.

Per affrontare questa situazione, l’Autorità ha previsto per il periodo regolatorio 2024-2029 interventi per 29,6 miliardi di euro, con una crescita progressiva che va dal poco più di un miliardo di euro nel 2012 al picco di 6,1 miliardi nel 2025. Tuttavia, secondo il presidente, l’aumento degli investimenti non basta a produrre risultati duraturi se non poggia su una governance stabile e su una chiara attribuzione delle responsabilità.

In alcune aree del Paese, in particolare in Campania e Sicilia, permangono ancora diverse situazioni di stallo: molte gestioni, avviate negli anni Novanta, si avvicinano alla scadenza senza che sia stato definito un nuovo affidatario in grado di garantire continuità agli investimenti e valorizzare il patrimonio di competenze accumulato. Il rischio, sottolineato da ARERA, è che ritardi amministrativi e contenziosi finiscano per penalizzare proprio quei territori che avrebbero maggiore bisogno di interventi strutturali.

Una delle soluzioni adottate è l’introduzione, con il Metodo Tariffario Idrico per il quarto periodo (MTI-4), dell’indicatore M0 – Resilienza idrica. Lo strumento misura il rapporto tra domanda e disponibilità della risorsa e consente di indirizzare gli interventi verso le aree più esposte allo stress idrico.

La gestione della risorsa idrica non riguarda però solo i gestori del servizio, ma tutti i soggetti pubblici coinvolti nella pianificazione e nell’uso dell’acqua. In questa direzione si inserisce la collaborazione avviata da ARERA con le Autorità di Bacino Distrettuali, pensata per favorire una visione più integrata tra disponibilità della risorsa, concessioni di prelievo e diversi utilizzi. 

“La crisi idrica non è un’emergenza ricorrente da gestire, è una condizione strutturale da governare con strumenti stabili, investimenti programmati e una regia istituzionale capace di tenere insieme i diversi livelli di competenza. Dal processo di uso razionale della risorsa idrica può e deve nascere non solo un sistema più resiliente agli eventi climatici estremi ma anche opportunità di sviluppo sostenibile e di lungo periodo per i comparti economici, dall’agricoltura all’industria, su cui si basa la competitività del Paese e la qualità della vita dei cittadini”, ha commentato Dell’Acqua.

Intelligenza artificiale, serve equilibrio tra opportunità e responsabilità

Infine, un’ulteriore tematica protagonista della Relazione ARERA è quella dell’intelligenza artificiale: secondo il presidente, l’IA rappresenterà uno strumento imprescindibile per la vigilanza sui mercati, per individuare condotte scorrette e tutelare i consumatori con maggiore tempestività.

Accanto alle opportunità offerte da questa tecnologia, resta però centrale il tema dell’impatto energetico e ambientale dei data center necessari ad alimentarla. 

“Senza voler discutere in questa sede degli innegabili benefici industriali di tali infrastrutture, non possiamo non rimarcare che per fronteggiare il rischio di stress sul consumo delle risorse sarà sempre più necessario uno sforzo congiunto da parte di tutti i soggetti coinvolti, che abbia come chiave l’integrazione di responsabilità in un disegno più ampio, supportando il convergente sviluppo di sistemi di produzione energetica sostenibile e di riuso dell’acqua”, spiega il presidente.

In sintesi, la Relazione ARERA restituisce l’immagine di un Paese che ha avviato un percorso di cambiamento, ma che è chiamato al tempo stesso a confrontarsi con problematiche ancora profonde. Diversificare gli approvvigionamenti, garantire la resilienza delle infrastrutture e adottare le nuove tecnologie con responsabilità non sono obiettivi separati, ma parti della stessa sfida: costruire un sistema più sicuro, efficiente e sostenibile a lungo termine.

Articolo di Daniela Marmugi