Acqua, 64 aziende firmano il Patto Utilitalia: 6 direttrici per la resilienza idrica

07 ott 2026
Il documento punta a rafforzare il servizio idrico nazionale di fronte agli effetti del cambiamento climatico, dalla gestione industriale alla digitalizzazione, fino alla tutela degli ecosistemi e alla semplificazione autorizzativa.

42 milioni di abitanti, pari al 71% della popolazione italiana, sono serviti dalle 64 aziende che hanno sottoscritto il “Patto per la Resilienza idrica” promosso da Utilitalia, di cui si legge in un comunicato stampa della federazione.

L’accordo, presentato a Roma in occasione dell’apertura del Festival dell’Acqua, punta a rafforzare la capacità del servizio idrico di affrontare gli effetti di un clima sempre più estremo, spostando il focus dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione.

Sei linee d'azione

Il Patto prende le mosse dalla Water Resilience Strategy europea e individua sei linee d’azione per rendere il servizio idrico più efficiente e resiliente. La prima riguarda il rafforzamento della gestione industriale e la piena applicazione della regolazione di settore sull’intero territorio nazionale, attraverso modelli gestionali stabili e di lungo periodo, concessioni adeguate ai fabbisogni di investimento e criteri di valutazione uniformi. Utilitalia propone inoltre un intervento di ARERA nei territori in cui la disciplina regolatoria non è ancora pienamente applicata.

La seconda direttrice punta alla costruzione di un sistema idrico “water-smart”, attraverso competenze, capacità operative, innovazione e digitalizzazione. Tra le proposte figura l'introduzione di meccanismi regolatori premianti per gli operatori più virtuosi, insieme alla diffusione delle migliori pratiche e alla standardizzazione e interoperabilità dei dati.

Il superamento della frammentazione gestionale è invece al centro della terza linea d’azione, che prevede la promozione di reti d’impresa, un confronto continuo con l’Autorità di regolazione e il ricorso a strumenti già adottati a livello europeo. L’obiettivo è rafforzare la solidità economica del settore, la capacità di investimento e l’accesso al credito.

Infrastrutture, ecosistemi e cultura dell’acqua

La quarta direttrice riguarda l’integrazione tra infrastrutture, risorsa ed ecosistemi nel ciclo dell’acqua. Il Patto prevede il confronto con gli stakeholder sulla responsabilità estesa del produttore, anche per contribuire al finanziamento delle attività contro i contaminanti emergenti, e punta sulla valorizzazione delle soluzioni basate sulla natura, sul riuso, sulla protezione delle falde e sull’accumulo.

La quinta linea d’azione riguarda invece la promozione di una maggiore cultura dell’acqua, attraverso campagne di sensibilizzazione coordinate e una collaborazione strutturata con il mondo della scuola.

Infine, il Patto punta a rafforzare il ruolo dei gestori come “sentinelle territoriali”, riconoscendone la funzione nel monitoraggio e nella gestione degli impatti del cambiamento climatico sui territori. In questo ambito, Utilitalia individua nella semplificazione dei procedimenti autorizzativi e in un adeguato riconoscimento tariffario per gli investimenti innovativi due leve per sostenere prevenzione e resilienza.

Investimenti e frammentazione gestionale

Secondo i dati del Blue Book citati da Utilitalia, gli investimenti nel servizio idrico si sono attestati mediamente a 90 euro per abitante all’anno nel periodo 2021-2029. Restano invece molto più contenuti gli investimenti delle gestioni “in economia”, pari a 22 euro per abitante nel 2024. Si tratta di un modello che coinvolge ancora 1.310 Comuni e circa 6,9 milioni di abitanti, pari al 12% della popolazione italiana, soprattutto nel Mezzogiorno.

Per Utilitalia, questo quadro continua a rappresentare un ostacolo alla realizzazione di investimenti e al conseguimento di economie di scala. Il Patto propone quindi alle istituzioni e ad ARERA un insieme di misure che comprendono maggiori investimenti, regole uniformi, incentivi all’innovazione, semplificazione delle autorizzazioni e strumenti per superare la frammentazione gestionale.

La pressione sulla risorsa idrica

Il documento si inserisce in un contesto caratterizzato da una crescente pressione sulla risorsa idrica. Secondo i dati Copernicus riportati da Utilitalia, l’estate 2026 è stata la più calda mai registrata nell’Europa occidentale, con un’anomalia di 2,5 °C rispetto alla media 1991-2020, superiore anche al precedente record del 2003.

In Italia, agosto 2026 ha registrato temperature fino a 3,5 °C sopra la norma climatica, risultando il più caldo della serie storica recente. Alle alte temperature si è accompagnata una diffusa condizione di siccità, con aridità dei suoli e portate particolarmente basse nei principali fiumi europei, dal Reno al Danubio fino al Po.

Secondo Utilitalia, l’accelerazione delle politiche di adattamento e della modernizzazione delle infrastrutture è resa ancora più rilevante dal peso economico della risorsa: il 15% del Pil dell’area mediterranea, pari a 1.902 miliardi di dollari, e il 20% del Pil italiano, pari a 384 miliardi di euro, non potrebbero essere generati senza l’acqua.

Dal Fabbro: "Una sfida di interesse nazionale"

"Garantire la resilienza della risorsa idrica significa tutelare un bene essenziale per la qualità della vita dei cittadini, per la tenuta del nostro sistema economico e per la sicurezza energetica del Paese. È una sfida che riguarda non solo il settore idrico, ma l'interesse nazionale nel suo complesso", ha spiegato il presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro.

Secondo Dal Fabbro, le imprese del servizio idrico integrato intendono "accelerare ulteriormente sul fronte dell’efficienza e degli investimenti", rendendo il sistema più resiliente agli effetti dei cambiamenti climatici. Un percorso che, sottolinea il presidente, deve essere accompagnato da politiche e strumenti adeguati e omogenei, con particolare attenzione ai territori caratterizzati dalle maggiori fragilità.