Acqua, Cgil e Filctem: “In Campania sistema frammentato e gestori fragili”. A rischio mobilitazione

05 ott 2026
Il sindacato chiede alla Regione Campania l’apertura di un tavolo sul futuro del servizio idrico e sull’attuazione della legge regionale 15/2015. Nel mirino anche la situazione di Acqua Campania, Alto Calore e ITL e l’utilizzo delle risorse comunitarie e del PNRR.

“Il sistema idrico in Campania presenta oggi più ombre che luci”. È l’allarme lanciato da Cgil e Filctem Cgil Napoli e Campania al termine dell’attivo regionale delle lavoratrici e dei lavoratori del settore idrico, al quale ha partecipato il segretario Filctem Cgil Nazionale, Ilvo Sorrentino.

Come si legge nel comunicato stampa di Cgil Napoli e Campania, secondo le organizzazioni sindacali, a undici anni dall’approvazione della legge regionale 15 del 2015 di riordino del sistema, il settore continua a essere caratterizzato da frammentazione e fragilità dei gestori, con criticità particolarmente rilevanti in alcuni territori.

Le criticità dei gestori

“Il quadro complessivo continua ad essere caratterizzato dalla frammentazione – i cui effetti si ripercuotono sui lavoratori e le lavoratrici delle aziende e su tutti i cittadini della Campania – e dalla fragilità dei gestori, con elementi preoccupazione in alcuni territori in particolare”, sostengono il segretario confederale Cgil Napoli e Campania, Raffaele Paudice, e la segretaria generale Filctem Cgil Napoli e Campania, Lella Messina.

Tra le situazioni indicate dal sindacato c'è quella della provincia di Caserta, dove la ITL è descritta come oberata di debiti e in concordato fallimentare, e quella di Alto Calore, definita anch'essa “sull'orlo del fallimento”. Secondo Cgil e Filctem, centinaia di lavoratori rischiano la perdita del posto di lavoro, mentre in Irpinia e nel Sannio il servizio idrico si trova in una condizione di “emergenza strutturale permanente”.

A questo si aggiunge, secondo le organizzazioni sindacali, la presenza di numerosi Comuni che continuano a gestire direttamente la distribuzione dell'acqua, compresi alcuni centri di grandi dimensioni.

Acqua Campania e risorse per gli investimenti

Restano inoltre da definire le decisioni della Regione sul futuro degli impianti di adduzione primaria, dopo il ritiro della gara e l'accantonamento del progetto della precedente giunta regionale.

La scadenza della proroga tecnica fissata per il 31 dicembre 2026 alimenta inoltre la tensione tra i lavoratori di Acqua Campania, secondo quanto riferito da Cgil e Filctem.

Per le organizzazioni sindacali, l'attuale configurazione del servizio rischia di compromettere la fruizione dell'acqua da parte dei cittadini e di ostacolare gli investimenti. “Le risorse dei fondi comunitari, che assegnano tra le priorità per la programmazione 2021-2027 la resilienza del sistema idrico, risultano sostanzialmente inutilizzate, eccezione fatta per il progetto Grande Sarno”, affermano Paudice e Messina.

Secondo Cgil e Filctem, anche le risorse del PNRR hanno incontrato difficoltà di utilizzo, in quanto richiedono capacità progettuali che, a loro avviso, “solo una governance strutturata può offrire”.

La richiesta alla Regione

Cgil e Filctem Campania chiedono quindi alla Regione di convocare un tavolo con le organizzazioni sindacali per affrontare le criticità del sistema e discutere “gli esiti e le prospettive della legge regionale 15 del 2015”.

“Solo costruendo gestori forti a carattere pubblico di livello regionale – sostengono Paudice e Messina – è possibile guardare a una gestione industriale della risorsa idrica e garantire sia la tutela occupazionale che investimenti adeguati a garantire l’efficienza del ciclo idrico integrato”.

In assenza di un confronto con la Regione, i sindacati annunciano infine la possibilità di una mobilitazione: “Qualora dovesse venire meno questo ruolo e in assenza di un confronto i lavoratori – annunciano – siamo pronti ad una mobilitazione che riporti al centro della discussione il tema della gestione dell’acqua”.