Acqua, MediCoRE rafforza il ponte tra ricerca, formazione e resilienza mediterranea

09 ott 2026
Ricerca, formazione, trasferimento delle conoscenze e cooperazione tra Paesi al centro del confronto promosso dal Politecnico di Bari nell’ambito dell’EuroMediterranean Water Forum. MediCoRE punta a rafforzare una rete permanente sui temi ambientali e civili nell’area mediterranea. Articolo di Valeria Moriconi

Rafforzare la cooperazione mediterranea attraverso ricerca, formazione e condivisione delle conoscenze per affrontare le crescenti pressioni sulle risorse idriche. È stato questo il tema del panel “Mediterranean Cooperation in Research and Education - Institutional Perspectives on Water Resilience: the Role of Training, Research and Cooperation Projects”, organizzato dal Politecnico di Bari in sinergia con MediCoRE (Mediterranean Community Resilience) nell'ambito dell'Euro-Mediterranean Water Forum, in programma a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre.

MediCoRE, una rete permanente per il Mediterraneo

Ad aprire i lavori è stato Leonardo Damiani, coordinatore di MediCoRE al Politecnico di Bari, che ha illustrato il ruolo della rete come partenariato permanente dedicato alle questioni ambientali e civili nell'area mediterranea.

L'obiettivo è favorire il collegamento tra università, istituzioni, enti di ricerca e altri soggetti attivi nel settore, creando occasioni di cooperazione capaci di superare la dimensione dei singoli progetti.

La resilienza idrica oltre l'aspetto tecnico

Sul ruolo della collaborazione tra territori è intervenuto Piero Paolo Miglietta, vice rettore alla Sostenibilità dell'Università del Salento, sottolineando come la resilienza idrica non possa essere affrontata esclusivamente sul piano tecnico, ma richieda anche un approccio istituzionale.

L'Università del Salento dispone di una rete di cooperazione sviluppata nei Balcani occidentali e nel Mediterraneo meridionale. Tra le collaborazioni citate figurano quella con la Metropolitan University of Tirana, partner dell'ateneo e membro di MediCoRE, e quelle con università del Nord Africa.

Secondo Miglietta, il valore della rete risiede nella possibilità di passare “da progetti individuali alla cooperazione mediterranea”, mettendo in relazione esperienze e competenze già presenti nei diversi Paesi.

Grecia, pressione crescente sulla risorsa

Le criticità legate alla gestione dell'acqua sono state illustrate da Phani Miskaki di EYDAP Athens, che ha richiamato le peculiarità geografiche della Grecia, la riduzione delle risorse idriche sfruttabili e l'aumento della pressione esercitata dal turismo. L'intervento ha inoltre approfondito il quadro di gestione della risorsa idrica nel Paese, articolato su sistemi di governance, monitoraggio e attuazione affidati a diverse autorità.

A partire da queste esperienze, Miskaki ha individuato cinque direttrici per costruire una resilienza idrica condivisa nel Mediterraneo: scuole estive comuni, connessione tra i diversi attori, ricerca congiunta, attività dimostrative e trasferimento delle conoscenze.

Ricerca e formazione come strumenti comuni

Il tema della collaborazione è stato ripreso anche nel confronto sulla ricerca e sulla formazione, con l'esigenza di mettere a sistema strutture, competenze e infrastrutture già sviluppate attraverso precedenti progetti.

È stata proposta, in particolare, l'adozione di approcci basati sui living lab, utilizzando strutture e impianti esistenti come spazi comuni per attività di insegnamento, formazione e ricerca.

L'obiettivo è favorire un modello nel quale università e altri soggetti possano condividere non solo conoscenze e risultati, ma anche strutture e strumenti per sviluppare nuove attività congiunte.

Il ruolo delle università

Francesco Gentile, delegato del Rettore dell'Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, ha richiamato l'ampiezza delle attività di ricerca dell'ateneo legate all'area mediterranea, con particolare attenzione anche alla formazione. Tra gli esempi indicati, il programma di dottorato, che coinvolge numerosi studenti provenienti dall'estero e in particolare dai Paesi dell'area mediterranea.

“Il futuro della nostra università è nelle relazioni con gli altri Paesi, soprattutto quelli dell'area mediterranea”, ha affermato Gentile, evidenziando il ruolo di MediCoRE come opportunità per rafforzare ulteriormente queste relazioni.

Il contributo della Commissione europea e della FAO

Nel confronto è emerso anche il ruolo del Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea nel sostenere attività di networking e iniziative dedicate alla resilienza idrica, tra cui la Water Resilience Academy.

Sul fronte agricolo, Jean Ruhiza Borotto di FAO-WASAG ha illustrato il ruolo della piattaforma della FAO dedicata all'acqua e all'agricoltura, che favorisce il confronto tra diversi attori per sviluppare soluzioni collettive alla scarsità idrica.

Dalla cooperazione alla realizzazione dei progetti

Un ulteriore contributo è arrivato dall'Institute for University Cooperation (IUC), impegnato nello sviluppo di partnership e nella definizione delle priorità strategiche dei progetti, oltre che nel supporto alla loro attuazione sul campo.

Il confronto ha quindi evidenziato la necessità di rafforzare il collegamento tra ricerca, formazione e applicazione pratica, valorizzando le reti già esistenti e trasformandole in collaborazioni strutturate.

Una rete mediterranea per la resilienza

Dal panel è emersa una visione della resilienza idrica come obiettivo che richiede competenze multidisciplinari e una cooperazione stabile tra università, istituzioni, imprese e organizzazioni internazionali.

In questo quadro, MediCoRE si propone come spazio di collegamento tra esperienze diverse del Mediterraneo, con ricerca, formazione e trasferimento delle conoscenze come strumenti per rafforzare la capacità dei territori di affrontare la scarsità e la crescente pressione sulla risorsa idrica.

Articolo a cura di Valeria Moriconi