Bolletta idrica, +5% rispetto al 2024: il XXI Dossier di Cittadinanzattiva

20 mar 2026
Il rapporto di Cittadinanzattiva sollecita interventi mirati per arginare l'aumento delle bollette per l'acqua: riduzione del divario di servizio, continuità negli investimenti, maggiore trasparenza e tutela sociale per le famiglie vulnerabili. La dispersione idrica nazionale raggiunge il 42,4%, con picchi oltre il 70% in alcune province.

Cresce la bolletta per l’acqua: è di 528€ infatti la spesa media sostenuta dalle famiglie italiane nel 2025 rispetto ai 500€ (+5,4%) del 2024. Confrontando il dato con il 2019, il costo a livello nazionale è aumentato di ben il 30%.

È il quadro che emerge dal XXI Rapporto sul servizio idrico integrato, a cura dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, che mostra un Paese frammentato, dove il diritto all’acqua viene garantito con standard qualitativi e costi estremamente difformi a seconda del territorio di residenza.

Come si legge in una nota di Cittadinanzattiva, il Rapporto ha preso in esame le tariffe per il servizio idrico integrato applicate in tutti i capoluoghi di provincia italiani nel 2025 in riferimento a una famiglia tipo composta da 3 persone un consumo annuo di 182 metri cubi. Se ci attestiamo su un consumo di 150 mc l’anno, la spesa sarebbe di € 415 con un risparmio di € 113 cioè circa in media il 21% della bolletta.

Bollette in aumento e divari fra regioni

Secondo il dossier le regioni centrali presentano mediamente le tariffe più elevate, con una spesa media annua di 705 euro, mentre gli aumenti più importanti rispetto al 2024 si registrano al Nord con il +6,4%, seguito dal Sud con il +5,3% e dal Centro con +4,3%.

La regione in cui si rileva la spesa media più bassa è ancora il Molise (€ 274) che però rispetto all’anno precedente registra un aumento di ben il 17,5%, incremento record a livello nazionale. La regione con la spesa più elevata risulta essere la Toscana (€ 770) con un aumento del 2,9%. Oltre al Molise, un incremento a due cifre si registra anche in Valle d’Aosta (+14,8%) e in Abruzzo (+10,7%).

Frosinone resta in testa alla classifica delle province più care con una spesa media annuale di 973€, mentre Milano conquista anche nel 2025 la palma di capoluogo più economico con 203€. Fra i capoluoghi di provincia, aumenti a due cifre percentuali per Reggio di Calabria e Crotone (aumento superiore al +19%), Campobasso e Isernia (oltre il 17%), Aosta e Palermo (oltre il 14% ), Catania e Treviso (+del 12%), L'Aquila e Teramo (con più dell’11%).

Differenze di spesa continuano ad esistere anche all'interno delle stesse regioni, ad esempio nel Lazio tra Frosinone e Latina intercorre una differenza di 529 euro, in Sicilia fra Enna e Catania di 405 euro.

Dispersione idrica e priorità per la governance

Nel 2022 la dispersione idrica in Italia ha raggiunto il 42,4% a livello nazionale, con punte superiori al 50% in Sud e Isole. La Basilicata registra il dato peggiore (65,5%), seguita dall’Abruzzo (62,5%), mentre la Valle d’Aosta resta sotto il 30%. Tra i capoluoghi, Potenza supera il 70% di acqua dispersa.

“Di fronte ad una nuova emergenza che sta investendo le famiglie italiane, colpite in misura sempre più estesa dall’aumento del costo di beni e servizi, nell’ambito della gestione della risorsa idrica chiediamo ai soggetti che gestiscono la governance del servizio (dal livello nazionale a quello locale) che si intervenga su quattro priorità: ridurre il water service divide, perché la qualità del servizio ma anche il costo non può dipendere dal luogo in cui si vive; garantire continuità di investimento oltre il PNRR e rendere strutturale la capacità di programmazione e realizzazione; rafforzare la trasparenza e l’accountability verso i cittadini su piani, cantieri e risultati degli investimenti; garantire maggiore tutela sociale e accessibilità economica, rendendo pienamente efficace il bonus idrico e proteggendo le famiglie vulnerabili”, ha affermato  Tiziana Toto, responsabile nazionale delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva.