Servizi pubblici, dalla realizzazione alla programmazione: la sfida del post PNRR

25 giu 2026
Al centro del confronto promosso da Utilitalia la necessità di mobilitare capitali pubblici e privati, rafforzare la capacità industriale del settore e costruire strumenti finanziari innovativi per sostenere investimenti sempre più rilevanti in un contesto segnato dalle transizioni energetica, digitale e climatica. Articolo di Emilia Marcotulli

A ridosso della conclusione della fase operativa del PNRR, l’Italia entra in un momento di riflessione sul futuro degli investimenti e sulla capacità delle imprese di sostenere un nuovo ciclo di sviluppo. La sfida principale riguarda infatti il reperimento delle risorse necessarie per dare continuità ai progetti avviati e finanziare le infrastrutture strategiche dei prossimi anni.

È stato questo il tema al centro dell’assemblea generale di Utilitalia, svoltasi il 23 giugno alla Casa del Cinema di Roma, che ha rappresentato un’occasione di confronto sugli strumenti finanziari disponibili e sulle proposte avanzate dall’associazione per accompagnare gli investimenti futuri nel settore dei servizi pubblici.

Idrico: più investimenti e riuso della risorsa

Tra le priorità strategiche per il futuro del paese emerge con forza il settore idrico, chiamato ad affrontare un fabbisogno crescente di investimenti in un contesto segnato dagli effetti del cambiamento climatico e dalla maggiore frequenza di eventi estremi. Monica Manto, coordinatore direttivo acqua di Utilitalia, ha sottolineato come il piano abbia riportato il tema dell’acqua al centro dell’agenda politica, però, le risorse straordinarie non possono essere considerate risolutive in quanto i sistemi richiedono manutenzione e investimenti in itinere . 

A tal riguardo, Dal Fabbro ha evidenziato come il comparto richieda circa 6 miliardi di euro l’anno di investimenti, a fronte di risorse attualmente disponibili pari a circa 4 miliardi. Un divario che “rischia di aggravarsi alla luce degli effetti del cambiamento climatico e dell’aumento di eventi estremi come siccità e alluvioni”. Per questo, ha sottolineato la necessità di rafforzare le infrastrutture dedicate alla gestione della risorsa, intervenendo sulle reti, sulla depurazione, sulle fognature, sui bacini di laminazione, sulle dighe e sui sistemi avanzati di monitoraggio.

Sul tema è intervenuto anche il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha richiamato il ruolo della digitalizzazione e del monitoraggio come strumenti fondamentali per affrontare gli impatti del cambiamento climatico e migliorare la tutela del territorio dal punto di vista idrogeologico. Tema richiamato anche da Alberto Gusmeroli, presidente della commissione attività produttive della Camera dei Deputati, il quale ha evidenziato come il comparto sia strategico per l’intero paese e come il monitoraggio del settore sia fondamentale soprattutto per quanto concerne le perdite.

I rifiuti e la sfida dell’economia circolare

Anche il settore dei rifiuti sarà chiamato nei prossimi anni a un importante percorso di rafforzamento infrastrutturale, con l’obiettivo di consolidare il modello di economia circolare e raggiungere gli obiettivi europei in materia di riciclo e riduzione del ricorso alla discarica. Bruno Manzi, coordinatore direttivo ambiente di Utilitalia, infatti ha sottolineato come i rifiuti non possano essere considerati un bene ordinario, ma rappresentino “un’esternalità legata alla salute pubblica e soggetta al principio di prossimità”. Per questo motivo, il sistema italiano necessita di una rete infrastrutturale equilibrata sul territorio, evitando concentrazioni di impianti solo in alcune aree del paese.

In tal senso Dal Fabbro ha riconosciuto il contributo del PNRR nel processo di ammodernamento dell’impiantistica nazionale e nello sviluppo di soluzioni innovative per la gestione dei rifiuti, ma ha sottolineato come il percorso non possa considerarsi concluso in quanto saranno necessari ulteriori investimenti per completare la rete impiantistica e gestire in modo efficiente i flussi di materiali. In questo scenario ha richiamato il ruolo della termovalorizzazione, definendola “un elemento strategico di un paese moderno, ineludibile, essenziale”. Secondo il presidente di Utilitalia, infatti , questi impianti rappresentano uno strumento non solo per ridurre il ricorso alla discarica, ma anche per contribuire alla produzione energetica e rafforzare la sicurezza del sistema nazionale.

La sfida, dunque, è costruire un modello integrato che tenga insieme riciclo, recupero di materia, produzione di energia e sviluppo di infrastrutture adeguate, superando approcci ideologici e puntando su soluzioni basate su dati, innovazione tecnologica e capacità industriale.

La modernizzazione delle reti energetiche 

Sul fronte energetico, Federico Testa, coordinatore direttivo energia di Utilitalia, ha ricordato come il PNRR abbia mobilitato circa 17 miliardi di euro, ma la crescente elettrificazione dei consumi, l’espansione dei data center e il passaggio da un sistema basato su pochi impianti a uno caratterizzato da milioni di punti di produzione e consumo stiano modificando il modello energetico.  Il presidente di Utilitalia Luca Dal Fabbro ha evidenziato anche la necessità di accelerare gli investimenti nelle reti di distribuzione, indicando come priorità l’ammodernamento di stazioni e sottostazioni, la sostituzione di cavi e giunti obsoleti, il rafforzamento della cybersecurity e la realizzazione di nuove cabine elettriche. Una crescita questa che  però rende necessario ripensare anche la pianificazione delle reti energetiche e digitali. 

Dal PNRR alla nuova stagione degli investimenti

Il PNRR per cui ha rappresentato una grande occasione per il sistema delle utility italiane, che hanno dimostrato capacità di progettazione e realizzazione degli investimenti. La vera sfida ora èperò  “trasformare questa esperienza in un nuovo modello di sviluppo infrastrutturale, capace di garantire continuità anche oltre la conclusione delle risorse europee”, come esemplifica Mario Melillo di SACE.

Su questo fronte, il presidente di Utilitalia Luca Dal Fabbro ha sottolineato come il paese si trovi nel pieno di una doppia transizione, digitale ed energetica, che richiede infrastrutture più solide, sicure e resilienti. La conclusione del PNRR per cui “non coincide con la fine delle esigenze infrastrutturali dell’Italia, ma deve rappresentare l’avvio di una nuova fase di investimenti”. Per sostenere questo percorso, Dal Fabbro ha proposto la costruzione di un nuovo ecosistema finanziario in grado di mobilitare risorse attraverso strumenti come basket bond, mini bond, green bond, blue bond, fondi di coesione e partenariati pubblico-privati.

Il futuro degli investimenti però passa anche dalla capacità di valorizzare il ruolo delle realtà territoriali e superare le frammentazioni ancora presenti nei servizi pubblici locali. Proprio l’esperienza delle utility, secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, rappresenta un esempio concreto di come l’aggregazione e il rafforzamento delle gestioni possano diventare un modello per il futuro. Il ministro ha richiamato in particolare la necessità di superare la frammentazione nel settore idrico, puntando su gestori più strutturati e capaci di sostenere gli investimenti necessari. 

Oltre il PNRR serve quindi una nuova strategia nazionale per gli investimenti, fondata su programmazione, innovazione e capacità industriale. È questo il messaggio emerso dall’intervento anche di Luca De Carlo, presidente della commissione industria del Senato, che ha definito il piano una prova importante per il sistema paese, ma non un punto di arrivo. La prossima fase, secondo De Carlo, “dovrà garantire continuità agli investimenti e rispondere alle nuove esigenze dell’Italia, dalla transizione energetica alla gestione della risorsa idrica, fino alla trasformazione digitale e alla modernizzazione delle infrastrutture”.

La nuova stagione degli investimenti per le utility

Accanto alla necessità di investimenti emerge anche il tema di come finanziarli. Barbara Marinali, vicepresidente vicario di Utilitalia, ha illustrato la proposta dell’associazione per il dopo PNRR, evidenziando la necessità di creare flussi di risorse stabili e continuativi per acqua, ambiente ed energia.

Secondo Marinali, la tariffa non può rappresentare l’unico strumento di finanziamento, se non attraverso una scelta politica esplicita di trasferire i costi sugli utenti. Per questo Utilitalia ha  proposto un modello basato sulla riduzione del costo del capitale con un’ampliamento della platea degli investitori e con l’utilizzo di strumenti richiamati anche da Dal Fabbro quali basket bond, garanzie pubbliche e forme di finanziamento miste pubblico-private

Il ruolo degli strumenti finanziari è stato approfondito anche da Alessia Masitto di cassa depositi e prestiti, che ha ricordato come il sostegno alle utility rientri nella missione storica dell’istituzione, legata al finanziamento delle opere di pubblica utilità. Tra gli strumenti disponibili figurano finanziamenti di medio-lungo periodo, project finance, sottoscrizione di bond e basket bond.

Masitto ha richiamato in particolare l’esperienza di Viveracqua, esempio di come l’aggregazione di operatori possa consentire di attrarre investitori infrastrutturali di lungo periodo, diversificare le fonti di finanziamento e superare la dipendenza esclusiva dal credito bancario. Perché questi strumenti siano efficaci, ha sottolineato, servono però progetti solidi, adeguati sistemi informativi, due diligence accurate e una struttura finanziaria in grado di rispondere alle esigenze degli investitori.

Un mercato europeo più integrato per rilanciare gli investimenti

La competitività futura passa anche dalla capacità di superare la frammentazione interna e costruire un mercato europeo realmente integrato, in grado di mobilitare risorse pubbliche e private verso le grandi sfide industriali. È questo il quadro delineato da Enrico Letta, che ha richiamato il percorso avviato dopo il rapporto Much more than a market” e le riflessioni contenute nel rapporto Draghi, indicando nella maggiore integrazione europea una condizione necessaria per affrontare le transizioni energetica, digitale e industriale e mobilitare i capitali. Proprio la capacità di tale mobilitazione rappresenta, secondo Letta, una delle principali sfide per il futuro europeo.

Su questo fronte, Roberto Tasca, vicepresidente di Utilitalia con delega agli affari europei, ha evidenziato la necessità di superare la frammentazione, rafforzare la dimensione industriale degli operatori e costruire un quadro normativo più coerente con le sfide future. In vista del prossimo quadro finanziario europeo 2028-2034, Tasca ha sottolineato l’importanza di creare strumenti più semplici per consentire alle imprese che gestiscono servizi di interesse economico generale, soprattutto quelle di dimensione media, di accedere ai finanziamenti necessari.

Il tema è stato al centro anche dell’intervento di Veronica Manfredi, direttrice generale ambiente della commissione europea, che ha sottolineato come la resilienza — sopratutto nel comparto idrico— continui a rappresentare una priorità strategica nell’agenda dell’Unione tale che  “senza l’acqua, il nostro sviluppo economico e sociale non è semplicemente possibile” evidenziando come la gestione della risorsa sia ormai un elemento trasversale nelle politiche europee, dalla transizione ecologica alla competitività industriale. In questo quadro, infrastrutture, manutenzione e capacità di investimento diventano elementi decisivi per garantire sicurezza idrica e sviluppo sostenibile in tutta l’Europa.

La sfida è mobilitare capitali

La fase successiva al PNRR per cui richiede la capacità di mobilitare nuove risorse finanziarie e costruire strumenti in grado di sostenere gli investimenti strategici nei settori dell’acqua, dell’energia e delle infrastrutture. Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della BEI, ha infatti sottolineato il ruolo delle istituzioni finanziarie europee nel trasformare le risorse pubbliche in una leva per attrarre capitali privati e accompagnare la transizione. 

Acqua ed energia, ha ricordato, sono “due priorità strategiche per la BEI, che nel tempo ha ampliato il proprio ruolo fino a sostenere le nuove sfide legate alla transizione verde, alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla resilienza dei territori”. Un ruolo centrale è stato attribuito anche all’efficienza energetica, definita una delle leve principali per ridurre i consumi e la pressione sui sistemi energetici, evidenziando la necessità di sostenere investimenti nelle imprese, nelle abitazioni e nelle PMI.

Secondo Vigliotti, strumenti come InvestEU, i basket bond e altri modelli di finanza aggregata dimostrano la capacità delle risorse pubbliche di generare un effetto moltiplicatore sugli investimenti privati. Allo stesso tempo, però, resta fondamentale intervenire sui modelli di governance e sulla capacità progettuale dei territori, perché la finanza da sola non è sufficiente senza sistemi organizzativi adeguati.

Conclusioni 

Il futuro delle utility e dei servizi pubblici essenziali passa dalla capacità di trasformare l’esperienza del PNRR in un modello stabile di investimento e sviluppo.  Questo è anche il messaggio che si evince dall’intervento di Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, che ha indicato nella fase successiva al Piano una sfida decisiva per garantire continuità agli interventi avviati e sostenere la modernizzazione delle infrastrutture strategiche.

Negli ultimi anni il PNRR ha significativamente rappresentato un motore senza precedenti per la trasformazione economica e industriale, ma la fase decisiva è ora, il momento del post-PNRR. La vera sfida sarà quindi trasformare questa esperienza in una capacità strutturale di sviluppo, sostenuta da nuovi strumenti finanziari e da una maggiore integrazione tra istituzioni, imprese e territori.

Articolo di Emilia Marcotulli