Dalla sorgente al sistema paese: l’acqua come patrimonio da proteggere e infrastruttura del futuro

19 giu 2026
Da “Acqua Summit 2026” promosso dal Gruppo Il Sole 24 Ore con Watergas.it come Media Partner. Articolo di Emilia Marcotulli.

Dalla siccità agli eventi estremi, l’acqua è diventata una delle principali infrastrutture strategiche del paese. La sfida ora è trasformare l’emergenza climatica in una politica stabile di investimenti, innovazione e prevenzione. Una situazione e un investimento che richiedono una risposta coordinata, capace di unire istituzioni, imprese, operatori e territori.

È questo il messaggio emerso dall’evento “Acqua Summit 2026” promosso dal Gruppo Il Sole 24 Ore il 17 giugno 2026 con lo scopo di raggruppare rappresentanti politici, tecnici ed esperti del settore idrico e di condividere strategie a livello nazionale ed europeo per una gestione sostenibile della risorsa. Watergas.it è Media Partner dell'evento. 

L’acqua come sfida strategica

Riportare l’acqua al centro del dibattito pubblico e costruire una strategia condivisa per il futuro del Paese è quello che emerge dalle parole della presidente del Gruppo Il Sole 24 Ore Maria Carmela Colaiacovo e del direttore Fabio Tamburini.

Secondo la presidente, “la gestione delle risorse idriche rappresenta una grande opportunità”, richiamando la necessità di superare una visione legata esclusivamente alla risposta alle crisi e di puntare su prevenzione, programmazione e investimenti. Al contempo, il direttore di Il Sole 24 Ore Fabio Tamburini ha richiamato l’attenzione sulla necessità di riportare l’acqua al centro delle politiche infrastrutturali del paese sottolineando come una delle principali criticità del sistema italiano sia rappresentata dalle perdite nelle reti idriche.

Nonostante la presenza di quasi diecimila bacini tra grandi e piccoli invasi, il sistema italiano continua a dipendere in larga parte dalle falde profonde per l’approvvigionamento di acqua potabile. Una situazione che, secondo il Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, evidenzia una vulnerabilità richiamando quanto già accaduto nel settore energetico durante la crisi legata al conflitto tra Russia e Ucraina.

In tale contesto, uno dei principali nodi da affrontare riguarda la struttura del servizio idrico, tanto che il Ministro ha ricordato come, all’inizio del suo mandato, il sistema fosse caratterizzato dalla presenza di oltre 2.300 gestori, molti dei quali troppo piccoli per sostenere gli investimenti necessari alla modernizzazione delle infrastrutture. Per questo il Governo ha puntato ad una progressiva razionalizzazione del settore, favorendo la creazione di gestori unici di ambito territoriale, capaci di operare su una scala più ampia.

L’obiettivo principale è stato quello di intervenire sulle perdite di rete che “passano attraverso gestori più efficienti e strutturati”, ha spiegato il Ministro Pichetto Fratin, evidenziando come le eccellenze locali non siano sufficienti a risolvere un problema che riguarda migliaia di comuni e centinaia di migliaia di chilometri di rete.

Dal Blue Book alla sfida climatica: il settore chiede una nuova strategia nazionale

Dal confronto tra istituzioni, gestori e organismi tecnici è emersa la necessità di una profonda evoluzione della governance dell’acqua, accompagnata da maggiori investimenti e da una visione strategica di lungo periodo. Presentando i risultati del Blue Book, la direttrice generale di Utilitalia, Annamaria Barrile, ha evidenziato i progressi compiuti dal servizio idrico integrato anche se persistono criticità strutturali legate alla frammentazione gestionale e alla presenza di gestioni in economia, soprattutto nel Mezzogiorno.

Sul valore della conoscenza e dei dati— punto focale del Blue Book—si è soffermata Maria Alessandra Gallone, presidente di ISPRA e del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), sottolineando come il monitoraggio delle risorse idriche, degli eventi climatici e dello stato dei corpi idrici rappresenti la base per le decisioni, concetto questo riportato anche da Gallone, indicando in prevenzione, manutenzione e collaborazione istituzionale gli elementi chiave per una gestione sostenibile dell’acqua.

La necessità di superare la frammentazione del sistema è stata richiamata anche da Luca Mascolo, presidente di ANEA, secondo cui “l’acqua non conosce confini, mentre la nostra governance sì”. Per Mascolo, infatti, occorre rafforzare il ruolo degli enti di governo d’ambito e definire un quadro istituzionale più semplice ed efficace.

Dal dibattito è emersa una consapevolezza condivisa: la gestione dell’acqua sarà una delle principali sfide dei prossimi decenni e richiederà infrastrutture moderne, governance efficiente, innovazione e responsabilità collettiva. Su questo fronte si è inserito anche l’intervento di Matteo Biello, Italy Director di CESI Consulting, che ha evidenziato come la disponibilità complessiva di risorsa idrica si sia ridotta negli ultimi anni e come il problema non sia tanto la quantità di pioggia quanto la sua distribuzione sempre più irregolare, caratterizzata da eventi intensi alternati a lunghi periodi di siccità.

Il futuro dell’acqua passa da pianificazione, investimenti e innovazione

Un elemento importante che è emerso è sicuramente la necessità di un cambio di paradigma: superare la logica emergenziale e costruire un sistema capace di pianificare interventi e strategie di lungo periodo. Al centro del dibattito vi è stata la necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento idrico tanto che ha spiegato Laura D’Aprile, Capo Dipartimento Sviluppo Sostenibile MASE “il parallelismo tra acqua ed energia sta diventando sempre più stretto”, sottolineando come l’Italia debba ridurre la propria dipendenza dalle risorse sotterranee.

Un altro nodo centrale riguarda il recupero della capacità degli invasi esistenti, spesso ridotta dall’accumulo di sedimenti. Su questo fronte, ha spiegato D’Aprile, sono necessari interventi sia tecnici sia normativi per consentire una gestione più efficace dei materiali estratti e aumentare la disponibilità di acqua nei periodi di maggiore necessità.

Sul tema della pianificazione degli investimenti è intervenuta Angelica Catalano, Direttore Generale per le Dighe e le Infrastrutture Idriche ed Elettriche MIT, che ha illustrato il nuovo modello introdotto dal MIT, basato sulla distinzione tra pianificazione e programmazione. Il quadro restituito evidenzia un fabbisogno significativo: la pianificazione ha raccolto 418 proposte per circa 12 miliardi di euro di investimenti, con circa 7 miliardi relativi agli interventi considerati più maturi.

Complessivamente, il Ministero sta seguendo oggi 729 interventi su diverse linee di finanziamento, per un valore superiore ai 6 miliardi di euro. Secondo Marco Casini, Segretario Generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, però, la principale sfida “resta quella di garantire continuità alle risorse economiche”.

Sicurezza idrica, Acea punta su infrastrutture, digitale e nuova consapevolezza

Il dibattito si è anche spostato sul ruolo degli operatori industriali con l’intervento di Tommaso Sabato, Chief Regulated Business Officer di Acea, che ha individuato nella dimensione culturale una delle principali sfide del settore evidenziando come la società italiana non abbia ancora piena consapevolezza del valore dell’acqua e delle infrastrutture necessarie per garantirne la disponibilità. Concetto questo ripreso anche da Gaia Checcucci, Segretario Generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino settentrionale.

Tuttavia, secondo Sabato, “servono operatori strutturati in grado di trasformare risorse e programmi in opere concrete” auspicando anche che il settore possa passare anche dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale, strumenti che potranno migliorare il monitoraggio delle reti, prevedere guasti e ottimizzare la gestione delle infrastrutture. Una trasformazione che richiederà però nuove competenze e una crescente attenzione alla sicurezza informatica.

A portare un altro punto di vista degli operatori industriali è stata Patrizia Rutigliano, CEO di SUEZ Italia, che ha indicato nell’innovazione e nei nuovi modelli organizzativi gli strumenti necessari per costruire un sistema idrico più resiliente. Di fronte a un quadro segnato dall’alternanza tra siccità e fenomeni climatici estremi, “tra le priorità figura la riduzione della dispersione idrica attraverso sistemi avanzati di monitoraggio, capaci di individuare rapidamente le criticità e rendere più efficiente la gestione delle infrastrutture”. Ha sottolineato inoltre come un ruolo decisivo sarà giocato anche dalla ricerca, con particolare attenzione al recupero dei materiali e al trattamento dei microinquinanti, dai residui farmaceutici ai PFAS.

La sfida degli investimenti: dalla finanza europea alla gestione circolare della risorsa

La trasformazione del sistema idrico italiano passa però anche dalla capacità di unire risorse finanziarie, innovazione tecnologica e una nuova visione industriale. A fare il punto su ciò si è inserito l’intervento di Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della Banca europea per gli investimenti (BEI), che ha illustrato il contributo dell’istituzione europea al comparto idrico e le prospettive per il futuro. Ha evidenziato come l’Italia rappresenti uno dei principali destinatari degli interventi della banca europea, ma il contributo della BEI, sottolinea Vigliotti, “non si limita però alla disponibilità di capitale ma soprattutto di mobilitare altri investitori”.

Una delle principali criticità del sistema italiano resta la frammentazione gestionale. Un tema che richiede strumenti capaci di sostenere anche gli operatori più piccoli, spesso penalizzati dalla limitata capacità finanziaria e organizzativa. Tra le soluzioni indicate dalla vicepresidente BEI figurano anche nuovi modelli di aggregazione finanziaria, capaci di permettere a più soggetti di presentarsi insieme sul mercato e superare i limiti dimensionali.

Sul tema è intervenuto anche Nicola Dell’Acqua, presidente di ARERA, che ha richiamato la necessità di completare il processo di riforma del settore attraverso una piena attuazione delle norme esistenti in quanto “la sfida riguarda anche il rapporto tra investimenti e tariffe”. La soluzione, secondo il presidente di ARERA, non passa solo da aumenti tariffari, ma anche da una diversa destinazione delle risorse disponibili, privilegiando gli investimenti capaci di ridurre i costi di gestione nel lungo periodo.

La prospettiva futura del settore guarda comunque verso un modello sempre più circolare. Un principio ribadito da Enrico Pezzoli, amministratore delegato di ACEA, secondo cui l’acqua non può più essere gestita come una risorsa utilizzata una sola volta, ma deve diventare parte di un ciclo in cui ogni fase genera nuovo valore.

Conclusioni

Dal confronto tra istituzioni, imprese, operatori e mondo finanziario emerge una consapevolezza condivisa: la sicurezza idrica non può più essere affrontata con una logica emergenziale, ma richiede una strategia stabile fondata su pianificazione, investimenti, innovazione tecnologica e capacità industriale.

La sfida dei prossimi anni sarà quella di trasformare l’acqua da risorsa spesso invisibile e data per scontata a vera infrastruttura strategica del paese, attraverso un modello capace di integrare tutela ambientale, sviluppo economico e resilienza dei territori. Ridurre le perdite, aumentare il riuso, modernizzare le reti e rafforzare la governance saranno passaggi decisivi per garantire la disponibilità della risorsa alle future generazioni. Perché la vera sfida dell’acqua non sarà soltanto trovare nuove fonti, ma costruire un sistema in grado di proteggerla, valorizzarla e governarla nel tempo.

Articolo di Emilia Marcotulli