Il convegno ha evidenziato l'urgenza di rafforzare la sicurezza idrogeologica del Paese, superando la logica emergenziale in favore di prevenzione, monitoraggio e governance efficace. Al centro, il ruolo dei PPA come strumenti chiave per rafforzare competitività delle imprese e stabilità degli investimenti. Essenziali innovazione tecnologica e cooperazione istituzionale. Articolo di Rossella Lettieri
Prevenzione del dissesto idrogeologico, governance del territorio, innovazione tecnologica, transizione energetica e sviluppo dei Power Purchase Agreement (PPA): questi i principali temi al centro del convegno “Transizione energetica, risorse idriche ed economia circolare”, organizzato da Task Force Italia il 9 giugno, presso la ClubHouse Montecitorio di Roma.
L’evento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e delle autorità tecniche per un confronto su alcune delle principali sfide che interessano il Paese, con l’obiettivo di favorire il dialogo tra pubblico e privato e contribuire alla definizione di proposte e strategie sui grandi temi dell’Agenda Paese.
Apertura dei lavori: istituzioni e imprese unite per il progresso tecnologico
I lavori sono stati aperti da Giordano Fatali, President & Founder di CEOforLIFE-Task Force Italia, che ha richiamato l’impegno della Fondazione Campus Montecitorio nel coinvolgere le giovani generazioni nella costruzione dell’Agenda Paese, attraverso un percorso di approfondimento dedicato ai principali temi strategici, dall’energia all’ambiente fino all’IA.
Nel suo intervento introduttivo, Mario Cincotta, Practice Leader Transizione Energetica, Risorse Idriche ed Economia Circolare di Task Force Italia, ha poi sottolineato come la transizione richieda visione, pianificazione e capacità di innovazione. La sostenibilità, ha evidenziato, non rappresenta soltanto una responsabilità, ma anche un’opportunità di crescita e di competitività. Per affrontare le sfide future occorre favorire la collaborazione tra istituzioni e imprese, costruire nuovi ecosistemi e creare le condizioni affinché gli investimenti nella transizione diventino fattori di sviluppo e progresso tecnologico.
Dissesto idrogeologico: dal caso Niscemi a una strategia nazionale di prevenzione del rischio
La prima tavola rotonda della mattinata, promossa da Almaviva, ha posto al centro dell’attenzione il tema del dissesto idrogeologico, evidenziando la necessità di superare un approccio basato sulla gestione dell’emergenza per adottare una strategia strutturale e preventiva.
Ad aprire il confronto è stato Antonio Amati, CEO di Almaviva, che ha richiamato l’esigenza di una governance capace di collegare efficacemente amministrazioni centrali e territoriali. Pur riconoscendo i progressi compiuti grazie agli investimenti del PNRR, Amati ha evidenziato come il tema della manutenzione e della continuità operativa resti centrale per garantire interventi efficaci nel tempo.
Sul valore della prevenzione si è soffermato anche Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei Deputati, che ha proposto un parallelismo con l’evoluzione della medicina: così come la sanità si è orientata verso modelli predittivi, anche la gestione del territorio dovrebbe basarsi su sistemi di monitoraggio avanzati e tecnologie in grado di anticipare i rischi. Droni, sensoristica e piattaforme integrate possono infatti contribuire a costruire una maggiore capacità di previsione e intervento.
La dimensione del problema è stata richiamata da Franco Masenello, CEO di Almaviva BlueBit, che ha ricordato come quasi tutti i comuni italiani siano esposti a rischio idrogeologico. In questo contesto, piattaforme digitali integrate, modelli previsionali e strumenti di analisi avanzata possono consentire una gestione più efficace del rischio, supportando decisioni tempestive e basate sui dati.
I successivi interventi hanno evidenziato la necessità di rafforzare il quadro normativo e organizzativo. Lorenzo Basso, Vicepresidente Commissione ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni e innovazione tecnologica presso il Senato della Repubblica, ha sottolineato l’importanza di garantire risorse adeguate e una governance stabile, mentre Pino Bicchielli, Presidente Commissione Parlamentare d’inchiesta sul Rischio Idrogeologico e Sismico presso la Camera dei Deputati, ha individuato nella frammentazione delle competenze e nella complessità burocratica alcuni dei principali ostacoli all’efficacia degli interventi.
Entrambi hanno evidenziato la necessità di una maggiore integrazione tra i soggetti coinvolti e di una filiera istituzionale più coordinata.
Anche Marco Casini, Segretario Generale AUBAC, ha insistito sulla necessità di trasformare la conoscenza disponibile in capacità operativa. Le autorità di bacino dispongono infatti di dati e programmi di intervento consolidati, ma troppo spesso – ha sottolineato Casini – mancano risorse finanziarie continuative che consentano di passare dalla pianificazione alla realizzazione delle opere.
Il tema della governance è stato ripreso da Salvatore Cocina, Dirigente regionale della Protezione Civile, Regione Siciliana, che ha ricordato come la conoscenza del territorio rappresenti il presupposto fondamentale di qualsiasi azione di prevenzione. Le nuove piattaforme sviluppate grazie ai finanziamenti del PNRR costituiscono un’opportunità importante, ma resta aperta la questione relativa alla loro gestione e al coordinamento tra i diversi livelli amministrativi.
Fabrizio Curcio, Commissario straordinario di governo ai territori colpiti dall’alluvione verificatasi in Emilia-Romagna, Toscana e Marche, Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha evidenziato come la tecnologia, da sola, non sia sufficiente. Per affrontare efficacemente le emergenze e programmare la prevenzione è necessario chiarire ruoli e responsabilità tra amministrazioni centrali e territoriali, rafforzando al tempo stesso l’efficienza della macchina amministrativa.
La necessità di una visione di lungo periodo è stata ribadita anche da Alessandro Delpiano, Segretario generale ADBPO, che ha osservato come il sistema italiano sia generalmente efficace nella gestione delle emergenze, ma ancora poco orientato alla prevenzione. Un cambiamento di prospettiva richiede strumenti di pianificazione adeguati e una maggiore responsabilizzazione dell’intera filiera istituzionale.
Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI, ha richiamato il ruolo strategico delle infrastrutture idriche, sottolineando l’importanza di renderle sempre più intelligenti attraverso l’innovazione tecnologica. Sulla stessa linea, Giusi Savarino, Assessore del Territorio e dell’Ambiente, Regione Siciliana, ha evidenziato l’esperienza della Sicilia, che negli ultimi anni ha investito ingenti risorse sul dissesto idrogeologico e sta promuovendo interventi di coordinamento, rigenerazione urbana e riqualificazione territoriale come strumenti di prevenzione.
Le riflessioni conclusive sono state affidate al Deputato Luca Sbardella e ad Alessandro Trigida, Responsabile Sezione Sviluppo e Coordinamento Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia e Monitoraggio in situ sulle Frane, ISPRA, che hanno posto l’accento sulla necessità di valorizzare il patrimonio di dati e informazioni già disponibile. Accanto agli investimenti nelle opere strutturali, è emersa infatti l’esigenza di rafforzare il monitoraggio e l’utilizzo dei dati come supporto alle decisioni pubbliche, favorendo una programmazione sempre più orientata all’analisi dei fenomeni e alla valutazione dei risultati.

Power Purchase Agreement (PPA) e nuovi driver per la transizione energetica
La mattinata si è conclusa con una seconda tavola rotonda, promossa da Iberdrola Italia, che ha affrontato il ruolo dei Power Purchase Agreement come strumenti strategici per accelerare la transizione energetica e rafforzare la competitività del sistema produttivo nazionale.
Introducendo il confronto, Valerio Faccenda, Country Manager di Iberdrola Italia, ha evidenziato come i PPA rappresentino oggi una delle principali opportunità per favorire l’incontro tra produttori di energia rinnovabile e imprese consumatrici, garantendo maggiore stabilità agli investimenti e contribuendo alla crescita economica. Nel corso del dibattito è emersa una sostanziale convergenza sull’importanza di questi strumenti.
Nicola Procaccini, co-presidente del Gruppo ECR, Parlamento europeo, ha richiamato il quadro europeo e le recenti iniziative normative adottate in Italia per favorirne la diffusione, sottolineando il contributo che i PPA possono offrire al disaccoppiamento dei prezzi energetici e alla diversificazione del mix nazionale.
In seguito Luca Squeri, Segretario Commissione attività produttive, commercio e turismo, Camera dei Deputati, ha posto l’attenzione sulla necessità di assicurare certezza regolatoria e semplificazione amministrativa, elementi considerati indispensabili per sostenere il percorso di decarbonizzazione e l’ulteriore crescita delle fonti rinnovabili.
Anche Vinicio Peluffo, Vicepresidente commissione attività produttive, commercio e turismo, Camera dei Deputati, ha evidenziato il ruolo dei PPA nel ridurre la dipendenza energetica del Paese e nel garantire maggiore stabilità agli investimenti, richiamando al tempo stesso l’attenzione sul tema dello storage e degli accumuli, considerati sempre più centrali per il futuro del sistema energetico.
L’importanza di una strategia nazionale integrata è stata sottolineata da Michele Vitiello, Consigliere Esperto Energia MASE e Segretario generale WEC Italia, che ha evidenziato come il rafforzamento delle reti, dei sistemi di accumulo e delle infrastrutture rappresenti il naturale completamento del quadro normativo già costruito negli ultimi anni.
Dal punto di vista delle imprese, Elena Bruni, Environment, Energy and Mobility Policy Energy Adviser di Confindustria, ha evidenziato le difficoltà che molte PMI incontrano nell’accesso ai PPA, richiamando la necessità di rafforzare le garanzie finanziarie, migliorare la conoscenza dello strumento e ridurre gli oneri burocratici.
Analogamente, Piero Viganò, Head of Energy and Infrastructures di Advantage Ntcm, ha sottolineato come la corretta allocazione dei rischi e la disponibilità di adeguate garanzie siano elementi fondamentali per favorire la diffusione di questi contratti e ampliarne l’utilizzo anche alle realtà produttive di minori dimensioni.
Lo sguardo sul contesto internazionale è stato offerto da Luigi Paganetto, Professore emerito di Economia presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, che ha collegato il tema dei PPA alle dinamiche della crescente elettrificazione dei consumi e allo sviluppo dei data center e dell’IA, fattori destinati ad aumentare significativamente la domanda di energia nei prossimi anni. In questo scenario, ha evidenziato Paganetto, la disponibilità di energia e la capacità di accumulo assumono un ruolo sempre più strategico.
A chiudere il confronto è stata Luisa Morandini, Docente di Data Science, Luiss Guido Carli, che ha evidenziato la necessità di rendere i PPA strumenti sempre più flessibili e adattabili alle esigenze delle imprese e alle evoluzioni del mercato energetico, ribadendo ancora una volta il ruolo centrale dello storage come fattore di stabilizzazione dei prezzi e di efficienza del sistema.

Conclusioni: prevenzione, innovazione e cooperazione
Dal confronto è emersa una visione condivisa: le grandi sfide legate alla sostenibilità ambientale, alla sicurezza del territorio e alla competitività economica richiedono una capacità di programmazione più efficace, una governance integrata e un utilizzo sempre più avanzato delle tecnologie.
Tanto nel contrasto al dissesto idrogeologico quanto nella transizione energetica, il passaggio da una logica emergenziale a una cultura della prevenzione, dell’innovazione e della cooperazione rappresenta la condizione essenziale per costruire un modello di sviluppo sostenibile e resiliente per il Paese.
Articolo a cura di Rossella Lettieri

