Necessaria secondo Descalzi la sospensione temporanea del sistema, ritenuto oneroso per settori come ceramica, automotive e cemento. Urso rilancia la proposta di una revisione, mentre Confindustria chiede di destinare maggiori risorse dei proventi ETS al sostegno delle imprese. Al centro del confronto anche il rafforzamento delle rinnovabili e il ritorno del nucleare attraverso gli small reactor.
In una situazione straordinaria, la cui fine era prevista a breve, ma che si sta complicando, non migliorando, il discorso dell'ETS deve essere sospeso. Sono queste le parole di Claudio Descalzi, AD di Eni, al salone della ceramica Cersaie a Bologna.
L’Amministratore Delegato ha innescato un dibattito sull'opportunità di bloccare l'Emissions Trading System in ambito UE. Secondo il meccanismo, al di sotto del tetto massimo di emissioni, le aziende possono acquistare quote, ciascuna equivalente a una tonnellata di CO2. Le imprese che riescono a ridurre le proprie emissioni possono vendere le quote in eccesso oppure conservarle per gli anni successivi. Al contrario, quelle che superano il limite stabilito devono acquistare ulteriori quote per evitare di incorrere in sanzioni.
"Probabilmente dare una tassa a chi inquina è giusto se poi i soldi vengono reinvestiti per migliorare i processi inquinanti, sappiamo benissimo che non è così. Siccome sta rischiando di uccidere l'automotive, le ceramiche e i cementifici, l'Ets deve essere bloccato finché dura la crisi con la Russia”, ha sottolineato Descalzi.
Il punto del Ministro Urso e del Presidente di Confindustria Orsini
Sempre a margine di Cersaie a BolognaFiere, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha ricordato di aver proposto, a febbraio, in sede europea, la sospensione del sistema ETS in attesa di una revisione sostanziale del meccanismo, ritenuto penalizzante per le imprese e fonte di distorsioni suscettibili di favorire le speculazioni finanziarie. Secondo Urso, la sospensione, già urgente a febbraio, lo è ancora di più oggi.
"Stiamo realizzando anche delle misure strutturali, sia per quanto riguarda l'aumento della produzione di energie elettriche da fonti rinnovabili, e presenteremo ulteriori misure di semplificazione per superare ancora gli ostacoli che si frappongono soprattutto da parte degli enti locali, per consentire che le imprese – sono oltre quattromila – che hanno presentato progetti di investimento privati sulle energie rinnovabili, possono farlo in tempi brevi", ha precisato Urso.
Il ministro ha spiegato che il Parlamento verrà stato chiamato al voto finale sulla possibilità di tornare a produrre in Italia energia da fonte nucleare, attraverso gli small reactor, descritti come una tecnologia pulita e sicura. L'obiettivo, ha aggiunto, sarebbe quello di costruire nel tempo un mix energetico analogo a quello adottato da altri Paesi europei, così da ridurre la dipendenza dall'estero e, in particolare, dal gas, dal quale l'Italia dovrebbe progressivamente affrancarsi.
"La domanda è: chi sta facendo i soldi dietro l'Ets? L'Europa su questa cosa incassa 74 miliardi, di cui 14 vanno a finanziare la Commissione europea. In un certo senso noi stiamo finanziando gli imprenditori della Commissione, non è giusto. In Italia raccogliamo 2 miliardi sull'Ets, li possiamo avere indietro in questo momento? Perché ne abbiamo indietro solo 600 milioni. Mettiamoli in gioco già oggi, che serve un miliardo per fronteggiare il caro energia da parte delle imprese. In legge di bilancio dovrebbero andare 2 miliardi", ha concluso il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, intervenendo a Cersaie.

