La riforma intende mobilitare oltre 100 mld di investimenti entro il 2030, destinando almeno il 50% dei ricavi ETS nazionali alla transizione industriale, e introduce maggiore flessibilità nel percorso di riduzione delle emissioni fino al 2040. Obiettivo: trasformare il mercato del carbonio in un motore di innovazione, sicurezza energetica e crescita sostenibile.
Lo scorso 17 luglio, la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione della normativa ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione. L’iniziativa, annunciata in un comunicato stampa della Commissione, mira a rafforzare il ruolo dell’ETS come strumento di decarbonizzazione e di sostegno alla competitività industriale europea, favorendo investimenti su larga scala necessari alla transizione energetica.
Dal suo avvio nel 2005, scrive la Commissione, il Sistema di Scambio delle Emissioni dell’UE ha generato oltre 270 miliardi di euro di entrate, reinvestite nell’innovazione, nella decarbonizzazione industriale e nella modernizzazione del sistema energetico europeo. Parallelamente, ha contribuito alla riduzione del 50% delle emissioni nei settori interessati. Grazie al suo approccio basato sul mercato, l’ETS ha garantito maggiore prevedibilità agli operatori economici nei diversi Stati membri.
Tuttavia, il mutato contesto geopolitico ed economico e la crescente pressione sull’industria europea rendono necessario un aggiornamento del sistema. La revisione proposta punta quindi a trasformare l’ETS in un motore di innovazione e investimento, rafforzandone il contributo alla competitività e all’indipendenza energetica dell’Unione, in linea con gli obiettivi del Consiglio europeo di giugno 2026 e con il Clean Industrial Deal.
I punti principali della riforma
La revisione mira a sostenere l’industria europea mantenendo al contempo il ruolo centrale dell’ETS nella transizione climatica ed energetica, in coerenza con la Legge europea sul clima. La proposta modifica il percorso di riduzione delle emissioni attraverso l’aggiornamento del Fattore di Riduzione Lineare (LRF), fissato al 3,7% per il periodo 2031-2035 e all’1,7% per il periodo 2036-2040, con l’obiettivo di rendere la traiettoria di decarbonizzazione più graduale e coerente con gli obiettivi climatici dell’UE.
La revisione introduce inoltre la possibilità di utilizzare fino al 2% di crediti internazionali di alta qualità, destinati al finanziamento di progetti di decarbonizzazione al di fuori dell’Unione e finalizzati a fornire maggiore flessibilità nei settori in cui la riduzione delle emissioni risulterà più complessa.
Un ulteriore elemento della riforma riguarda il rafforzamento degli investimenti. La futura Banca per la Decarbonizzazione Industriale sarà dotata di risorse significative per sostenere la trasformazione dei settori industriali europei, mentre l’ETS Investment Booster rappresenterà una prima fase operativa dello strumento prima del 2030. Anche il Fondo per l’Innovazione ETS continuerà a finanziare la diffusione commerciale di tecnologie pulite innovative. Inoltre, gli Stati membri saranno tenuti a destinare almeno il 50% delle entrate nazionali derivanti dall’ETS agli investimenti per la decarbonizzazione dei settori interessati, generando oltre 100 miliardi di euro di investimenti entro il 2030.
La dimensione della solidarietà – si legge nel comunicato – resterà un elemento centrale del sistema attraverso il mantenimento del Fondo per la Modernizzazione, destinato a sostenere gli Stati membri con minori capacità economiche nell’aggiornamento dei sistemi energetici e nella trasformazione industriale.
La proposta prevede inoltre il mantenimento delle assegnazioni gratuite di quote alle imprese oltre il 2030, con un collegamento più stretto agli investimenti effettuati per la decarbonizzazione in Europa. Le entrate nazionali derivanti dall’ETS dovranno essere reinvestite nei settori coinvolti, secondo il principio per cui i contributi dell’industria devono tornare a beneficio dell’industria stessa, incentivando le imprese impegnate nella transizione verde.
La revisione integra anche le rimozioni permanenti di carbonio all’interno dell’EU ETS, offrendo maggiore flessibilità ai settori difficili da decarbonizzare e favorendo lo sviluppo di queste tecnologie.
Una proposta separata relativa ai parametri di riferimento prevede un aumento dell’assegnazione gratuita di quote all’industria per un valore complessivo di circa 6 miliardi di euro nel periodo 2026-2030. Per i settori interessati dal Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), la riduzione delle quote gratuite sarà rallentata e la loro eliminazione progressiva sarà posticipata fino al 2038.
La Commissione propone inoltre una riforma della Riserva di Stabilità del Mercato (MSR) con l’obiettivo di aumentare la stabilità e la prevedibilità del mercato del carbonio, mantenere adeguati livelli di liquidità e ridurre l’eccessiva volatilità dei prezzi delle quote.
Infine, la revisione rafforza l’applicazione dell’ETS nei settori dell’aviazione e del trasporto marittimo e ne prevede l’estensione all’incenerimento dei rifiuti. L’obiettivo è creare nuove opportunità economiche, ridurre i rischi di elusione delle norme e garantire maggiore coerenza con gli sviluppi internazionali.
"L'EU ETS ha dimostrato che la tariffazione del carbonio funziona. Ha ridotto le emissioni, rafforzato la sicurezza energetica dell'Europa e mobilitato investimenti in tutta la nostra economia. La proposta odierna sulla revisione ETS riunisce tre obiettivi chiave: azione climatica, competitività e indipendenza. Essa promuove l'azione climatica, trasformando anche l'ETS in un vero motore di innovazione e investimenti", ha dichiarato Wopke Hoekstra, Commissario per il Clima, le Emissioni Nette Zero e la Crescita Pulita.
Da politica climatica a politica economica condivisa
La proposta della Commissione sembra dunque tradurre in misure operative un orientamento già emerso nel dibattito europeo delle ultime settimane: l'ETS non viene più considerato soltanto uno strumento di politica climatica, ma una leva di politica industriale ed economica. Come emerso anche nel confronto promosso da ECCO il mese scorso, la sfida è trovare un equilibrio tra decarbonizzazione, competitività e sicurezza energetica, utilizzando le risorse generate dal mercato della CO₂ per sostenere investimenti, innovazione e resilienza del sistema produttivo europeo.

