L'incontro ha confermato il ruolo della flessibilità come leva strategica per integrare le rinnovabili, contenere i costi e rafforzare la competitività delle imprese. Emerse le richieste condivise dal settore: accelerare lo sviluppo dei mercati della flessibilità e rafforzare il quadro regolatorio. Articolo di Rossella Lettieri
La flessibilità energetica consente di valorizzare le infrastrutture esistenti, ridurre i costi di bilanciamento della rete, limitare gli sprechi di energia rinnovabile e rafforzare la competitività del sistema produttivo. Per imprese ed enti rappresenta una risorsa fondamentale per massimizzare i benefici della generazione locale e contenere i costi energetici. Non si tratta più di una tecnologia del futuro, ma di una necessità operativa del presente.
È quanto evidenziato durante l'evento di presentazione dello studio "Flessibilità nella gestione dell'energia" a cura di FIRE – Federazione Italiana per l'Uso Razionale dell'Energia, svoltosi il 18 giugno a Roma. L'incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni, dei gestori di rete, delle imprese e degli operatori del settore energetico per discutere il ruolo della flessibilità nella transizione energetica.
Ad aprire i lavori è stato il direttore di FIRE, Dario Di Santo, che ha sottolineato come le imprese si trovino oggi a confrontarsi con prezzi elevati dell'energia, crescente volatilità dei mercati e incertezze normative. Le possibili risposte passano dalla riduzione dei consumi, dall'autoproduzione energetica e da una maggiore flessibilità dei carichi e della generazione, sia dal lato della domanda sia da quello dell'offerta.
Negli ultimi vent'anni, ha concluso Di Santo, il sistema energetico è cambiato profondamente, con reti bidirezionali, generazione distribuita e una crescente diffusione dei sistemi di accumulo. Per sfruttare al meglio queste trasformazioni servono monitoraggio, automazione e una gestione integrata di produzione, accumuli, elettrificazione e condivisione delle risorse energetiche.
Lo studio FIRE: opportunità e ostacoli per la flessibilità energetica
Yasaman Meshenchinezhad, di FIRE, ha illustrato i risultati dello studio "Flessibilità nell'energy management" dedicato al mercato italiano ma sviluppato con uno sguardo internazionale e orientato alla definizione di future proposte di policy. L'indagine, che ha raccolto oltre 300 risposte, evidenzia il ruolo crescente delle fonti rinnovabili, che coprono tra il 10% e il 30% dell'autoproduzione delle organizzazioni coinvolte.
Tra le principali barriere all'implementazione emergono vincoli di sicurezza, limitate capacità di controllo, incertezza normativa, governance frammentata e una generale difficoltà nel trasformare i progetti pilota in standard di mercato. I benefici più rilevanti riguardano invece il risparmio economico, la riduzione della dipendenza dalla rete e una maggiore resilienza energetica.
Il messaggio chiave dello studio è chiaro: la flessibilità non è più una semplice opzione, ma una strategia di coordinamento tecnica e organizzativa indispensabile per integrare efficacemente le risorse energetiche nel sistema.

I casi studio: dalla gestione degli impianti sportivi all'industria
In seguito, diversi interventi hanno presentato applicazioni concrete della flessibilità energetica.
Federico Marca di Sport e Salute ha illustrato come la flessibilità possa essere applicata agli impianti sportivi attraverso la gestione dei consumi elettrici e termici e l'autoproduzione energetica. Un esempio è il progetto realizzato nel 2022 all'interno del Parco del Foro Italico, che ha previsto l'integrazione di cogenerazione e fotovoltaico a servizio degli impianti natatori. Particolarmente rilevante, in questo ambito, il potenziale degli accumuli termici.
Massimo Caldari, del Centro Agroalimentare Romano, ha raccontato l'esperienza del CAR, che nel 2024 il centro ha contrattualizzato 1 MW di flessibilità, utilizzando la relativa remunerazione per finanziare ulteriori interventi energetici in collaborazione con Acea, ARETI e altri operatori. L'obiettivo per il 2026, ha concluso Caldari, è raggiungere i 3 MW e ampliare la partecipazione ad altri mercati.
Marco Rossi, EGE SECEM, ha richiamato il fenomeno della "Italian Duck", evidenziando come la crescente diffusione delle rinnovabili renda sempre più importante integrare generazione, accumuli e sistemi di gestione avanzata per massimizzare autoconsumo e autonomia energetica. Accanto a strumenti come cogenerazione, peak shaving e mercati della flessibilità, anche l'idrogeno potrà contribuire a garantire maggiore flessibilità del sistema, in coordinamento con gli impianti a gas necessari a bilanciare la produzione da fonti rinnovabili.
"La transizione energetica non è un tema di energia, è un tema di flessibilità", ha concluso Rossi.
Francesco Brognara, di Philip Morris International, ha illustrato come la flessibilità venga utilizzata per ottimizzare i consumi delle linee produttive, ridurre i consumi in stand-by e supportare le decisioni di investimento. Grazie all'impiego di software basati su IA, l'azienda è in grado di migliorare le previsioni e bilanciare in modo più efficiente le diverse fonti energetiche, scegliendo di volta in volta la soluzione più conveniente e sostenibile, ad esempio integrando fotovoltaico e geotermia.
Tavola rotonda: organizzazione, incentivi e sviluppo dei mercati
Successivamente, è emersa con forza la necessità di affiancare all'innovazione tecnologica una solida organizzazione aziendale.
Fausto Costa, di Terna, ha sottolineato che "la flessibilità organizzativa precede quella tecnologica", evidenziando l'importanza delle competenze, del monitoraggio dei dati e del supporto dell'intelligenza artificiale nei processi decisionali.
Ettore De Luca, di ARETI, ha dichiarato che la società punta a raggiungere 300 MW di flessibilità attraverso i propri programmi e considera essenziali due pilastri dell'energy management: massimizzare l'efficienza dei processi e incrementare l'autoconsumo.
Andrea Marchisio, di Elements, ha posto l'attenzione sulla massimizzazione dell'autoconsumo e sull'autoconsumo a distanza, evidenziando come la flessibilità abbia anche una forte dimensione economica e commerciale oltre che tecnica.
Attilio Piattelli, del Coordinamento FREE, ha invece richiamato la necessità di creare adeguate leve finanziarie per favorire gli investimenti in accumuli e servizi di flessibilità. Secondo Piattelli, prima di realizzare nuove infrastrutture di rete occorre valutare se gli stessi risultati possano essere ottenuti attraverso interventi di flessibilità, supportati da una regolazione più efficace da parte di ARERA.
Conclusioni: le richieste del settore
Dal confronto è emersa una visione condivisa tra istituzioni e operatori: occorre accelerare lo sviluppo dei mercati della flessibilità e rafforzare il quadro normativo. Tra le priorità, una roadmap nazionale entro il 2026, la stabilizzazione dei mercati locali della flessibilità entro il 2027 e incentivi più efficaci per accumulo, digitalizzazione e demand response.
Articolo a cura di Rossella Lettieri

