Collaborazione transfrontaliera, governance e innovazione al centro del panel sui principali appuntamenti internazionali sull'acqua. Necessario, per rafforzare il quadro internazionale entro il 2028, trasformare il Mediterraneo da area di vulnerabilità a piattaforma di cooperazione idrica, traducendo gli impegni in iniziative finanziate e misurabili. Articolo di Rossella Lettieri
Fra gli eventi principali della prima giornata del Forum Euro-Mediterraneo dell'Acqua di OneWater Italia, in programma dal 29 settembre al 2 ottobre alla Nuvola di Roma, si è svolto il panel "Dalla riunione ministeriale sull'acqua alla Conferenza delle Nazioni Unite sull'acqua", dedicato al percorso verso la Conferenza delle Nazioni Unite sull'Acqua 2026, che si terrà ad Abu Dhabi il prossimo dicembre.
L'incontro si è inserito nel solco della riunione ministeriale dell'Unione per il Mediterraneo (UpM), svoltasi il giorno precedente e conclusasi con l'adozione di una dichiarazione sottoscritta da 43 Stati membri. Il documento ha individuato alcune priorità strettamente connesse ai sei dialoghi interattivi della Conferenza del 2026: governance, cooperazione transfrontaliera, inclusione, IA e digitalizzazione, nesso acqua-cibo-energia, finanza e resilienza climatica.
Nel corso del panel è stato quindi delineato il percorso che, dalla riunione ministeriale, condurrà ai prossimi appuntamenti internazionali, dalla Cairo Water Week alla Conferenza ONU sull'Acqua di Abu Dhabi, fino al World Water Forum di Riyadh del 2027.
Saluti introduttivi: dalla pianificazione all'azione
Ad aprire i lavori è stato Emilio Ciarlo, Direttore generale del Comitato OneWater Italia, che ha sottolineato l'importanza della condivisione delle competenze, soprattutto a sostegno delle comunità più vulnerabili. Il Direttore ha evidenziato come il programma del Forum abbia affrontato le principali dimensioni legate all'acqua, dall'ambiente alla geopolitica, dall'IA e dalla digitalizzazione all'economia e alla salute, fino al citato nesso acqua-cibo-energia.
Ciarlo ha inoltre ribadito la centralità di etica, solidarietà e cooperazione, richiamando l'obiettivo di individuare soluzioni concrete e condivise per la gestione della risorsa idrica e di lanciare, attraverso il Forum, un messaggio di pace e fiducia. Ha infine ricordato il lancio della Rome Initiative on Water, sostenuta da contributi finanziari degli Stati membri a seguito della dichiarazione ministeriale.
A seguire, Frédéric De Dinechin, Consulente politico senior per le risorse idriche dell'UpM, ha sottolineato come il percorso verso la Conferenza ONU sull'Acqua di Abu Dhabi si inserisca in un processo internazionale avviato da tempo e alimentato da numerosi forum e iniziative regionali e globali. Ha richiamato, in particolare, la dichiarazione adottata nella riunione ministeriale dell'UpM, evidenziando la necessità di passare dalle sfide alle azioni concrete.
Nel ricordare i principali appuntamenti del calendario internazionale dell'acqua, De Dinechin ha sottolineato la forte convergenza tra le priorità individuate dai ministri dell'UpM e i sei Interactive Dialogues della Conferenza ONU sull'Acqua.
Tavola rotonda: la diplomazia dell'acqua nel Mediterraneo
In apertura al panel, il tema della trasformazione degli impegni politici in iniziative concrete è stato ripreso da Marco Rago, Consigliere legale del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per la Diplomazia Economica e lo Sviluppo e Inviato Speciale Italiano per le Politiche Internazionali delle Acque in Italia.
Rago ha sottolineato come la riunione ministeriale dell'UpM, frutto di oltre un anno di negoziati, abbia portato all'adozione unanime di una dichiarazione condivisa, dimostrando il potenziale della diplomazia dell'acqua anche in una regione come il Mediterraneo, caratterizzata da profonde divisioni e conflitti. Ha quindi richiamato la necessità di tradurre i principi condivisi in progetti, indicando nella Roma Initiative il primo progetto di capacity building rivolto ai Paesi del Mediterraneo allargato, con il coinvolgimento, tra gli altri, del SIAM di Bari e dell'UpM.

Il passaggio dalla definizione degli impegni alla loro attuazione è stato al centro dell'intervento di Mohamed CBC Diatta, Sherpa del Senegal per la Conferenza delle Nazioni Unite sull'Acqua del 2026. Diatta ha ricordato che la Conferenza è organizzata attorno a sei pilastri, corrispondenti ai sei dialoghi interattivi, e che l'obiettivo è trasformare i circa 700 messaggi della Water Action Agenda del 2023 in iniziative faro concrete.
Le proposte dovranno avere obiettivi chiari, partenariati definiti, risultati misurabili, finanziamenti individuati e un piano di sostenibilità. Dalle circa 12 proposte ricevute si punta a individuare quattro o cinque iniziative, in grado di affrontare anche temi trasversali quali desertificazione, biodiversità, clima, ambiente, resilienza dalla sorgente al mare e riduzione del rischio di catastrofi.
Sulla stessa linea si è inserito l'intervento di Hugo Morán Fernández, Presidente del Dialogo Interattivo B della Conferenza delle Nazioni Unite sull'Acqua 2026 e Segretario di Stato per l'Ambiente del Ministero per la Transizione Ecologica e la Sfida Demografica della Spagna, che ha evidenziato la forte vicinanza tra Spagna e Italia nel dibattito sull'acqua, anche in ragione delle problematiche condivise dai due Paesi. Ha quindi richiamato il ruolo della Spagna nella Conferenza ONU, dove condividerà con la Cina la co-presidenza del Dialogo Interattivo B.
In seguito Hani Sewilam, Presidente del Dialogo Interattivo C e Ministro delle Risorse Idriche e dell'Irrigazione dell'Egitto, ha posto l'accento sulla necessità di passare dagli oltre 700 impegni della Water Action Agenda del 2023 a risultati concreti. In vista del 2026, ha confermato, si punta a individuare alcune iniziative faro dotate di obiettivi chiari, partenariati definiti, risultati misurabili, finanziamenti e garanzie di sostenibilità.
Sewilam ha inoltre evidenziato la natura trasversale del dialogo Water for Planet, collegato agli altri cinque dialoghi e a temi quali desertificazione, biodiversità, clima, ambiente, resilienza dalla sorgente al mare e riduzione del rischio di catastrofi. "L'obiettivo è costruire sui risultati del 2023 e porre le basi per un quadro internazionale sull'acqua nel 2028", ha concluso.

Cooperazione transfrontaliera e Convenzione ONU sull'acqua
Il tema della cooperazione è stato approfondito da Antti Rautavaara, Presidente del Dialogo Interattivo D, 2026, e Inviato Speciale delle Nazioni Unite per l'Acqua della Finlandia, che ha evidenziato il ritardo nel raggiungimento dell'SDG 6 e l'importanza della cooperazione transfrontaliera, richiamando il coinvolgimento di oltre 35 organizzazioni e più di 20 eventi in cinque continenti.
In vista della Conferenza di Abu Dhabi, Rautavaara ha indicato due principali iniziative: una sessione speciale volta a favorire l'adesione di almeno otto nuovi Paesi alla Convenzione ONU sull'acqua, e una vetrina dedicata alla cooperazione a livello di bacino, attraverso nuovi e rinnovati accordi e protocolli per la condivisione dei dati. Ha inoltre annunciato una dichiarazione di interesse, con l'obiettivo di raccogliere 30 Paesi firmatari a sostegno del processo di adesione, e la costituzione di un UN Academic Hub, insieme all'Università delle Nazioni Unite, all'UNESCO e a partner accademici, per rafforzare la cooperazione scientifica.
A seguire Lionel Launois, co-presidente del dialogo "Commitment to Action", in rappresentanza del Ministero della Transizione Ecologica francese, ha sottolineato la centralità dell'acqua per i sistemi alimentari, l'agricoltura, l'energia, l'industria e gli ecosistemi. Ha evidenziato inoltre il ruolo di finanza, gestione del territorio, tecnologia e digitalizzazione come leve per affrontare le sfide future. Infine, Launois ha richiamato la crescente integrazione dell'acqua nelle principali agende internazionali, dalla COP31 di Antalya (Turchia) al futuro forum sull'IA nel Mediterraneo previsto a Marsiglia, sottolineando la necessità di considerare l'acqua come componente trasversale dello sviluppo economico e della resilienza.
A chiudere il panel è stato Abdulaziz Alshaibani, Co-presidente del World Water Forum e Viceministro delle Risorse Idriche del Ministero dell'Ambiente, dell'Acqua e dell'Agricoltura dell'Arabia Saudita, il quale ha sottolineato la necessità di garantire continuità e coerenza tra le diverse iniziative internazionali sull'acqua, collegando impegno politico, attuazione e impatto misurabile. Illustrando l'esperienza saudita, ha evidenziando come la sicurezza idrica richieda non solo infrastrutture e capacità di approvvigionamento, ma anche governance integrata, investimenti, innovazione, circolarità, dati e partenariati.
Guardando al World Water Forum del 2027, Alshaibani ha evidenziato l'ampio processo preparatorio, che coinvolge governi, regioni, autorità locali e stakeholder, con oltre 600 organizzazioni già interessate a partecipare. Ha concluso richiamando l'urgenza di passare dal dialogo all'azione concreta e misurabile, trasformando gli impegni internazionali in iniziative e impatti duraturi.

Conclusioni: un percorso comune verso il 2028
Nel complesso, il panel ha restituito una visione condivisa del percorso internazionale sull'acqua: continuità, cooperazione e attuazione sono emersi come elementi centrali per collegare la riunione ministeriale dell'UpM, la Conferenza ONU di Abu Dhabi e il World Water Forum di Riyadh, fino alla prospettiva del 2028. Particolare rilievo ha assunto la cooperazione transfrontaliera, sulla quale si è registrato un crescente sostegno da parte dei Paesi della regione, insieme alla necessità di affrontare il significativo divario finanziario che ancora ostacola il raggiungimento degli obiettivi idrici.
Gli interventi hanno inoltre evidenziato come l'acqua sia sempre più riconosciuta come una componente trasversale delle principali agende internazionali: dalla sicurezza alimentare e dalla resilienza climatica alla finanza, dalla digitalizzazione alla cooperazione per la pace.
In questa prospettiva, il percorso verso Abu Dhabi è stato presentato non come un appuntamento isolato, ma come una tappa di un processo più ampio, nel quale gli impegni assunti dovranno tradursi progressivamente in iniziative concrete, finanziate e misurabili, capaci di contribuire alla definizione di un quadro internazionale sull'acqua entro il 2028.
Articolo a cura di Rossella Lettieri

