Gas serra, ISPRA: meno 30% di emissioni dal 1990

16 apr 2026
I risultati dell'Inventario nazionale delle emissioni evidenziano che la riduzione degli inquinanti atmosferici in Italia è sempre più legata alla crescita delle fonti rinnovabili, che stanno progressivamente modificando il mix energetico nazionale, evidenziando il ruolo centrale della transizione energetica.

Nel 2024 le emissioni nazionali di gas serra registrano una diminuzione del 30% rispetto ai livelli del 1990 e un calo del 3,6% rispetto al 2023, attestandosi a poco più di 360 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente.

Nel 2025 si prevede un lieve incremento delle emissioni pari allo 0,3%, legato soprattutto a un maggiore utilizzo del gas naturale nella produzione elettrica, anche a causa della riduzione della produzione idroelettrica. In parallelo continua invece la diminuzione delle emissioni derivanti dal carbone, coerentemente con gli obiettivi di decarbonizzazione.

I dati sono stati elaborati da ISPRA nell’ambito dell’Inventario nazionale delle emissioni dei gas serra e dell’Inventario delle emissioni atmosferiche, e trasmessi agli organismi internazionali competenti, tra cui la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) e la Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE).

ISPRA sottolinea come la riduzione sia attribuita principalmente alla crescita delle fonti rinnovabili, in particolare idroelettrico ed eolico, al miglioramento dell’efficienza energetica e alla progressiva sostituzione dei combustibili fossili più emissivi con alternative a minore contenuto di carbonio.

Il contributo emissivo dei diversi settori

Non tutti i settori mostrano però un andamento in diminuzione. Le emissioni legate ai trasporti, che rappresentano il 31% del totale nazionale e sono per oltre il 90% riconducibili al trasporto su strada, continuano a crescere e risultano superiori di oltre il 10% rispetto al 1990. Insieme ai trasporti, anche i settori della produzione di energia (18%), del residenziale (18%) e dell’industria manifatturiera (13%) contribuiscono complessivamente a circa l’80% delle emissioni complessive.

A partire dai primi anni 2000 si osserva inoltre un progressivo disaccoppiamento tra andamento economico ed emissioni di CO₂: dopo la fase di ripresa seguita alla pandemia, le emissioni risultano in calo mentre il PIL continua a crescere, confermando una tendenza strutturale.

L'analisi di ISPRA

Sul fronte degli inquinanti atmosferici si registra una riduzione significativa tra il 1990 e il 2024, attribuita a efficienza energetica, diffusione delle rinnovabili, innovazione tecnologica, introduzione di limiti emissivi più severi e utilizzo di combustibili più puliti.

Il settore energetico si conferma la principale fonte emissiva per diversi inquinanti, con oltre l’80% del totale. I processi industriali incidono soprattutto su particolato, metalli pesanti e inquinanti organici persistenti. Le emissioni di ammoniaca (NH₃) sono invece quasi interamente riconducibili al settore agricolo (oltre il 90%), mentre il comparto dei rifiuti, in particolare l’incenerimento, contribuisce in modo significativo alla formazione di black carbon, cadmio, esaclorobenzene e diossine.

Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA, dichiara: “I dati sulle emissioni di gas serra e sugli inquinanti atmosferici ci consegnano un messaggio chiaro: il percorso intrapreso sta producendo risultati concreti. È un segnale incoraggiante, che dimostra come politiche mirate, innovazione tecnologica e comportamenti responsabili possano davvero fare la differenza. Allo stesso tempo, questi numeri ci ricordano che la sfida non è ancora vinta. Ed è proprio per questo che i progressi vanno letti come uno stimolo ad accelerare, non a rallentare".

"Come ISPRA e come Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente abbiamo il compito di garantire dati solidi, trasparenti e tempestivi, perché è sui dati che si costruiscono decisioni efficaci e politiche credibili. Abbiamo le competenze, gli strumenti e la consapevolezza per continuare a ridurre le emissioni e migliorare la qualità dell’aria nel nostro Paese. Il futuro che vogliamo costruire è già in movimento: sta a noi consolidarlo, trasformando i segnali positivi di oggi in risultati strutturali e duraturi per l’ambiente e per la salute di tutti”, conclude la Presidente.