Si è concluso con un evento presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo il primo corso online, GeotherMOOC, dedicato all’intera filiera della geotermia, promosso dall’Ateneo in collaborazione con Saipem. Spazio è stato dato anche al modello Ferrara. Articolo di Emilia Marcotulli.
In un'epoca in cui la dipendenza energetica e i cambiamenti climatici minacciano il nostro futuro, la geotermia emerge come una risorsa chiave, pronta a guidare l'Italia verso una transizione energetica più sicura e sostenibile.
Dal teleriscaldamento alimentato da fonti rinnovabili alle applicazioni di bassa entalpia, la geotermia offre soluzioni scalabili per decarbonizzare edifici e distretti industriali, promuovendo al contempo l'indipendenza energetica delle città.
Sono questi i temi emersi durante l'evento presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, il primo corso online dedicato all’intera filiera della geotermia, promosso dall’Ateneo in collaborazione con Saipem (GeotherMOOC – Geotermia e Decarbonizzazione del Calore: il modello Ferrara per un mix energetico sostenibile?).
Spazio è stato dato anche al modello Ferrara: un esempio virtuoso di teleriscaldamento geotermico che racchiude tutti i punti focali dell'incontro.

Geotermia e decarbonizzazione: il ruolo del calore nella transizione energetica
L'incontro si è aperto con i saluti istituzionali di Alessandro Bogliolo, Professore Ordinario e Delegato del Rettore alla Divulgazione Scientifica e al Public Engagement dell'Università degli Studi di Urbino, che ha messo in luce come il calore “rappresenti un elemento essenziale di qualsiasi sistema energetico, ma è anche uno degli aspetti più complessi da decarbonizzare in modo strutturale”.
Il corso GeotherMOOC, infatti, è interamente dedicato alla geotermia, o meglio alla sua catena del valore e si articola — sottolinea Mariella Leporini, Responsabile Geotermia di Saipem — in otto lezioni attraverso una collaborazione tra università e azienda in un ambito che, per Saipem, "rappresenta una leva strategica per la costruzione di un mix energetico sostenibile, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche tecnico ed economico”.
In questo scenario, come riporta Michele Gliaschera, Presidente dell'Ordine dei Geologi delle Marche, “la figura del geologo è centrale e imprescindibile” in quanto custode della conoscenza del sottosuolo e capace di trasformare un'incognita geologica in una risorsa energetica certa, sicura e sostenibile.
Il futuro dell'energia geotermica: una risorsa sempre più strategica
Nel primo keynote speech, Paolo Frankl, Direttore della Divisione Energie Rinnovabili dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, ha analizzato il ruolo crescente delle rinnovabili, con un focus particolare sulla geotermia. Secondo Frankl, “la geotermia è una delle fonti rinnovabili più versatili capace di produrre sia elettricità che calore, disponibile 24 ore su 24 e utilizzabile in ambito industriale e domestico". Tuttavia, oggi rappresenta meno dell'1% della domanda energetica globale a causa delle limitazioni tecnologiche legate alle aree ad alta entalpia. Ma le nuove tecnologie, come gli "enhanced geothermal systems" e i sistemi a circuito chiuso, stanno aprendo nuove opportunità.
L'aspetto più interessante è che la geotermia non solo contribuisce alla produzione energetica, ma può anche favorire l'estrazione di minerali critici, come il litio, “un contributo significativo per la sicurezza energetica europea”. In conclusione, Frankl ha evidenziato come la geotermia possa diventare accessibile ovunque, riducendo i rischi energetici globali e promuovendo la sicurezza energetica italiana ed europea.

La geotermia come “calore infrastrutturale”
La geotermia come calore infrastrutturale può trasformare il futuro energetico, riducendo la dipendenza estera, combattendo i cambiamenti climatici e garantendo la sicurezza energetica del Paese. Emanuele Emani, Consiglio Nazionale dei Geologi (CNG) e Coordinatore della Piattaforma Nazionale Geotermia , ha spiegato come un punto focale riguardi gli usi termici di tale risorsa, che spaziano dall'agricoltura all'industria, al turismo, al riscaldamento e al raffreddamento degli edifici. Sebbene, infatti, la geotermia a bassa entalpia sia utilizzabile in tutta Italia, le zone più calde come la Toscana sono particolarmente adatte per progetti geotermici.
Il teleriscaldamento, che rappresenta una tecnologia chiave per la climatizzazione, sta evolvendo verso reti di quinta generazione, che non richiedono alte temperature e riducono le perdite di calore. Inoltre, i progetti di geotermia a bassa entalpia potrebbero anche essere utilizzati per comunità energetiche termiche, simili a quelle elettriche. In tale contesto, Emani ha fatto riferimento alla "Piattaforma Nazionale Geotermia", che dal 2015 riunisce enti, ministeri, università e aziende per collaborare sulla valorizzazione della geotermia. Con l'introduzione del DM 378/2022 e il recente aggiornamento del DM 108/2026, è stata fatta una semplificazione normativa per l'uso della geotermia, in particolare per impianti a circuito chiuso.
In conclusione, Emanuele ribadisce la necessità di "informare e comunicare" meglio sulle potenzialità della geotermia, affinché le scelte strategiche possano includere anche questa tecnologia nei progetti di efficientamento energetico spiegando che la "conoscenza di base" riguardante la geotermia permette alle aziende di identificare dove investire con il minor rischio e costi.

Strategia e futuro della geotermia in Italia: il ruolo del MASE nella transizione energetica
Ilaria Antoncecchi, geologa esperta in georisorse del sottosuolo del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha sottolineato come “l'Italia ha un'industria geotermica avanzata", specialmente nelle aree di Larderello e Montamiata, rinomate per la geotermia a media e alta entalpia.
Queste esperienze sono alla base della strategia futura del Ministero, orientata verso il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e sicurezza energetica dell'Unione Europea. Obiettivi che sono dettagliati nel Piano Nazionale Integrato di Energia e Clima, che stabilisce una quota del 39,4% di rinnovabili nel mix energetico nazionale per il 2030, con un incremento della geotermia.
Per raggiungere questi obiettivi, la strategia si concentra su cinque pilastri quali lo sfruttamento di risorse difficilmente accessibili, sistemi geotermici a circuito chiuso e recupero di calore da pozzi, innovazioni tecnologiche per migliorare le prestazioni degli impianti e integrarli con altre fonti rinnovabili, sperimentazione dell'estrazione di materie prime critiche da fluidi geotermici e sviluppo di nuove tecnologie di perforazione e metodi di prospezione.
A livello amministrativo, l'organizzazione triennale 2026-2028 ribadisce due priorità politiche: “accelerazione delle fonti rinnovabili, con la semplificazione delle procedure autorizzative e il sostegno alle tecnologie innovative e alla decarbonizzazione industriale e all'economia circolare, con un focus sulle filiere strategiche per lo sviluppo di tecnologie a zero emissioni nette”.

La geotermia come pillar della strategia energetica delle Marche
L'importanza delle energie rinnovabili si è nuovamente manifestata nello scenario italiano a seguito della crisi internazionale ed è questo che ha sottolineato Giacomo Bugaro, Assessore regionale allo Sviluppo Economico, all'Energia e alla Logistica delle Marche mettendo in luce come, fino a pochi mesi fa, si parlasse di “energie rinnovabili solo nel contesto del green deal”, e come ora si debba considerare la produzione energetica come un fattore fondamentale per la competitività del paese.
La Regione Marche, in tal senso, è impegnata nella realizzazione del Piano Energetico 2030, che prevede la produzione di 2,3 gigawatt di nuova energia verde. Bugaro ha specificato che, mentre il fotovoltaico sarà il driver principale, l'eolico incontrerà delle difficoltà dovute sia a "ragioni naturali" che a "questioni politiche e territoriali" legate alla protezione delle aree montane, vitali anche per il turismo.
In questo contesto, ha sottolineato l'importanza della geotermia come “una tecnologia ancora poco conosciuta ma dal grande potenziale” tale da essere non solo una risorsa per il futuro ma la chiave per un presente più sicuro, sostenibile e indipendente, dove ogni grado di calore estratto dalla terra diventa un passo verso un'energia più pulita e una società più resiliente.
Il ruolo delle aziende nella decarbonizzazione e il progetto Casaglia
In linea con il pillar della Regione Marche il panel, moderato da Paolo Taticchi, Professore di Strategy and Sustainability presso l'UCL, ha visto la partecipazione di Alessandro Puliti, CEO di Saipem, e Orazio Iacono, CEO del Gruppo ERA. Puliti ha evidenziato come Saipem, che “proviene principalmente dall'oil & gas, viene oggi estesa alle energie rinnovabili”, sottolineando che il passaggio alle infrastrutture rinnovabili è cruciale per la transizione energetica, mettendo in luce come competenze consolidate nel settore petrolifero siano applicabili anche a tecnologie come l'eolico offshore, la geotermia e la cattura della CO₂.
Iacono ha invece parlato della sostenibilità come parte integrante della strategia aziendale, spiegando che la transizione per ERA non è solo uno slogan, ma un “processo concreto che crea valore per i territori e le comunità”.
Riguardo al progetto Ferrara, Iacono ha spiegato come questo rappresenti un importante passo avanti, con il raddoppio della potenza geotermica per il teleriscaldamento della città. Ha infatti messo in luce come grazie anche ai fondi del PNRR, “stiano arrivando a una quota quasi totalmente rinnovabile per il calore della città”, aggiungendo che per replicare questo modello, sono necessari “risorse economiche e strumenti per mitigare il rischio minerario”.
Puliti ha ribadito che, sebbene le opportunità geotermiche siano enormi, “i rischi legati alla perforazione e all'incertezza del sottosuolo sono significativi”. Ha aggiunto però che Saipem, con la sua esperienza nella realizzazione di oltre 7.000 pozzi nel mondo, è pronta a ridurre questi rischi e a rendere i progetti più affidabili. Il segreto del successo, secondo Puliti, sta infatti nel combinare “incentivi economici e capacità industriale”.
Geotermia e teleriscaldamento: le chiavi per la decarbonizzazione urbana e l'indipendenza energetica
Un focus importante è stato dedicato alla geotermia e al teleriscaldamento nella transizione energetica e nella decarbonizzazione delle città che hanno un ruolo strategico tale che Simone Rossi, vicepresidente dell'Associazione Italiana Riscaldamento Urbano ha esemplificato che “il teleriscaldamento alimentato da fonti rinnovabili, come la geotermia, gioca un ruolo cruciale nella decarbonizzazione delle città tanto che l'80% delle emissioni di CO2 proviene dalle aree urbane […] e l'integrazione della geotermia può contribuire in modo significativo a ridurre queste emissioni.”
In merito al progetto Ferrara e agli aspetti applicativi del Gruppo Era, Rossi ha presentato i numeri del servizio di teleriscaldamento affermando: “siamo il terzo operatore nazionale, con 21 impianti e 13.000 contratti attivi in 16 comuni.
A Ferrara, il 30% degli appartamenti è già servito dal teleriscaldamento.” Il mix produttivo del Gruppo Era prevede che il 37% del calore venga da fonti rinnovabili, con l'energia geotermica che rappresenta il 16% del totale. A Ferrara, il 44% del calore proviene dalla geotermia, con un bacino geotermico a circa 2 chilometri di profondità, stabile nel tempo. Il progetto di potenziamento della geotermia a Ferrara prevede l'aumento della capacità di estrazione e l'espansione della rete di teleriscaldamento di 6 km, tale per cui “entro il 2026, raddoppieremo la potenza geotermica, passando da 400 a 800 metri cubi” con un investimento complessivo di 51 milioni di euro, di cui 23 milioni finanziati dal PNRR.
Il progetto inoltre prevede l'ampliamento della rete e il miglioramento della capacità estrattiva della risorsa geotermica, grazie anche alla conoscenza preesistente del territorio.
Evoluzione delle corporate academies e l'intelligenza artificiale
Per affrontare le sfide moderne e portare avanti tali progetti in un'ottica anche di riproducibilità, le aziende hanno bisogno di coinvolgere un personale altamente qualificato in tutte le fasi. In quest'ottica, è stata creata un'academy, ovvero una piattaforma pensata per supportare la crescita continua dei dipendenti.
Alessandro Bruscia, Human Resources and Organization Director, Saipem, Alessandro Camilleri, Direttore Centrale Personale e Organizzazione, Gruppo Hera, Fabio Musso, Prorettore, Università degli Studi di Urbino Carlo Bo hanno infatti analizzato le sfide e le opportunità che le corporate academy stanno affrontando, anche in relazione all'evoluzione delle tecnologie e all'utilizzo dell'AI.
Le corporate academy hanno l'obiettivo di coinvolgere i dipendenti in un percorso di crescita che va oltre l'aspetto tecnico-operativo, mirando anche a sviluppare competenze trasversali e a promuovere una cultura aziendale orientata all'innovazione. In questo frame si inserisce l'AI e oggi, la domanda cruciale è: come l'arrivo dell'AI cambierà il modello di business e le modalità di lavoro?
Dagli interventi emerge come la sfida consista nel non concentrarsi esclusivamente sui numeri e sulle performance quantitative e un esempio è rappresentato dalla sicurezza sul lavoro. Tecnologie come le telecamere intelligenti permettono infatti di identificare in tempo reale comportamenti insicuri degli operatori, incentivando un miglioramento delle pratiche di sicurezza.
In parallelo, le corporate academy stanno affrontando un cambiamento nell'approccio ecosistemico che si allontana dal tradizionale concetto di distretti industriali e si orienta verso una collaborazione più ampia, dove le competenze e conoscenze sono condivise tra diversi attori, superando i confini settoriali.
Un altro concetto chiave è l'importanza dell'apprendimento esperienziale, che sta diventando sempre più una modalità cardine, tanto che gli operatori vengono formati attraverso simulazioni di scenari reali, che permettono di sviluppare non solo competenze tecniche, ma anche abilità personali essenziali per affrontare situazioni complesse, come quelle che si trovano in ambienti di lavoro ad alta intensità, come le piattaforme offshore.
Articolo di Emilia Marcotulli

