Geotermia, il “nucleare gentile” al centro del dibattito a EcoFuturo Festival

15 mag 2026
Il progetto geotermico a circuito chiuso Eavor Loop realizzato in Germania ha rappresentato il principale riferimento tecnico del confronto, offrendo lo spunto per un’analisi più ampia su limiti attuali e potenzialità future della geotermia nella transizione energetica. Articolo di Valeria Moriconi

Il ruolo strategico della geotermia nel futuro energetico italiano, tra potenziale di sviluppo, innovazione tecnologica e necessità di un quadro normativo adeguato. Questo il tema al centro dell’incontro “Geotermia: il ‘nucleare gentile” tenutosi il 13 maggio presso la Città dell’Altra Economia a Roma.  

Il dibattito, organizzato nell’ambito di EcoFuturo Festival, ha visto la partecipazione di esperti del settore energetico, della ricerca e del mondo accademico, che si sono confrontati sul contributo che questa fonte rinnovabile può offrire alla transizione energetica, con particolare attenzione al tema della continuità della produzione e alla riduzione della dipendenza dalle fonti fossili. 

Il caso Eavor Loop in Germania 

Focus della discussione il progetto sperimentale di Geretsried, in Germania, dove l’azienda canadese Eavor ha realizzato un sistema geotermico a circuito chiuso che non utilizza fluidi naturali del sottosuolo, ma sfrutta esclusivamente il calore delle rocce. 

Il sistema, illustrato da Giuliano Gabbani, professore di Scienze della Terra presso l’Università di Firenze, si basa su due pozzi, uno di iniezione e uno di produzione, che permettono la circolazione di un fluido in un circuito chiuso sotterraneo. Una volta avviato, il processo diventa autosostenuto, con consumi energetici ridotti rispetto ai sistemi tradizionali. 

Secondo le stime illustrate, l’impianto può raggiungere circa 2 megawatt elettrici e 8 megawatt termici, con la possibilità di alimentare fino a 36.000 nuclei familiari. La tecnologia viene considerata scalabile e potenzialmente replicabile in diversi contesti geologici, grazie alla sua indipendenza da specifiche condizioni del sottosuolo. 

Le prospettive della geotermia nella transizione energetica 

Per Aurelio Cupelli, consulente di Sorgenia, la transizione energetica verso un sistema completamente rinnovabile richiede fonti programmabili in grado di garantire continuità. Fotovoltaico ed eolico, pur fondamentali, restano infatti intermittenti e legati alle condizioni climatiche. 

In questo quadro, la geotermia potrebbe assumere il ruolo di “base load” del sistema energetico, assicurando una produzione costante. Il potenziale geotermico italiano è stato stimato in circa 2.000 watt/ora dal sottosuolo, con margini di sviluppo ancora significativi. 

Attualmente le rinnovabili coprono circa il 40% del fabbisogno nazionale. In Italia i primi sviluppi della geotermia moderna risalgono al periodo 2010-2012, ma da allora non si sono registrati nuovi impianti a zero emissioni. Il PNIEC al 2030 prevede circa 1 GW di capacità installata, mentre il bando FER2 mette in gara circa 160 MW. 

Secondo Cupelli, uno dei principali ostacoli allo sviluppo del settore non è il costo dell’energia prodotta, ma il rischio minerario legato all’incertezza del sottosuolo. In altri Paesi europei questo rischio viene mitigato con strumenti pubblici di garanzia, come in Francia, dove lo Stato copre i casi di pozzi non produttivi. 

Il confronto con il nucleare e il ruolo del sistema elettrico 

Marco Bella, professore associato di Chimica Organica presso l’Università di Roma “La Sapienza”, intervenuto anche a nome di Energia per l’Italia, ha posto l’accento sul confronto tra nucleare e geotermia nel sistema energetico.  

Secondo la sua analisi, il nucleare rappresenterebbe una delle fonti più costose e meno flessibili, mentre il sistema elettrico moderno avrebbe bisogno soprattutto di fonti modulabili in grado di gestire i picchi di domanda. 

Nel modello attuale italiano, il fotovoltaico copre una quota crescente della produzione, mentre l’idroelettrico viene spesso utilizzato come sistema di bilanciamento tramite pompaggio. In questo contesto, il gas continua a svolgere il ruolo di fonte flessibile. 

Per Bella, la crescente diffusione di batterie e sistemi di accumulo riduce ulteriormente la necessità di una fonte continua come il nucleare, mentre la geotermia potrebbe contribuire alla stabilità del sistema senza i costi elevati della produzione nucleare. 

Geotermia e costo dell’energia 

Nel suo intervento, Giuseppe De Natale, Dirigente di Ricerca presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha posto l’attenzione sul potenziale della geotermia italiana come leva per ridurre il costo dell’energia e rafforzare la sicurezza energetica del Paese.  

Ripercorrendo l’evoluzione storica della tecnologia, De Natale ha ricordato come la geotermia fosse già utilizzata in epoca romana per le terme e i primi impianti elettrici fossero già stati introdotti già nel 1914.  

Dopo il secondo dopoguerra, ha spiegato, lo sviluppo delle fonti fossili e successivamente il ricorso al nucleare hanno rallentato l’attenzione verso questa risorsa, tornata al centro del dibattito dopo la crisi petrolifera degli anni Settanta. 

De Natale ha quindi illustrato le attività di ricerca avviate dal 2012 sul potenziale geotermico nazionale, sottolineando come le risorse presenti in Italia potrebbero consentire, nell’arco di alcuni decenni, la realizzazione di impianti moderni per circa 4 GW di potenza elettrica, oltre a ulteriori 11 GW destinabili ad altri utilizzi, come le pompe di calore.

Secondo il dirigente INGV, una piena valorizzazione della geotermia permetterebbe di ridurre significativamente il consumo di gas naturale, incidendo direttamente sul costo dell’energia, oggi tra i più elevati in Europa. 

Nel confronto tra geotermia e nucleare, De Natale ha inoltre evidenziato il ridotto impatto ambientale della fonte geotermica rispetto a quello attribuito al nucleare, sottolineando come i costi dipendano in larga misura dalla tipologia e dalla realizzazione degli impianti.  

Secondo quanto mostrato durante l’intervento, un maggiore utilizzo della geotermia potrebbe contribuire ad avvicinare il costo dell’energia italiano ai livelli medi di Paesi come Germania, Paesi Bassi e Spagna. 

 Criticità ambientali e limiti delle tecnologie tradizionali 

Il geologo Andrea Borgia ha infine richiamato l’attenzione sulle criticità ambientali legate agli impianti geotermici tradizionali, in particolare nel caso del Monte Amiata. 

Secondo i dati illustrati, una quota significativa delle emissioni nazionali di mercurio sarebbe riconducibile agli impianti dell’area, insieme alla centrale di Larderello, a causa di tecnologie considerate obsolete. Le emissioni storiche e gli impatti sul territorio, tra cui subsidenza e fenomeni sismici locali, sono stati indicati come conseguenze della gestione degli impianti esistenti. 

In questo contesto, il modello Eavor Loop viene indicato come alternativa più sostenibile: un sistema a ciclo chiuso, privo di emissioni dirette, con potenziale applicazione anche per lo stoccaggio termico e la gestione bidirezionale del calore. 

Prospettive future 

Il dibattito si è concluso con una riflessione sulle prospettive della tecnologia geotermica avanzata, considerata da alcuni relatori una possibile infrastruttura chiave per la decarbonizzazione. Tra le ipotesi, anche lo sviluppo di sistemi di accumulo termico e nuove soluzioni basate su materiali avanzati come il grafene per migliorare l’efficienza della trasmissione energetica. 

Articolo di Valeria Moriconi