INTERVISTA. Rete Geotermica: serve Autorità Geotermica Nazionale per semplificazione autorizzazioni

06 mag 2024
Intervista di Watergas a Fausto Batini, Presidente di Rete Geotermica

Procedimenti autorizzativi complessi e frammentati, strumenti di incentivazione inadeguati, decentramento amministrativo, scarsa conoscenza dell’energia geotermica. In questa intervista Fausto Batini, Presidente di Rete Geotermica, spiega punto per punto quali sono i principali ostacoli che ancora persistono per il decollo del settore della “geotermia a emissioni nulle”.

Secondo Batini, per sciogliere questi nodi che bloccano gli investimenti, il Governo Italiano dovrebbe, come già avviene in altri Paesi Europei come la Germania, la Francia ed il Regno Unito, mettere in campo maggiori risorse per incentivare la realizzazione di un congruo numero di impianti geotermoelettrici ad emissioni nulle.

Come? Incrementando il contingente di potenza previsto per la geotermia ad emissioni nulle nel FER 2; adeguando la tariffa incentivante prevista nel FER2 per tener conto dell’aumento dei costi delle materie prime (indicizzato all’inflazione); istituendo un fondo assicurativo che mitighi il rischio di esplorazione.

Inoltre per Batini è necessario che il Governo istituisca un'Autorità Geotermica Nazionale dedicata a coordinare lo sviluppo del settore e definire procedure semplificate e tempi certi per l’iter autorizzativo, con standard uguali in tutte le Regioni.

Di recente Rete Geotermica ha presentato, con il supporto di The European House – Ambrosetti, il primo Studio Strategico in Italia “La geotermia a emissioni nulle per accelerare la decarbonizzazione e creare sviluppo in Italia”. Iniziamo con lo spiegare bene che cos’è la geotermia ad emissioni nulle…

La “geotermia ad emissione nulle” è una tecnologia a “ciclo chiuso” che consente di valorizzare la risorsa geotermica “primaria” (“calore endogeno”) senza emissioni inquinanti in atmosfera e senza consumo di acqua. Il calore endogeno riscalda l’acqua presente nelle rocce del sottosuolo (“fluido geotermico”) che può essere utilizzato in superficie per la produzione di energia elettrica e termica.

Il funzionamento di un impianto geotermico a emissioni nulle prevede 4 fasi:

  1. il fluido geotermico caldo, prelevato mediante pozzi di uno o più pozzi di produzione, viene immesso in uno scambiatore di calore;
  2. all’interno dello scambiatore di calore, il fluido geotermico trasmette il calore ad un fluido (“fluido di lavoro”), a bassa temperatura di ebollizione, che viene trasformato in vapore;
  3. “il fluido di lavoro” sottoforma di vapore ad alta pressione viene espanso all’interno di una turbina che genera energia elettrica;
  4. il fluido geotermico, raffreddato dopo aver ceduto calore al “fluido di lavoro viene reimmesso nelle medesime rocce di provenienza per essere nuovamente riscaldato dal calore endogeno.

La geotermia a emissioni nulle può essere applicata a risorse geotermiche con temperatura maggiore di >120 °C, diffuse e accessibili nel territorio nazionale a profondità comprese tra 2000 e 5000 m.

La tecnologia geotermica a emissioni nulle offre anche l’opportunità di applicare approcci i progettuali innovativi e sito-specifici innovativi per realizzare impianti geotermici in grado di integrarsi nel paesaggio circostante preservando il territorio dal punto di vista naturalistico ed ambientale. Esempi di questa tipologia di impianti sono quello di Sorgenia nella Val di Paglia (a sinistra) e quello di Graziella Green Power nel Comune di Castelnuovo di Val di Cecina (a destra).

    

Quali sono gli ostacoli che ancora persistono per il decollo del settore?

Innanzitutto, i procedimenti autorizzativi sono complessi e frammentati. La normativa adottata per l’attribuzione dei Permessi di Ricerca e Concessioni di coltivazione di risorse geotermiche è essenzialmente basata su quella utilizzata per il rilascio di Titoli Minerari (come quelli per la ricerca e sfruttamento degli idrocarburi), senza però considerare che la risorsa geotermica (il “calore endogeno” presente nel sottosuolo) è una fonte di energia rinnovabile e come tale dovrebbe essere valorizzata.

Mentre gli idrocarburi sono estratti dal sottosuolo e bruciati con emissione di inquinanti in atmosfera, la “geotermia a emissioni nulle” consente di valorizzare il “calore endogeno” per produrre energia elettrica e termica senza emissione di inquinanti in atmosfera.

Inoltre, si registra una mancanza di tempi certi nell’espletamento degli iter autorizzativi. A titolo meramente esemplificativo, il titolare di un Permesso di Ricerca Geotermico deve affrontare almeno cinque fasi autorizzative (nel caso ottimistico, in cui vengano rispettati gli attuali termini di legge, occorrono 45 mesi per espletare le fasi autorizzative) prima di ottenere il rilascio della Concessione di Coltivazione. Purtroppo i tempi previsti dalla normativa raramente vengono rispettati in quanto i titolari sono spesso chiamati a fornire più volte le stesse integrazioni magari già fornite in precedenti fasi dell’iter autorizzativo.

Altro problema, è il decentramento amministrativo che ha posto in essere una frammentazione delle procedure introducendo una moltiplicazione dei regolamenti e normative applicate dalle diverse Regioni:

Il risultato di questa complessità e frammentazione è il fatto che dal 2010 ad oggi non è stato perforato nessun pozzo geotermico esplorativo in Italia.

Gli strumenti di incentivazione sono poi inadeguati. La geotermia a emissioni nulle è una tecnologia innovativa e, di conseguenza, ha attualmente un costo di sviluppo più elevato rispetto alle tecnologie rinnovabili tradizionali. Deve, pertanto, essere accompagnata da adeguati meccanismi di supporto che consentano di trasformarla in una tecnologia “consolidata”.

Dal 2010 ad oggi solo sei impianti geotermoelettrici ad emissioni nulle hanno ottenuto l’iscrizione al registro per complessivi 30 MW. Tuttavia nessuno degli impianti è stato realizzato a causa del prolungarsi dell’iter autorizzativo.

Nella bozza del PNIEC non viene citato un obiettivo per la geotermia a emissioni nulle, mentre la bozza del Decreto FER2 prevede uno sviluppo minimale (solo 60 MW per impianti ad emissioni nulle). Anche guardando al 2050, la strategia italiana di lungo periodo non riporta obiettivi puntuali per la geotermia a emissioni nulle.

La bozza del nuovo decreto FER 2 per l’incentivazione delle energie rinnovabili innovative, in corso di predisposizione da oltre quattro anni e non ancora emanato, prevede per gli impianti geotermoelettrici ad emissioni nulle un contingente di potenza di soli 60 MW, a fronte di oltre 800 MW che gli associati di Rete Geotermica hanno in fase sviluppo.

Infine, vi è una scarsa conoscenza dell’energia geotermica. L’interesse per la geotermia risulta molto limitato nel dibattito pubblico e nei canali media, dove la tecnologia viene spesso presentata con una connotazione negativa che influenza la percezione comune. Tuttavia, da un’analisi approfondita dei principali falsi miti emerge come le principali preoccupazioni relative alla geotermia siano spesso non accurate e enfatizzino gli impatti ambientali, che nel caso degli impianti ad emissioni sono trascurabili.

E’ necessario operare una campagna di corretta informazione per far comprendere le nuove possibilità di valorizzazione di questa importante fonte. La consapevolezza dell’utilizzo di tecnologie a totale re-iniezione con cicli binari chiusi e di un attento inserimento della centrale nel contesto paesaggistico, porterebbero ad una maggiore apertura delle popolazioni con conseguente innesco di un ciclo positivo nell’utilizzo della geotermia.

Cosa dovrebbe fare il Governo per supportare i progetti geotermici? Quali misure dovrebbero essere messe in campo?

Il Governo prima di tutto dovrebbe, nel nuovo PNIEC (Piano Integrato Nazionale Energia e Clima), riconoscere il ruolo strategico della geotermia ad emissioni nulle che, se opportunamente sostenuta, può fornire il 10 % della produzione di energia elettrica al 2050.

La geotermia a emissioni nulle è una tecnologia innovativa e, di conseguenza, ha un costo di sviluppo più alto delle tecnologie rinnovabili tradizionali. Pertanto è necessario introdurre adeguati meccanismi di supporto che ne consentano la piena “industrializzazione” con conseguente riduzione dei costi di generazione e renderla competitiva nel mercato elettrico (così come avvenuta per altre FER, come il fotovoltaico). È anche necessario mitigare il rischio associato alle prime fasi di sviluppo, soprattutto nelle fasi di perforazione dei primi pozzi  (rischio di esplorazione),  che incidono anche fino al  50% dell’investimento.

In particolare il Governo Italiano, come già avviene in altri Paesi Europei come la Germania, la Francia ed il Regno Unito, dovrebbe mettere in campo maggiori risorse per incentivare la realizzazione di un congruo numero di impianti geotermoelettrici ad emissioni nulle. Questo potrebbe essere fatto con più strumenti: incrementando il contingente di potenza previsto per la geotermia ad emissioni nulle nel FER 2 (le imprese che fanno parte di Rete Geotermica hanno un piano di sviluppo di progetti per oltre 800 MW da realizzare nei prossimi dieci anni in varie Regioni quali Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Lazio); Adeguando la tariffa incentivante prevista nel FER2 per tener conto dell’aumento dei costi delle materie prime (indicizzato all’inflazione); Istituendo un fondo assicurativo che mitighi il rischio di esplorazione, per tutelare l’attività imprenditoriale dal rischio intrinseco della tecnologia,

Tali misure dovranno essere rese stabili nel medio-lungo periodo (almeno 10 anni) e consentire termini certi e congrui per la messa in esercizio degli impianti.

Di recente il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha fatto sapere che il Governo sta lavorando alla stesura di un Testo Unico sulle semplificazioni procedimentali per le rinnovabili. Siamo sulla strada giusta?

La semplificazione ed armonizzazione delle procedure autorizzative a quelle adottate per le altre energie rinnovabili è un passaggio fondamentale per consentire lo sviluppo di progetti geotermici ad emissioni nulle.

Tuttavia, considerato che le risorse geotermiche idonee alla produzione di energia elettrica, sono considerate strategiche e sono un bene indisponibile dello stato è necessario che il Governo istituisca un'Autorità Geotermica Nazionale dedicata a coordinare lo sviluppo del settore e definire procedure semplificate e tempi certi per l’iter autorizzativo, con standard uguali in tutte le Regioni. In particolare si dovrà procedere all'istituzione del Titolo Autorizzativo Unico che preveda un unico iter autorizzativo e ambientale (“one shop stop”)  per lo sviluppo di impianti geotermici, al fine di garantire il rilascio della concessione in caso di successo della fase iniziale. E anche all'individuazione di aree "ottimali" (idonee) per lo sviluppo di impianti geotermici, basate sulla mappatura del potenziale geotermico e sugli studi già predisposti dal Ministero.

In questo settore l’Italia è l’8° Paese al mondo. Quali sono i primi sette e in cosa si differenziano dal nostro Paese?

Sono un mix di paesi sviluppati ed in via di sviluppo: Stati Uniti (2653 MW), Indonesia (2360 MW), Filippine (1932 MW), Turchia (1691 MW), Nuova Zelanda (1043 MW),  Messico (999 MW), Kenya (949 MW).

I paesi a più rapida crescita dal 2010 ad oggi, quali Indonesia (+1171 MW), Turchia (+1597 MW) e Kenya (+751 MW) hanno visto una netta e precisa volontà politica di sviluppare questa risorsa residente all’interno dei confini nazionali, anche come veicolo di sviluppo del sistema paese quindi per incrementare l’accesso alla rete elettrica nelle aree rurali, favorendo quindi anche l’accettazione sociale relativamente alla valorizzazione delle risorse geotermiche. Posso inoltre confermare che tale volontà permane tuttora, infatti, sia Indonesia che Kenya, hanno piani di sviluppo nazionale per GW da installarsi nei prossimi due decenni.

Anche gli altri quattro paesi elencati, che nell’ultima decade hanno visto crescere la potenza installata in modo meno sostenuto rispetto ai tre precedentemente discussi, hanno piani di sviluppo importanti per il prossimo ventennio, sia in ottica di decarbonizzazione (Stati Uniti) che di sviluppo industriale (Nuova Zelanda) che di supporto allo sviluppo del sistema paese (Filippine). In definitiva, la politica lungimirante di tutte queste nazioni ha favorito e continuerà a favorire la valorizzazione di questa risorsa, aumentando l’accettazione sociale sulla geotermia.

A livello europeo come ci si sta muovendo? Qual è la strategia della Commissione europea e cos’altro servirebbe?

A gennaio 2024, durante l’assemblea plenaria dell’Europarlamento, è stata votata una risoluzione per chiedere una strategia europea a sostegno della geotermia: il 96% dei votanti si è espresso a favore della risoluzione, incoraggiando gli Stati membri a implementare piani strategici nazionali a supporto (come già avvenuto in Francia, Germania, Austria, Croazia, Irlanda, Olanda, Polonia). È quindi evidente che a livello europeo ci sia la volontà di favorire la valorizzazione di questa risorsa strategica.

Inoltre, a livello europeo, è stato definito nella “EU Solar Strategy” che per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030 la domanda di energia coperta dalla geotermia debba almeno triplicare.

Intervista di Elena Veronelli