Lo studio analizza gli investimenti tecnologici di 102 gestioni, che servono il 78% della popolazione italiana, evidenziando 2,8 mld per digitalizzazione e innovazione tra il 2018 e il 2029. Smart meter, telecontrollo, IA e nuove tecnologie di processo stanno trasformando il settore, ma la sfida sarà integrare innovazione, competenze, cybersecurity e risorse finanziarie anche oltre il PNRR.
Cambiamento climatico e scarsità della risorsa, perdite delle reti, qualità dell’acqua e nuovi contaminanti, depurazione e standard sanitari e ambientali sempre più stringenti: queste le sfide che il settore idrico è chiamato ad affrontare e che richiedono infrastrutture più efficienti, sicure e resilienti.
La risposta – scrive AGICI in un comunicato stampa – non passa soltanto dalla realizzazione di nuove opere o dalla sostituzione di quelle esistenti. Digitalizzazione e innovazione tecnologica consentono ai gestori di conoscere meglio le infrastrutture, individuare più rapidamente le criticità, ottimizzare l’impiego dell’acqua e passare progressivamente da una logica reattiva a una gestione preventiva, integrata e fondata sui dati.
Digitalizzazione e innovazione per un servizio idrico più efficiente
È da queste premesse che prende le mosse il nuovo studio di AGICI “Innovazione e smart water: le nuove frontiere del SII. Tecnologie e investimenti per lo sviluppo del settore”, presentato a Milano nell’ambito del nono Convegno annuale dell’Osservatorio Idrico OSWI. L’appuntamento riunisce gestori del servizio idrico, technology provider e istituzioni per confrontarsi sulle strategie necessarie ad accelerare la diffusione delle tecnologie nel Servizio Idrico Integrato e rendere il settore più efficiente, sostenibile e resiliente. Nel corso del Convegno è stato inoltre assegnato il Premio “Manager Idrico 2026”.
Il rapporto – si legge nel comunicato – analizza gli investimenti tecnologici di 102 gestioni, che servono complessivamente oltre 46 milioni di abitanti, pari al 78% della popolazione italiana, comprendenti sia le tecnologie digitali che quelle innovative. Queste due grandi famiglie di soluzioni sono state inoltre mappate per identificarne caratteristiche, obiettivi, sviluppo e strategicità.
Da un lato le tecnologie digitali, dagli smart meter alla sensoristica e al telecontrollo fino all’IA e ai digital twin, che permettono di raccogliere, organizzare e utilizzare meglio i dati. Dall’altro le tecnologie innovative che intervengono direttamente sui processi fisici e chimici del ciclo idrico, contribuendo alla qualità dell’acqua, alla resilienza delle infrastrutture, all’efficienza energetica e al recupero delle risorse.
Le due componenti non sono alternative: la digitalizzazione costituisce l’ossatura informativa e decisionale del sistema, mentre l’innovazione di processo interviene direttamente sulla gestione fisica della risorsa. La loro efficacia, secondo AGICI, dipende quindi dalla capacità dei gestori di integrarle, sostenerne i costi lungo l’intero ciclo di vita e accompagnarle con competenze e dati affidabili.
Tra il 2018 e il 2029, considerando gli interventi realizzati e quelli programmati, gli investimenti complessivi delle gestioni analizzate nello studio ammontano a circa 40 miliardi di euro. La spesa cresce progressivamente dal 2018 fino a superare i 5 miliardi di euro nel 2025, per poi mostrare una flessione negli anni successivi.
All’interno di questo quadro, l’analisi concentra l’attenzione sui 2,8 miliardi di euro destinati specificamente a digitalizzazione e innovazione tecnologica. Si tratta dunque di una quota degli investimenti complessivi del campione, e non dell’intera spesa del settore idrico: 1,9 miliardi sono stati investiti tra il 2018 e il 2025, mentre oltre 900 milioni risultano programmati nel quadriennio 2026-2029.
Secondo AGICI, il PNRR ha contribuito in modo significativo ad accelerare la transizione digitale del settore, ma la sua conclusione rende necessario individuare modalità capaci di dare continuità alla programmazione e al finanziamento degli interventi anche nel lungo periodo.
Smart meter e telecontrollo al centro della trasformazione
La digitalizzazione – scrive AGICI – è la principale area degli investimenti tecnologici nel settore idrico, con 2,3 miliardi di euro tra il 2018 e il 2029. Gli investimenti passano da 841 milioni nel 2018-2023 a circa 1,5 miliardi nel 2024-2029 (+76%). Gli smart meter restano la tecnologia principale, mentre cresce il telecontrollo, dal 19% al 34%.
La trasformazione è già evidente: oltre il 79% delle reti di acquedotto e l’83% delle reti fognarie sono georeferenziate, mentre le reti distrettualizzate e telecontrollate sono passate dal 22% al 39% tra il 2016 e il 2024.
Secondo lo studio, il futuro della gestione intelligente dell’acqua dipende dall’integrazione delle tecnologie: sensoristica e smart meter raccolgono dati, GIS e sistemi informativi li organizzano, mentre AI, machine learning e digital twin li utilizzano per previsioni e decisioni. Le tecnologie più avanzate richiedono quindi dati affidabili e sistemi interoperabili.
Una seconda area di innovazione analizzata riguarda i processi fisici e chimici del ciclo idrico, con oltre 400 milioni di euro di investimenti tra il 2018 e il 2029. Nel periodo 2024-2029 cresce soprattutto il recupero energetico, che raggiunge il 69% degli investimenti, e il riutilizzo delle acque, che sale al 17%.
Tra le tecnologie più mature rientrano membrane avanzate e dissalazione, mentre il trattamento dei contaminanti emergenti è ancora in fase di sviluppo e le Nature-based Solutions hanno una diffusione più limitata.
Lo studio sottolinea infine la necessità di integrare innovazione digitale e di processo, combinando infrastrutture, tecnologie e organizzazione in base alle esigenze dei gestori.
Cybersecurity e continuità degli investimenti oltre il PNRR
Inoltre, secondo il rapporto la cybersecurity è una condizione essenziale per la trasformazione digitale del settore idrico, sempre più connesso e strategico. La sicurezza richiede non solo tecnologie, ma anche governance, competenze e capacità di prevenzione e risposta, anche alla luce della direttiva europea NIS2. Nel 2025 in Italia sono stati registrati 62 eventi cyber legati all’acqua potabile, di cui 28 attacchi DDoS.
Dopo il PNRR, la sfida sarà garantire la continuità degli investimenti. La tariffa ha sostenuto la crescita degli investimenti, ma sarà necessario affiancarla con ulteriori strumenti finanziari nazionali ed europei, evitando che i costi ricadano interamente sugli utenti.
Per rendere stabile l’innovazione servono inoltre competenze digitali, standard comuni, interoperabilità e collaborazione tra gestori, università, ricerca e imprese. Innovazione, finanziamenti e capacità organizzativa devono quindi procedere insieme.
“Siamo partiti dalle sfide concrete che il settore idrico deve affrontare – dal cambiamento climatico alle perdite, dalla qualità dell’acqua alla depurazione, fino a un quadro normativo sempre più esigente – per capire quali tecnologie possano aiutare i gestori a rispondere e quali investimenti siano necessari. Molte soluzioni digitali, dagli smart meter al telecontrollo, sono ormai mature e più facilmente implementabili, anche se la loro diffusione non è ancora omogenea; accanto a queste si stanno sviluppando tecnologie che intervengono direttamente sugli impianti e sui processi del ciclo idrico. Il PNRR ha dato una spinta importante: ora la sfida è riuscire a mantenerla, individuando strumenti che permettano di continuare a investire senza far ricadere tutto il costo sulla tariffa. E, man mano che il sistema diventa più connesso, la cybersecurity deve accompagnare ogni percorso di innovazione, perché rendere più intelligente un’infrastruttura strategica significa anche renderla più sicura”, ha commentato la Direttrice dell’Osservatorio Alessandra Garzarella, di AGICI.
“Il punto, oggi, non è più soltanto dimostrare che queste tecnologie funzionano, ma riuscire a portarle a scala e integrarle stabilmente nella gestione del servizio idrico. Il settore ha l’opportunità di trasformare dati, automazione e nuove soluzioni di processo in un nuovo standard gestionale. Per farlo servono gestori capaci di integrare competenze e investimenti, una collaborazione sempre più stretta con la filiera tecnologica e una regolazione che accompagni l’innovazione. È questo passaggio dalla sperimentazione alla trasformazione strutturale che può rafforzare efficienza, qualità e resilienza del servizio nei prossimi anni”, ha aggiunto Marco Carta, AD di AGICI.

