Metano, WWF e Amici della Terra: no a rinvio Regolamento UE sulle emissioni

25 giu 2026
Le due associazioni chiedono una rapida attuazione delle norme UE, respingendo l'ipotesi di un rinvio. WWF critica il sistema sanzionatorio del DDL 1836, mentre Amici della Terra sollecita la nomina delle autorità competenti e il coinvolgimento di ISPRA nei controlli.

La posizione del WWF: rinviare le regole UE sarebbe un errore

Occorre difendere l'attuazione del Regolamento Europeo sulle emissioni di metano: ridurre le emissioni rafforza la sicurezza energetica europea e rallenta la crisi climatica. È questo l’appello del WWF rivolto al Governo durante un’audizione al Senato su DDL 1836 e alla vigilia del Consiglio Energia del 26 giugno.

Mentre prosegue in Parlamento l'esame del DDL 1836, che disciplina, tra l'altro, l'attuazione in Italia del Regolamento UE 2024/1787 sulle emissioni di metano nel settore energetico, il WWF Italia – si legge in un comunicato stampa diffuso dall’Organizzazione – ribadisce l'urgenza di una rapida, piena e ambiziosa implementazione del Regolamento Europeo approvato a giugno 2024 e invita il Governo italiano a sostenere questa posizione anche nel corso del Consiglio Energia del 26 giugno.

La CO₂ è il principale responsabile della crisi climatica, ma il metano contribuisce a circa un terzo del riscaldamento globale. Pur essendo circa 80 volte più potente della CO₂ come gas serra, rimane nell’atmosfera solo per uno o due decenni. Per questo – sostiene il WWF – una forte riduzione delle emissioni di metano potrebbe produrre effetti positivi sulle temperature in tempi relativamente brevi.

In occasione della London Climate Action Week – si legge nel comunicato stampa – il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha lanciato un Appello all’azione globale sul metano, sollecitando un’attenzione particolare a quelle provenienti dall’industria dei combustibili fossili: carbone, petrolio e gas.

Nel corso delle audizioni parlamentari, WWF Italia ha evidenziato criticità nell’attuazione del Regolamento europeo sul metano, giudicando il sistema sanzionatorio previsto dal DDL insufficiente rispetto agli standard UE, che richiedono sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive.

L’Associazione sottolinea che la riduzione delle emissioni di metano è una delle misure più rapide ed efficaci per contrastare la crisi climatica, con benefici visibili nel breve periodo e vantaggi economici derivanti dal recupero di gas altrimenti disperso. Secondo l’Agenzia Internazionale dell'Energia, gran parte delle emissioni del settore petrolio e gas può essere eliminata con tecnologie già disponibili e, in Italia, oltre il 50% delle emissioni di metano potrebbe essere evitato a costo netto zero.

Un'analisi appena pubblicata da Rystad Energy per Environmental Defense Fund Europe – si legge nel comunicato – evidenzia come il Regolamento europeo sul metano possa invece rafforzare, e non indebolire, la sicurezza energetica dell'Unione. Un rinvio ritarderebbe benefici ambientali ed economici e aumenterebbe l’incertezza per gli operatori del settore.

Il WWF Italia chiede quindi al Governo di sostenere in sede europea una posizione coerente con gli obiettivi climatici dell'Unione e con gli impegni assunti attraverso il Global Methane Pledge, respingendo qualsiasi proposta di rinvio dell'attuazione del Regolamento.

Anche Amici della Terra chiede una rapida attuazione: "Rispettare il ruolo di ISPRA nei controlli ambientali previsti dal Regolamento UE"

Nel corso della stessa audizione sul DDL 1836, anche gli Amici della Terra hanno espresso sostegno a una rapida approvazione del provvedimento, intervenendo in particolare sugli articoli 3 e 4 relativi alla designazione del MASE come autorità competente per l’attuazione del Regolamento UE sul metano e al relativo regime sanzionatorio.

 Come annunciato in una nota dall’Associazione, infatti, gli Amici della Terra, rappresentati da Tommaso Franci responsabile della campagna sulle emissioni di metano, nel loro intervento sono partiti dal loro recente rapporto in cui hanno analizzato nel dettaglio l’esperienza di attuazione del Regolamento nel 2025 in Italia e da cui emerge uno stato molto avanzato, tra i migliori livelli UE, grazie all’impegno degli uffici del MASE (anche in termini di trasparenza) e delle imprese che hanno risposto in modo molto positivo alle scadenze del Regolamento.

Secondo gli Amici della Terra, il principale ritardo nell’attuazione del Regolamento riguarda la mancata designazione formale delle Autorità Competenti, prevista già per febbraio 2025. Una criticità che potrebbe essere superata con la rapida approvazione del DDL 1836. Nonostante i progressi registrati nel primo anno di applicazione, nel 2026 sono emersi ritardi operativi, tra cui il mancato avvio delle ispezioni ambientali sugli impianti della filiera oil & gas, reso impossibile dall’assenza della formale nomina del MASE e del coinvolgimento del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale (SNPA).

“Per le ispezioni e i controlli ambientali richiesti dall’articolo 6 del Regolamento UE è necessario che il testo dell’articolo 3 del DDL 1836 riconosca con maggiore chiarezza il ruolo istituzionale del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale SNPA”, ha affermato Tommaso Franci.

Sul tema della sicurezza energetica, Franci ha sostenuto che l’attuazione del Regolamento UE sul metano può procedere senza compromettere la sicurezza e la diversificazione degli approvvigionamenti, grazie ai margini di flessibilità già previsti dalla normativa. Secondo gli Amici della Terra, le richieste di sospensione o rinvio delle misure si basano su timori non supportati dai dati, mentre recenti analisi, tra cui quella di Rystad Energy, indicano impatti limitati anche nell’attuale contesto di tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

“Problematiche specifiche possono esistere nei casi di singoli paesi membri ma che anche queste possono gestite utilizzando i margini di flessibilità che il Regolamento UE stesso prevede in casi come quello della crisi in Medio Oriente. Per fare questo, nella prospettiva delle problematiche che potrebbero porsi nel 2027, è indispensabile e molto urgente che la Commissione Europea emani le già annunciate raccomandazioni sul regime sanzionatorio e linee guida per le norme sull’import”, ha concluso Franci.