La Dir. UE 2024/3019 introduce la responsabilità estesa del produttore per il trattamento dei microinquinanti nelle acque reflue urbane, imponendo ai produttori di farmaci e cosmetici di coprirne almeno l'80% dei costi. Nel Position Paper n. 330, REF analizza i possibili modelli organizzativi e indica una PRO nazionale unica per gestire il sistema. La direttiva dovrà essere recepita entro luglio 2027, con sistema operativo entro dicembre 2028.
Chi sostiene il costo della rimozione dei microinquinanti dalle acque reflue urbane? La nuova Direttiva europea 2024/3019, in vigore dal 1° gennaio 2025, sul trattamento delle acque reflue urbane introduce per la prima volta nel servizio idrico la responsabilità estesa del produttore, l’EPR: l’articolo 9 impone a chi immette sul mercato medicinali e cosmetici di coprire almeno l’80% dei costi che i gestori della depurazione sosterranno per il trattamento quaternario, per la riduzione dei microinquinanti. Nel servizio idrico integrato entra così un soggetto nuovo, la PRO, l’organizzazione incaricata di dare attuazione al principio EPR.
È questo il focus del Position Paper n. 330 di REF Ricerche, dal titolo “Responsabilità del produttore per le acque reflue: quale architettura istituzionale per l'Italia?”.
Come si legge in un comunicato stampa di REF, infatti, la direttiva dovrà essere recepita entro il 31 luglio 2027 e il sistema dovrà essere operativo entro il 31 dicembre 2028, per cui le scelte su chi gestisce i contributi, chi ne verifica la congruità e chi li distribuisce ai gestori andranno definite con ampio anticipo.
All’inizio di settembre 2026 il MASE ha condiviso con i portatori di interesse una prima bozza di decreto legislativo. A livello europeo l’EPR rimane il tema più controverso, ma l’incertezza riguarda il perimetro dei soggetti chiamati a contribuire e non la necessità di rimuovere i microinquinanti.
Dai rifiuti all'idrico
L’analisi parte dall’esperienza del settore dei rifiuti, dove l’EPR, nato in Svezia, conta oggi oltre cento sistemi in Europa, distribuiti in circa trenta categorie di prodotto. Può essere solo finanziario, con i produttori che rimborsano le autorità pubbliche, oppure anche operativo, quando una PRO gestisce direttamente il sistema. Nella maggior parte dei casi – scrive REF – le due forme coesistono.
I modelli di governance sono tre: centralizzato, con un fondo pubblico; con un’unica PRO nazionale, come il CONAI in Italia; e competitivo, con più PRO attive nello stesso mercato. I migliori tassi di riciclo si registrano nei sistemi monopolistici o quasi monopolistici, soprattutto quando le autorità locali mantengono responsabilità operative significative.
La concorrenza, invece, non sembra migliorare l’efficienza. Se i benefici sono evidenti nella raccolta differenziata e nel riciclo, restano più incerti gli effetti sull’eco-design. Per il settore idrico, la sfida sarà quindi utilizzare l’eco-modulazione per incentivare la riduzione dei microinquinanti nella formulazione dei prodotti.

Nel settore idrico sono ipotizzabili due modelli: uno monopolistico, con un’unica PRO o una per ciascun comparto (farmaceutico e cosmetico), e uno concorrenziale, con più PRO coordinate da un organismo designato dallo Stato. Tuttavia – prosegue REF – l’esperienza dei rifiuti non è interamente trasferibile: il servizio idrico è un monopolio naturale regolato e la gestione delle acque reflue non genera materiali commercializzabili né attività contendibili.
La direttiva attribuisce agli Stati la responsabilità dei risultati ambientali, limitando le PRO a funzioni finanziarie e amministrative. In Italia, la concorrenza tra PRO offrirebbe vantaggi limitati, a fronte di una maggiore complessità, mentre la negoziazione diretta con i gestori sarebbe poco coerente con il ruolo di ARERA.
Il modello più adatto, secondo il Paper del Laboratorio, è quindi una PRO nazionale unica e senza scopo di lucro, sostenuta da un fondo pubblico o da un sistema centralizzato di allocazione. Un’eventuale articolazione interna in due sezioni, dedicate a farmaci e cosmetici, permetterebbe di calibrare l’eco-modulazione sulle specificità dei due comparti, garantendo un trattamento equilibrato. Altri soggetti potrebbero partecipare con funzioni di vigilanza o come uditori, senza potere decisionale.

