No-dig, nuove norme UNI e prassi di riferimento: a Napoli il punto su sicurezza, sostenibilità e innovazione

22 lug 2026
Al centro dei lavori le prime tre norme UNI sulle tecnologie no-dig e la recente UNI/PdR 196:2026. Dalla localizzazione e mappatura delle infrastrutture, alla posa di tubazioni a spinta, dalla TOC alla gestione di fluidi e fanghi bentonitici, le nuove disposizioni definiscono criteri di progettazione, esecuzione e controllo degli interventi trenchless. Necessario puntare su sicurezza dei cantieri, riduzione dell'impatto ambientale e diffusione di competenze e buone pratiche nel settore. Articolo di Rossella Lettieri

Migliorare la qualità delle opere, favorire la sicurezza dei cantieri e ridurre l'impatto ambientale degli interventi: questi i temi al centro del terzo appuntamento del ciclo di convegni dedicato alle nuove Norme Tecniche UNI sulla tecnologia di realizzazione delle infrastrutture interrate a basso impatto ambientale, svoltosi a Napoli il 16 luglio, presso la sede dell'ACEN – Associazione Costruttori Edili della Provincia di Napoli.

Dopo le tappe di Fano e Milano, l'iniziativa, organizzata da UNI in collaborazione con IATT, ha rappresentato un'occasione di confronto tra istituzioni, professionisti e imprese sui nuovi strumenti normativi destinati a supportare la diffusione delle tecnologie no-dig.

Tra i temi ricorrenti emersi nel corso della giornata, la necessità di rafforzare la collaborazione tra pubblico e privato, promuovere la formazione degli operatori e diffondere una cultura sempre più orientata all'innovazione e alla sostenibilità.

Dalla sostenibilità alla sicurezza: il ruolo strategico delle tecnologie no-dig

Dopo i saluti introduttivi di Paolo Trombetti, Presidente IATT, Lorenzo Sava, Vice Presidente ACEN, ha dato il benvenuto a quanti erano presenti in sala, evidenziando come il confronto tra istituzioni, professionisti e imprese rappresenti un elemento fondamentale per promuovere infrastrutture di reti di sottoservizi sempre più moderne, sicure e sostenibili, soprattutto in un territorio complesso come quello campano.

Poi la parola è passata a Elena Mocchio, Responsabile Innovazione e Standardizzazione UNI, che ha sottolineato come le tecnologie no-dig rappresentino ancora oggi un'importante innovazione, capace di coniugare sicurezza, sostenibilità e vantaggi economici. Oltre a limitare i disagi per cittadini e territorio, queste soluzioni consentono infatti una gestione più efficiente delle infrastrutture anche nel lungo periodo. Elena Mocchio ha evidenziato il ruolo di UNI come punto di incontro tra il mercato e gli operatori, ribadendo l'importanza di una stretta collaborazione tra pubbliche amministrazioni, imprese e mondo della ricerca per favorire l'applicazione delle nuove norme.

A seguire è intervenuto Ciro Pesacane, Presidente Forumambientalista e Membro del Comitato Scientifico della Rivista Italia NO DIG, che ha posto l'attenzione sui benefici delle tecnologie trenchless in termini di rapidità di esecuzione, riduzione dell'impatto sui territori e maggiore sicurezza per lavoratori e cittadini. Un approccio che, ha osservato, assume un valore ancora più significativo nelle grandi aree urbane, dove la complessità dei sottoservizi rende indispensabile una pianificazione condivisa tra soggetti pubblici e privati.

Successivamente, Mario Nonne, del Consiglio Nazionale dei Geologi (CNG), ha confermato il sostegno del CNG all'iniziativa, ribadendo il ruolo strategico della figura del geologo nelle opere no-dig, dalla progettazione agli aspetti geotecnici, geomeccanici e idrogeologici. È stata inoltre manifestata la volontà di rafforzare la collaborazione con IATT attraverso future attività di formazione e comunicazione rivolte alla categoria.

Norma 11990-1 "Sistemi per la localizzazione e mappatura delle infrastrutture nel sottosuolo"

Ad aprire la sessione tecnica è stato Nicola Berardi, del Gruppo IGR, che ha illustrato la UNI 11990-1dedicata alla localizzazione delle reti interrate, la loro mappatura, la progettazione degli interventi e la prevenzione dei rischi connessi agli scavi, evoluzione della UNI/PdR 26.1:2017.

Uno degli elementi centrali è la classificazione dei rilievi secondo quattro livelli di qualità (A, B, C e D), con il livello C individuato come principale riferimento operativo. La norma fornisce indicazioni sulle metodologie di indagine, sulle strumentazioni da utilizzare e sulla realizzazione di cartografie georeferenziate, aggiornando la precedente prassi di riferimento per allinearla all'evoluzione tecnologica della strumentazione impiegata, oggi maggiormente performante.

Ampio spazio è stato dedicato al GeoRadar, presentato come la principale tecnologia non invasiva per il rilevamento delle infrastrutture interrate. Grazie all'impiego di onde elettromagnetiche e di sistemi multiantenna, questa tecnica consente di acquisire dati anche in contesti urbani complessi e con traffico aperto, supportando le attività di progettazione, la mappatura delle reti e la pianificazione degli scavi. La post elaborazione dei dati raccolti, integrata  con dati geofisici e indagini dirette, ha concluso Berardi, permette inoltre di identificare la tipologia delle infrastrutture e la loro ubicazione con accurata precisione, aumentando l'affidabilità delle informazioni disponibili prima dell'avvio dei lavori.

Norma 11990-2 "Posa di tubazioni a spinta mediante perforazioni orizzontali"

La seconda sessione del convegno è stata dedicata alla presentazione della norma UNI 11990-2, relativa alla posa di tubazioni a spinta mediante perforazioni orizzontali. Ad aprire i lavori è stata Mara Tonelli, di I.CO.P., che ha illustrato la struttura del documento, evoluzione della UNI/PdR 26.2:2017. La nuova norma si propone come riferimento tecnico aggiornato per la progettazione, l'esecuzione e la supervisione degli interventi trenchless, definendo un linguaggio comune tra committenti, progettisti, imprese esecutrici e direzioni lavori.

Mara Tonelli ha evidenziato come le tecnologie di posa a spinta offrano vantaggi significativi rispetto agli scavi tradizionali, grazie alla riduzione dell'impatto sui contesti urbani, dei consumi energetici, delle emissioni di CO₂ e del rischio di infortuni. La norma individua, inoltre, i principali criteri per la scelta della tecnologia più idonea, che deve tenere conto delle caratteristiche geologiche e idrogeologiche del sito, del diametro e del tracciato della condotta, degli spazi disponibili e delle esigenze di tempi e costi.

Ampio spazio è stato dedicato alla struttura del documento, articolato in sei sezioni che affrontano le indagini preliminari, le diverse tecnologie di posa, i materiali utilizzabili, la progettazione, le modalità esecutive e gli aspetti legati alla sicurezza. Tra le principali novità rispetto alla prassi del 2017 figurano l'introduzione di capitoli dedicati a nuove applicazioni, quali le uscite a mare, ai terreni con presenza di gas, alle indagini archeologiche e agli ordigni bellici, oltre all'approfondimento di tecnologie innovative come il Direct Steerable Pipe Thrusting (DSPT).

La parola è passata poi a Lorenzo Vidus Rosin, Società del Gres, che ha approfondito il tema dei tubi per la posa a spinta, illustrando le caratteristiche dei principali materiali impiegati e i criteri che guidano la loro scelta. È stato evidenziato come la selezione della tubazione dipenda sempre dal contesto progettuale, dalla tecnologia di installazione e dalle prestazioni richieste, con particolare attenzione alla resistenza meccanica, alla durabilità e alle condizioni geologiche del terreno.

Nel corso dell'intervento sono state illustrate anche le principali tecnologie di posa a spinta, distinguendo tra quelle guidate (a scudo direzionale aperto o chiuso, microtunnelling, DSPT e Pilot System), che permettono di variare il tracciato di posa in corso d'opera, e quelle non guidate (spingitubo, pressotrivella, talpa a percussione e martello a fondo foro), mettendone in evidenza ambiti applicativi, vantaggi e limiti operativi. Un approfondimento specifico ha riguardato la gestione dello smarino, distinguendo tra sistemi meccanici e idraulici, e il ruolo delle stazioni di spinta intermedie negli attraversamenti di maggiore lunghezza.

In conclusione della sessione, Mara Tonelli ha illustrato il percorso progettuale previsto dalla norma, articolato in tre livelli progressivi, dalla scelta della tecnologia fino alla progettazione esecutiva, soffermandosi anche sui requisiti di cantierizzazione e sulle misure di sicurezza. È stato ribadito come una corretta fase di progettazione, supportata da adeguate indagini preliminari e da un'attenta organizzazione del cantiere, rappresenti un elemento essenziale per garantire il successo degli interventi trenchless.

Norma 11990-3 "Sistemi di perforazione guidata: Trivellazione Orizzontale Controllata"

La terza sessione è stata dedicata alla nuova norma UNI 11990-3 sulla Trivellazione Orizzontale Controllata (TOC), illustrata da Carlo Pizzi, di Festa. Il relatore ha presentato il documento come l'evoluzione della UNI/PdR 26.3:2017, frutto del lavoro congiunto di progettisti, committenti e imprese esecutrici. La norma definisce un quadro tecnico organico che affronta le indagini preliminari, i criteri di progettazione, le caratteristiche delle tubazioni, le fasi operative e gli aspetti ambientali e di sicurezza, trovando applicazione in numerosi settori, dalle telecomunicazioni alle reti energetiche, dal gas agli acquedotti e alle infrastrutture fognarie.

Nel corso dell'intervento sono stati illustrati i principali criteri progettuali, con particolare attenzione alla geometria del tracciato, ai raggi di curvatura, al calcolo delle forze di tiro e al controllo della pressione anulare, elementi indispensabili per garantire la sicurezza e l'affidabilità dell'intervento. Tra le principali novità della norma figurano anche nuovi contenuti dedicati agli attraversamenti marini, ai sistemi di spinta ausiliaria per le perforazioni più impegnative e alla classificazione delle TOC di piccolo diametro.

La parola è passata quindi a Luca Frasson, di Tiroler Rohre, che ha approfondito il tema delle tubazioni in ghisa sferoidale destinate alle applicazioni TOC. L'intervento ha evidenziato le elevate prestazioni del materiale in termini di durabilità, resistenza meccanica e affidabilità dei giunti antisfilamento certificati, illustrando anche alcuni casi applicativi che hanno dimostrato l'efficacia della tecnologia in attraversamenti complessi.

A seguire Nicola Melotti, di Fitt, ha presentato le tubazioni in PVC-A per la Trivellazione Orizzontale Controllata, soffermandosi sulle caratteristiche del materiale, che garantisce elevata tenacità e flessibilità, e sul sistema di giunzione antisfilamento. Melotti ha ricordato come la scelta della tubazione debba sempre derivare da un'attenta valutazione delle condizioni progettuali, sottolineando che non esiste un materiale universalmente migliore, ma soluzioni differenti in funzione delle specifiche esigenze dell'opera.

UNI/PdR 196:2026 "Linee guida e raccomandazioni per la gestione dei fluidi e dei fanghi bentonitici nelle lavorazioni trenchless"

L'ultima parte del convegno è stata dedicata alla presentazione della nuova UNI/PdR 196:2026, illustrata da Diego Sebastiani, di GEEG - Geotechnical and Environmental Engineering Group, e Federico Gennaretti, di Getech.

I relatori hanno spiegato come la nuova prassi di riferimento nasca dall'esigenza di fornire indicazioni condivise sulla gestione dei fluidi di perforazione e dei fanghi bentonitici, aspetti fondamentali sia per la qualità delle lavorazioni sia per la tutela ambientale. Il documento si rivolge non solo agli specialisti del settore, ma anche a progettisti, enti di controllo e figure tecniche coinvolte nelle opere trenchless.

Nel corso della presentazione è stata chiarita la distinzione tra fluido bentonitico e fango di perforazione, approfondendo le proprietà reologiche della bentonite e le modalità di controllo in cantiere. Ampio spazio è stato dedicato anche ai processi di riciclo, separazione e disidratazione dei fanghi, illustrando le tecnologie disponibili e le relative ricadute sulla gestione delle terre di scavo e sul riutilizzo dei materiali.

In chiusura sono stati presentati i controlli operativi previsti dalla prassi e le figure professionali coinvolte nella gestione delle tecnologie trenchless, tra cui il Trenchless Specialist e il Trenchless Manager, evidenziando l'importanza della qualificazione delle competenze e della diffusione di procedure condivise.

Conclusioni: formazione, innovazione e cultura tecnica

Il convegno ha confermato il ruolo sempre più strategico delle tecnologie no-dig – e dell'Associazione IATT come promotrice – nello sviluppo delle infrastrutture interrate, evidenziando come il nuovo corpus normativo UNI rappresenti un passaggio fondamentale per uniformare criteri progettuali, modalità operative e standard qualitativi dell'intero settore. Le norme e le prassi presentate costituiscono infatti uno strumento concreto per migliorare la sicurezza dei cantieri, ridurre l'impatto ambientale degli interventi e favorire una gestione più efficiente delle reti nel sottosuolo.

Un messaggio condiviso da tutti i relatori è stato quello della necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, professionisti, imprese e mondo della ricerca, affinché i nuovi standard possano tradursi rapidamente in buone pratiche operative. Formazione, innovazione e diffusione della cultura tecnica sono emerse come le leve principali per accompagnare la crescita del settore e sostenere una sempre maggiore diffusione delle tecnologie trenchless nel Paese.

Articolo di Rossella Lettieri