Rischio idrogeologico, AUBAC adotta nuovi PAI distrettuali: già in vigore le misure di salvaguardia

16 lug 2026
I nuovi strumenti sostituiscono i nove PAI previgenti e definiscono un quadro omogeneo per la gestione del rischio idraulico e da frana nell'Appennino centrale, al fine di rafforzare la prevenzione, orientare la pianificazione territoriale e sostenere uno sviluppo più sostenibile.

Adottati dalla Conferenza Istituzionale Permanente dell’AUBAC, con deliberazioni n. 67 e n. 68 del 26 maggio 2026, il PAI distrettuale idraulico e il PAI distrettuale frane, unitamente alle relative misure di salvaguardia. Come annunciato dall’Autorità in una nota, i PAI sono gli strumenti che individuano le aree esposte a rischio di alluvioni e di frane e stabiliscono le regole per l’uso del territorio in quelle aree.

La delibera ha costituito inoltre il focus dell’incontro, svoltosi l’8 luglio presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal titolo “PAI distrettuali AUBAC. Prevenzione, salvaguardie e attuazione”, dedicato alla presentazione dei nuovi Piani di Assetto Idrogeologico dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale.

Gli avvisi delle avvenute adozioni sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 127 del 4 giugno 2026, determinando l’immediata operatività delle misure di salvaguardia ai sensi dell’articolo 65, comma 7, del decreto legislativo n. 152/2006, nelle more dell’approvazione dei Piani con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

I nuovi PAI distrettuali segnano un passaggio nel processo di costruzione di una pianificazione unitaria del rischio idrogeologico alla scala dell’Appennino centrale, un territorio di oltre 42.000 chilometri quadrati, che interessa sette Regioni, ventidue Province, 901 Comuni e una popolazione di circa 9 milioni di abitanti. Essi superano la precedente frammentazione derivante dalla compresenza di nove PAI previgenti.

All’incontro sono intervenuti Marco Villani, Vice Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri; Vannia Gava, Viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; Mauro Rotelli, Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati; Marco Casini, Segretario generale dell’Autorità, che ha illustrato i nuovi Piani, le cartografie e le misure di salvaguardia; Guido Castelli, Commissario straordinario per la ricostruzione sisma 2016; Pino Bicchielli, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano; Laura D’Aprile, Capo Dipartimento Sviluppo sostenibile del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI; e Paola Pagliara, Direttore dell’Ufficio Previsione e Prevenzione del Rischio della Protezione Civile.

“Con questi PAI non adottiamo soltanto due strumenti di pianificazione. Mettiamo a disposizione del Paese e dei territori una base comune di conoscenza, regole e responsabilità per governare il rischio e orientare meglio lo sviluppo. Senza sicurezza non c’è sviluppo: un territorio fragile, esposto e non governato non può attrarre investimenti, non può garantire continuità alle infrastrutture e alle attività produttive, non può proteggere davvero le comunità”, ha dichiarato Marco Casini, Segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale.

Un quadro unico per la gestione del rischio idrogeologico

Il PAI distrettuale idraulico riguarda la gestione del rischio idraulico da alluvioni e disciplina, tra l’altro, le fasce di pericolosità, il reticolo idrografico, le aree a rischio, gli interventi di mitigazione e il raccordo con le competenze dell’Autorità idraulica competente. Il PAI distrettuale frane riguarda invece la gestione del rischio da dissesti geomorfologici e introduce un quadro armonizzato per la classificazione della pericolosità e del rischio da frana, la disciplina delle aree a diversa pericolosità e le procedure di aggiornamento del quadro conoscitivo.

Casini ha spiegato che il vero obiettivo del PAI è fornire un quadro unitario e omogeneo del territorio, utile a orientare le scelte di enti, professionisti e cittadini. Ha inoltre sottolineato che il Piano non è uno strumento di vincoli, ma di conoscenza, prevenzione e governo del territorio, indispensabile per favorire uno sviluppo più sicuro e sostenibile.

AUBAC – si legge nel comunicato stampa – proseguirà il lavoro con Regioni, Comuni, amministrazioni competenti e soggetti tecnici per favorire la corretta applicazione delle nuove disposizioni, l’aggiornamento dinamico dei quadri conoscitivi e il pieno raccordo tra pianificazione di bacino, governo del territorio, protezione civile, programmazione degli interventi e sviluppo sicuro e sostenibile dei territori.