Siccità, ADIS Sardegna: stop all'irrigazione dall'invaso di Maccheronis

13 ott 2026
Ordinate restrizioni per l'irrigazione dal bacino, ormai sotto il 10% della capacità. Priorità agli usi civili e all'abbeveraggio del bestiame, mentre il Consorzio di bonifica prepara un sistema provvisorio per garantire l'acqua al potabilizzatore di Torpè. Presidente ANBI: "L'insufficienza idrica non è un problema agricolo ma di coesione sociale nel Paese".

Siccità nel comparto irriguo in Sardegna, soprattutto nell’alta Baronia e in bassa Gallura: l’invaso di Maccheronis, bacino artificiale in territorio di Torpè, è al minimo della sua capacità d’invaso, trattenendo meno di 2.200.000 di metri cubi, e non può più garantire la distribuzione idrica nei campi coltivati.

È quanto comunicato dalla Regione Sardegna tramite l’ADIS (Agenzia regionale del Distretto Idrografico della Sardegna). In seguito all’allarme, come si legge in una nota di ANBI, il Consorzio di bonifica della Sardegna Centrale ha adottato tutte le misure per salvaguardare la poca risorsa idrica rimasta.

Stop all'irrigazione, priorità agli usi civili

È necessario secondo il Consorzio, preso atto che il volume idrico presente nell’invaso è inferiore al 10% del volume invasabile, procedere con effetto immediato all’interruzione della distribuzione dell’acqua per usi irrigui, al fine di salvaguardare gli usi civili (potabili, alimentari, igienico-sanitari) e quelli destinati all’abbeveraggio del bestiame. Per il comparto agricolo, dietro motivata richiesta, potranno essere rilasciate deroghe per serre, vivai e frutteti specializzati.

Contestualmente alle misure di razionalizzazione, l’ente consorziale sta anche predisponendo l’attivazione di un sistema provvisorio di sollevamento idrico dal fiume Posada, finalizzato all’alimentazione del potabilizzatore comunale di Torpè, a breve non più alimentato dall’invaso di Maccheronis. I tempi tecnici attualmente stimati per l’installazione e la messa in esercizio del sistema – scrive ANBI – sono di circa dieci giorni.

Il Consorzio di bonifica evidenzia che, qualora dovessero permanere le attuali condizioni o dovesse verificarsi un peggioramento, sarà necessario procedere con misure più restrittive, al fine di salvaguardare la risorsa idrica residua per i prioritari usi civili e di abbeveraggio del bestiame nei comuni di Siniscola, Posada, Torpè, Budoni e San Teodoro.

Si invitano quindi le Amministrazioni Comunali interessate ad adottare i provvedimenti di loro competenza, finalizzati a promuovere il massimo contenimento dei consumi e a vietare gli utilizzi non essenziali delle risorse idriche: la popolazione è infatti responsabile nel salvaguardare l’acqua ed i Comuni “devono adottare specifici divieti d’utilizzo della risorsa per il lavaggio di autoveicoli, l’irrigazione, l’annaffiatura del verde pubblico attrezzato e del verde privato, nonché per altri impieghi non indispensabili al fabbisogno domestico e civile”.

L’ente consortile del Nord Sardegna invita tutti a un uso responsabile e razionale della risorsa idrica nel comprensorio del Posada. Il mancato rispetto del divieto d’utilizzo della risorsa per usi irrigui, laddove non esplicitamente autorizzati – si legge nella nota – comporterà la sigillatura dei punti di prelievo e l’applicazione delle sanzioni amministrative.

L’appello dei rappresentanti per nuovi invasi

“Questa nuova emergenza evidenzia ancora una volta la necessità di un nuovo invaso, perché la diga di Maccheronis, a differenza di altri serbatoi nel Mezzogiorno, è in grado di soddisfare solo il fabbisogno di un anno”, ha evidenziato Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.

“Non possiamo continuare solo a sperare nelle piogge -Serve una programmazione seria, tenendo conto dell'aumentato carico demografico e turistico, nonché della crisi climatica. Continuiamo a ribadire l'importanza di un nuovo invaso e la soluzione della diga di Abba Luchente ci sembra quella più immediata e fattibile", ha affermato Ambrogio Guiso, Presidente del Consorzio di bonifica della Sardegna Centrale.

"Dietro la gestione dell'acqua c'è un'idea di futuro per il Paese ed il territorio. Da sette anni abbiamo presentato con Coldiretti un piano di invasi cantierabili, ma non abbiamo ancora risposte; eppure, dal 2000 al 2005 lungo la Penisola si sono registrati danni per 30 miliardi a causa dell’estremizzazione degli eventi meteorologici. L'accelerazione della crisi climatica è più veloce della capacità decisionale di questo Paese, che sbaglia a pensare che la disponibilità idrica sia un problema meramente agricolo: è una più generale questione di coesione sociale", ha aggiunto Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI.