Strategia Ue per resilienza idrica, REF: Italia acceleri su concessioni e monitoraggio

12 giu 2026
Il nuovo position paper del Laboratorio REF analizza obiettivi, criticità e implicazioni della Strategia per l'Italia, evidenziando il divario tra ambizioni europee e strumenti concreti di attuazione. Focus su concessioni idriche, pricing, governance, digitalizzazione, riuso delle acque e investimenti infrastrutturali.

La Strategia europea per la resilienza idrica rappresenta un cambio di paradigma rilevante nel modo in cui l’UE affronta il governo dell’acqua. È un’occasione per attuare le riforme da tempo rinviate, sfruttando un quadro europeo che legittima scelte difficili ma necessarie. Una sequenza ordinata di interventi su concessioni, pricing, misurazione e governance: una leva per un riequilibrio del sistema idrico nazionale, allineato alle nuove condizioni climatiche e di scarsità.

È questo il focus del nuovo position paper di REF Ricerche, dal titolo "Strategia europea per la resilienza idrica: gli ingredienti di un cambio di prospettiva".

Water Resilience Strategy e politiche europee

Come si legge in una nota del Laboratorio, il 5 giugno 2025 la Commissione europea ha adottato la Water Resilience Strategy con cui, per la prima volta, la gestione idrica viene collocata ad un livello strategico, centrale per le politiche europee su sicurezza, competitività e coesione territoriale. L’obiettivo dichiarato è rafforzare, in modo coordinato, le regole già esistenti a livello UE in materia di acque.

La Strategia si muove lungo tre direzioni principali: ripristinare e proteggere il ciclo naturale dell’acqua; costruire un’economia più attenta all’uso della risorsa, puntando su risparmio ed efficienza; garantire a tutti l’accesso ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari sicuri e sostenibili economicamente. A queste priorità si affiancano cinque aree di intervento trasversali: governance, investimenti e infrastrutture, digitalizzazione, ricerca e innovazione, sicurezza.

Come indicato da REF, dunque, il paper analizza la Strategia evidenziando sia le reazioni degli stakeholder sia le implicazioni per l’Italia. Gli operatori del settore condividono l’analisi della Commissione europea, ma sottolineano il divario tra le ambizioni dichiarate e gli strumenti concreti previsti. Tra i temi più discussi emergono la mancanza di obiettivi quantitativi chiari, la necessità di rafforzare il principio “chi inquina paga”, il ruolo della digitalizzazione, la governance pubblica delle bonifiche PFAS e l’esigenza di un quadro finanziario più strutturato.

Le criticità: governance, investimenti e misurazione

La Strategia si sviluppa nel periodo 2025-2030 e punta soprattutto a migliorare l’efficienza idrica, mobilitare investimenti e rafforzare monitoraggio e pianificazione. Per l’Italia rappresenta un’opportunità importante, ma mette anche in luce criticità strutturali: concessioni idriche obsolete, carenze nei sistemi tariffari e nel monitoraggio dei prelievi, insufficiente applicazione del principio “chi inquina paga” e difficoltà nel rendere economicamente sostenibile il riuso delle acque reflue.

Il paper approfondisce inoltre alcuni nodi centrali del sistema italiano: la frammentazione della governance del servizio idrico, la necessità di pianificazioni su scala più ampia, il ruolo di ARERA nella regolazione della resilienza e del riuso, il ritardo nella diffusione dei contatori intelligenti e la necessità di rafforzare strumenti finanziari come PNIISSI e SFNIISSI per trasformare la programmazione in investimenti reali.

Secondo il Laboratorio REF, la resilienza idrica dipenderà soprattutto dalla capacità degli Stati membri, e in particolare dell’Italia, di tradurre gli obiettivi europei in riforme concrete, investimenti infrastrutturali e segnali economici coerenti con la scarsità della risorsa idrica.