Tra i punti chiave del Libro Bianco 2026 la necessità di investire, anche alla luce dei sempre più frequenti attacchi bellici, fisici e cibernetici, a infrastrutture chiave per il trattamento e la distribuzione. Centrale il nodo della tariffa, che resta tra le più basse in Europa. Articolo a cura di Daniela Marmugi
Il 20% del PIL dell'Italia dipende dall'acqua, la cui filiera estesa permette di generare un valore complessivo pari a 384 miliardi di euro. I dati dell'edizione 2026 del Libro Bianco, elaborato dalla Community Valore Acqua di TEHA e presentato a Roma nella prima giornata del convegno di Althesys nella cornice dell'Acquario Romano, sottolineano il ruolo sempre più centrale della risorsa quale elemento strategico per l'economia di ogni Paese.
Tuttavia, la messa in sicurezza di questo patrimonio economico si scontra con il nodo critico dei finanziamenti: in Italia, il 67% è coperto dalla tariffa, che rimane tra le più basse d'Europa e circa quattro volte inferiore rispetto al top performer, la Danimarca. Nonostante questo, persiste una forte resistenza culturale, complice la scarsa informazione: solo il 35% dei cittadini sarebbe pronto a pagare di più per sostenere l'adattamento al cambiamento climatico, e il 96% non è in grado di quantificare i propri consumi idrici, sottostimandoli abbondantemente.
L'impatto economico dell'acqua
Il mondo è entrato in una fase di bancarotta idrica globale. A lanciare l'allarme è il CEO di TEHA Group Valerio De Molli, che nel corso della mattinata ha illustrato alcuni dei punti chiave del documento.
Con un aumento della temperatura di +2°C nell'ultimo triennio, il nostro Paese è il quarto peggiore in Europa per stress idrico e, nonostante l'eccellenza tecnologica (l'Italia detiene infatti il 3% dei brevetti mondiali del settore), la capacità di gestione degli eventi estremi delle infrastrutture è 6 volte inferiore a quella necessaria per affrontare gli scenari al 2040.
Oltre all'impatto diretto sulle popolazioni, il cambiamento climatico ha serie ripercussioni sulla vita economica di un Paese. L'Italia, al terzo posto tra i 27 per perdite economiche legate al clima e al primo posto in valore assoluto, conta un danno annuale di 8,5 miliardi per l'agricoltura nel 2024, che secondo le previsioni è destinato a crescere del 132% al 2050.

L'acqua come arma
Ed è proprio la centralità della risorsa idrica per la vita e per l'economia di ogni Stato, dimostrano i più recenti sviluppi geopolitici, a far sì che gli impianti e le infrastrutture che servono a trattare, accumulare, distribuire e a generare energia dall'acqua siano sempre più frequentemente oggetto di attacchi mirati nel corso dei conflitti bellici.
Durante il suo intervento, Grammenos Mastrojeni, Secrétaire Général Adjoint di Unione per il Mediterraneo, ha introdotto il concetto di acqua come vera e propria arma. Tutto ruota intorno a questa risorsa, che fin dall'antichità ha sempre rappresentato un'occasione di scontro e un obiettivo strategico per l'indebolimento del nemico.
E oggi, con la crescente digitalizzazione del settore idrico, imprescindibile per un monitoraggio efficace e una gestione sostenibile delle risorse, alla minaccia fisica va ad aggiungersene una del tutto nuova, quella degli attacchi cibernetici. "Bisogna iniziare a pensare a una maggiore distribuzione e messa in sicurezza delle nostre infrastrutture. La digitalizzazione è un'opportunità, ma aumenta i punti di attacco. L'acqua è un elemento strategico di difesa nazionale, anche più dell'energia", ha detto Luca Dal Fabbro, Presidente di Iren e Utilitalia, sottolineando l'importanza della cybersecurity.
Una visione condivisa in seguito anche da Francesca Portincasa, Chief Operating Officer di Acquedotto Pugliese, che ha inserito il rischio cyber tra i tre criteri chiave per classificare la vulnerabilità degli asset idrici, insieme all'obsolescenza e all'impatto sulla popolazione.
Servono investimenti ma la tariffa non basta
Nonostante il forte boost dato dal PNRR, che ha concesso al settore idrico ben 6,9 miliardi di euro, il fabbisogno del Paese resta altissimo: si parla infatti di circa 2 miliardi di euro l'anno per colmare il gap infrastrutturale di un Paese ancora fortemente frammentato, dove una maggioranza di microimprese (78%) contribuisce ai ricavi per il 4% del totale.

“In questo scenario, il nodo degli investimenti diventa decisivo. La tariffa del servizio idrico in Italia, principale fonte di finanziamento degli investimenti futuri, pur cresciuta fino a 2,5 euro al metro cubo nel 2024, resta tra le più basse d'Europa: il 30% sotto la media UE e pari a un quinto di quella della Danimarca”, ha spiegato Benedetta Brioschi, Partner e Responsabile Community Valore Acqua di TEHA Group.
Stando ai dati emersi, il capitale privato potrebbe coprire il 18% degli investimenti complessivi con un incremento degli investimenti che potrebbero arrivare fino a 98 euro pro capite rispetto agli 83 previsti dal 2027 senza l'apporto del PNRR.
Il parere della Community
L'appello a un cambio di paradigma urgente è arrivato compatto da alcuni dei 43 membri della Community Valore Acqua, che nel corso di una tavola rotonda hanno delineato le principali soluzioni per affrontare la crisi.
Per il superamento della frammentazione, Fabrizio Mazzacurati, Amministratore Delegato di HeraTech, ha indicato l'aggregazione societaria come unica via per sbloccare i finanziamenti, mentre l'AD di A2A Ciclo Idrico Tullio Montagnoli ha posto l'accento sulla sostenibilità degli investimenti per le aziende e sulla necessità di investire in strutture di accumulo, riutilizzo e depurazione fanghi per far fronte a fenomeni climatici sempre più estremi.

Spazio crescente alle nuove tecnologie: per Antonio Amati, Deputy CEO di Almaviva, la transizione passa per la creazione di gemelli digitali e per l'impiego di IA e sensori smart che permettano gestioni predittive. D'accordo anche Lorenzo Romeo, Corporate Strategy Officer di Italgas, secondo cui la misurazione puntuale tramite lo smart water è l'unico modo per abbattere le perdite, che continuano a pesare anche sul bilancio energetico nazionale.
Verso una cultura dell'acqua tra consapevolezza e cooperazione
Ma una vera transizione idrica, oltre che dagli investimenti non può prescindere anche e soprattutto da una rivoluzione culturale e informativa. Come sottolineato a margine dell'incontro da Tommaso Sabato, Chief Regulated Business Officer di ACEA, i cittadini devono essere educati a comprendere cosa pagano in bolletta e a conoscere i reali rischi per la salute, ad esempio sul fronte dei contaminanti PFAS.
In questo scenario di incertezza resta centrale il ruolo di ARERA: il presidente Nicola Dell'Acqua ha assicurato l'apertura dell'Autorità regolatoria a recepire le proposte del Libro Bianco e sottolineato l'importanza di bilanci idrici rigorosi per affrontare le crisi internazionali.
Lo sguardo si è poi allargato al Mediterraneo, con le anticipazioni della Presidente di One Water Committee Maria Spena sul prossimo Euro-Mediterranean Water Forum 2026, evento di quattro giorni che si terrà a Roma e tratterà anche il tema del coinvolgimento della società civile, e l'illustrazione da parte di Ahmed Hashad, Vicepresidente del National Water Research Center for Research Affairs, del caso virtuoso dell'Egitto, che con il suo New Delta Project punta a costruire il fiume artificiale più grande al mondo per convogliare risorse nella centrale di Al-Hamam, imponente impianto di trattamento delle acque reflue agricole che a pieno regime tratterà 7,5 milioni di metri cubi al giorno.
Dalla conclusione emerge una consapevolezza condivisa: nessuno si salva da solo e, in un contesto climatico e geopolitico così sfidante, non bastano le buone pratiche di pochi attori, serve piuttosto una risposta che veda tutti coinvolti, istituzioni e cittadini compresi.
Articolo di Daniela Marmugi

