Il capitale privato potrebbe contribuire fino al 18% dei futuri investimenti, permettendo di salire già dal 2027 a quasi 100 euro pro capite. Secondo le proiezioni, il 10% dei gestori prevede di ricorrere al partenariato pubblico-privato, mentre l'8% punta su finanziamenti privati diretti.
Con la fine delle risorse straordinarie previsto un calo degli investimenti dei gestori idrici pari al 20%, scendendo a 83 euro per abitante in assenza di contributi privati. È quanto emerge dall'ultimo report della Community Valore Acqua di TEHA, presentato nel corso di un incontro dedicato alle prospettive post-PNRR.
Nel dettaglio, spiega il gruppo in una nota, si stima che il capitale privato potrebbe contribuire fino al 18% dei futuri investimenti. Secondo le proiezioni, il 10% dei gestori prevede di ricorrere al partenariato pubblico-privato, mentre l'8% punta su finanziamenti privati diretti: si tratta dell'integrazione di circa 15 euro per abitante da capitali privati che permetterebbe già dal 2027 di salire fino a quasi 100 euro pro capite.
L'importanza del capitale privato
Nel 2026 gli investimenti pro-capite sono stimati a 87 euro, di cui 55 euro derivanti dalla tariffa idrica e 32 euro da finanziamenti pubblici. Nel 2027, invece, le proiezioni indicano 83 euro, composti per il 72% dalla tariffa (63 euro) e per il 28% da risorse pubbliche (23 euro).
"Senza un apporto significativo del capitale privato il sistema idrico nazionale rischia di non sostenere il ritmo degli investimenti necessari dopo il 2027. L'ingresso di risorse private non è più una possibilità, ma una condizione imprescindibile per garantire qualità, resilienza e sicurezza delle infrastrutture. Potrà colmare un divario strutturale garantendo continuità agli sforzi avviati con il PNRR e sostenendo le priorità che ogni territorio richiede, dalla continuità del servizio alla transizione digitale", ha spiegato Benedetta Brioschi, partner TEHA.
Dal report emerge inoltre che nel 2024 la tariffa idrica media italiana ha raggiunto 2,5 euro per metro cubo, registrando un aumento del 26% rispetto al 2019, quando non arrivava a 2 euro.
Nonostante la crescita, la tariffa resta nettamente inferiore alla media UE27+UK (3,6 euro per metro cubo) e molto distante dai primi 10 Paesi europei, che registrano una media di 5,4 euro per metro cubo, fino agli 11 euro della Danimarca. Un elemento, spiega TEHA, che limita la capacità di autofinanziamento dei gestori e rende ancora più rilevante il ruolo del capitale privato per sostenere gli investimenti futuri.

