Sostenibilità, sicurezza e innovazione al centro delle tre norme UNI, riconosciute dal MIT nell'ambito delle opere specialistiche a basso impatto ambientale (OS35). Il secondo incontro di presentazione, organizzato da IATT e UNI a Milano, ha evidenziato il ruolo della normazione tecnica nel favorire interventi più efficienti e supportati da standard comuni per progettazione, realizzazione e controllo delle opere del sottosuolo. Articolo di Rossella Lettieri
Promuovere una progettazione sempre più sostenibile, migliorare la qualità e l'affidabilità delle opere, semplificare i rapporti tra imprese, stazioni appaltanti e pubbliche amministrazioni e favorire la diffusione delle tecnologie no dig nel mercato nazionale. Sono questi gli obiettivi che hanno guidato il secondo convegno organizzato da UNI – Ente Italiano di Normazione e IATT – Italian Association for Trenchless Technology, svoltosi il 1° luglio a Milano e dedicato alla presentazione delle nuove norme UNI 11990-1, UNI 11990-2 e UNI 11990-3.
I tre documenti tecnici, illustrati dagli operatori durante il secondo appuntamento di un ciclo di 5 convegni - il primo tenutosi a Fano lo scorso 13 maggio - rappresentano un passo avanti verso un quadro normativo condiviso per gli interventi nel sottosuolo mediante tecnologie trenchless, contribuendo a rendere i cantieri più sicuri ed efficienti.
Le norme, riconosciute dal MIT come opere specialistiche "a basso impatto ambientale" (OS35), sono frutto del lavoro svolto dal GL 04 “Trenchless technologies” nell’ambito della Commissione Tecnica UNI/CT 058 “Città, comunità ed infrastrutture sostenibili”.
Normazione e sostenibilità: il ruolo di UNI e IATT
Ad aprire i lavori è stata Elena Mocchio, Responsabile Innovazione e Standardizzazione UNI, che ha ricordato come le prassi di riferimento rappresentino il primo passo verso la futura normazione tecnica: strumenti che accompagnano l'innovazione fino alla definizione di standard consolidati. L'Italia, ha sottolineato, è tra i primi Paesi ad aver sviluppato un quadro normativo dedicato a queste tecnologie, con l'obiettivo di estenderlo anche a livello internazionale.
Fra i prossimi traguardi di UNI, ha anticipato Mocchio, figura la pubblicazione della nuova prassi di riferimento dedicata ai fanghi bentonitici impiegati nelle lavorazioni trenchless, prevista per il 13 luglio.
In apertura al dibattito è stato poi evidenziato come la semplificazione delle procedure autorizzative rappresenti una delle principali sfide per accelerare gli interventi, pur mantenendo elevati livelli di sicurezza, qualità dei suoli e coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti. Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione delle interferenze nel sottosuolo, alla pianificazione dei cantieri e all'applicazione dei CAM Strade.
Filippo Cappotto, Presidente della Fondazione Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi, ha sottolineato il ruolo centrale delle nuove norme per la conoscenza del sottosuolo e il contributo del Centro Studi a supporto dei professionisti e dello sviluppo delle tecnologie.
Il Presidente di IATT, Paolo Trombetti ha ricordato inoltre l'attività di IATT, membro dell'International Association for Trenchless Technology, impegnata nella promozione delle tecnologie no dig attraverso divulgazione, formazione certificata e collaborazione con le principali associazioni di settore.
L'azione dell'associazione, ha sottolineato, si fonda sui valori di etica, imparzialità, innovazione e inclusività, con l'obiettivo di favorire uno sviluppo consapevole delle tecnologie trenchless, valorizzandone i vantaggi ma anche promuovendone un utilizzo corretto e responsabile. Fra i temi di maggiore interesse rientra anche lo studio dei fanghi bentonitici, considerato strategico per l'evoluzione del settore.
Le tre nuove norme tecniche: caratteristiche e principali novità
Le nuove norme, introdotte da Paolo Trombetti, sono state sviluppate attraverso tre gruppi di lavoro dedicati alla normativa di riferimento, ai prodotti e ai rispettivi campi di impiego.
La prima, 11990-1 “Sistemi per la localizzazione e mappatura delle infrastrutture nel sottosuolo”, è stata illustrata da Maurizio Porcu, di Codevintec Italia, che ha ripercorso un percorso iniziato nel 2012 e culminato nella pubblicazione della norma UNI dopo la prassi del 2017.
Il documento, ha spiegato, definisce criteri e livelli di qualità per le indagini del sottosuolo, fornendo a progettisti, stazioni appaltanti e amministrazioni strumenti per conoscere con maggiore precisione le infrastrutture esistenti, ridurre i rischi e predisporre capitolati tecnici omogenei e confrontabili.
Fra le novità della norma 1 figurano infine la definizione di standard per l'impiego di rilievi georadar e di altri sistemi di indagine non invasivi, compresa la mappatura specifica per gli interventi trenchless.
La seconda norma, 11990-2 “Posa di tubazioni a spinta mediante perforazioni orizzontali”, è stata introdotta da Luca Marrelli, Consigliere e Vicepresidente Commissione speciale Antimafia, anticorruzione, trasparenza ed educazione alla legalità della Regione Lombardia, il quale ha richiamato l'importanza di affiancare agli investimenti controlli efficaci e una semplificazione amministrativa capace di favorire lo sviluppo nel rispetto della tutela ambientale.
Nel suo intervento, Marrelli ha ricordato anche il ruolo della Regione Lombardia, recentemente impegnata con la legge sul clima (l. n. 11/2025), con la nuova normativa sulla VIA (l. n. 152/2026) e con le disposizioni sul patentino digitale.
La parte tecnica è stata approfondita da Elena Albini, di Impresa Ing. La Falce, che ha proceduto a illustrarne la struttura. La norma, ha spiegato, aggiorna una struttura già esistente recependo l'evoluzione tecnologica degli ultimi anni, con nuovi contenuti dedicati al direct pipe, al microtunneling e alle applicazioni in contesti complessi, dagli approdi a mare alle aree protette, nonché i sistemi Push Module e le macchine retrattili per la realizzazione di condotte a fondo cieco. L'obiettivo della norma, ha evidenziato Albini, è fornire criteri condivisi per scegliere la tecnologia più adatta in funzione delle caratteristiche del territorio e dell'intervento.
La parola è passata poi a Lorenzo Vidus Rosin, responsabile tecnico della Società del Gres, che ha illustrato la sezione dedicata alle tubazioni a spinta attraverso un approfondimento delle tipologie di tubazioni previste dalla norma, con particolare attenzione ai manufatti in gres e alle nuove soluzioni in calcestruzzo vibrato e autocompattante.
La terza norma, 11990-3 “Sistemi di perforazione guidata: Trivellazione Orizzontale Controllata”, è stata presentata da Cesare Bianchi, di Snam, ed è dedicata alle trivellazioni orizzontali controllate (TOC). Anche questo documento, ha confermato Bianchi, deriva dalla revisione della prassi del 2017 e introduce importanti aggiornamenti sulle indagini preliminari, comprese quelle marine e per la ricerca di ordigni bellici, e sui criteri progettuali.
Il documento aggiorna inoltre i criteri per la definizione dei profili di perforazione e dei raggi di curvatura, introduce una classificazione delle TOC in tre diverse categorie e descrive in modo più dettagliato le fasi realizzative dell'opera e i contenuti minimi delle indagini preliminari. La norma, ha concluso Bianchi, si rivolge a progettisti, committenti, stazioni appaltanti, costruttori e produttori.
Sono intervenuti inoltre Luca Frasson, di Tiroler Rohre, che ha illustrato le applicazioni delle tubazioni in ghisa, e Nicola Melotti, di Fitt, con un approfondimento sui sistemi di giunzione e alcuni case studies, tra cui il cantiere di Bagnacavallo realizzato con il Gruppo Hera.
Stefano Amenta, di Snam, ha quindi approfondito il tema dei fluidi di perforazione, illustrando la Prassi di Riferimento da lui coordinata. Il documento, ha affermato Amenta, definisce linee guida per la classificazione e l'impiego dei fluidi nelle lavorazioni trenchless, con l'obiettivo di uniformare terminologia, procedure e buone pratiche a supporto di operatori e pubbliche amministrazioni.
Conclusioni: verso una maggiore qualità degli interventi nel sottosuolo
La chiusura dei lavori è stata affidata a Giorgio Maione, Assessore all’Ambiente e Clima della Regione Lombardia. Dal convegno è emersa una visione condivisa: lo sviluppo delle tecnologie trenchless passa attraverso un sistema normativo sempre più solido, capace di garantire qualità progettuale, sicurezza dei cantieri, sostenibilità ambientale e semplificazione amministrativa. Le nuove norme UNI, ha sottolineato Maione, rappresentano un punto di riferimento per progettisti, imprese e stazioni appaltanti, favorendo criteri tecnici omogenei e una maggiore diffusione delle tecnologie no dig, considerate sempre più strategiche per la modernizzazione delle infrastrutture e delle reti di servizio.
La loro pubblicazione segna un passaggio importante per la crescita del comparto trenchless in Italia, contribuendo ad accrescere la professionalizzazione degli operatori, la qualità delle opere e l'allineamento del mercato nazionale alle migliori pratiche europee.
Articolo a cura di Rossella Lettieri

