Tecnologie trenchless, le prime norme UNI: più qualità, sicurezza e sostenibilità per le infrastrutture del sottosuolo

19 mag 2026
Il convegno di UNI e IATT, in collaborazione con Techfem, ha evidenziato l'importanza delle norme UNI 11990-1, 2 e 3 nel percorso verso la standardizzazione tecnica del settore no-dig. Focus su criteri condivisi per mappatura del sottosuolo, posa a spinta e TOC, al fine di garantire efficienza progettuale, sicurezza dei cantieri, riduzione dell'impatto ambientale e uniformità nelle procedure. Articolo di Rossella Lettieri

Uniformare criteri tecnici, metodologie operative e livelli qualitativi nel settore delle tecnologie senza scavo, sempre più centrale per lo sviluppo infrastrutturale sostenibile. È questo l'obiettivo delle prime tre norme tecniche italiane sulle tecnologie trenchless, presentate nel corso del convegno organizzato da UNI - Ente Italiano di Normazione e IATT - Italian Association for Trenchless Technology, tenutosi il 13 maggio presso l'Auditorium Techfem di Fano.

Le nuove norme – UNI 11990-1, UNI 11990-2 e UNI 11990-3 –, dedicate alla posa delle infrastrutture nel sottosuolo mediante tecnologie a basso impatto ambientale, rappresentano un riferimento strategico per progettisti, imprese, gestori e stazioni appaltanti, con l'obiettivo di raggiungere la piena maturità normativa in Italia.

Sicurezza dei cantieri, riduzione dell'impatto ambientale, minori disagi per cittadini e traffico urbano, maggiore controllo progettuale e qualità degli interventi sono alcuni dei principali benefici che queste norme intendono garantire.

Evoluzione per il settore trenchless

Ad aprire il convegno è stato Paolo Trombetti, Presidente di IATT, che ha ricordato il lungo percorso di crescita compiuto dal settore delle tecnologie senza scavo in Italia. Un cammino che ha visto IATT lavorare insieme a tutta la filiera delle tecnologie trenchless, promuovendo attività di formazione, divulgazione tecnica, qualificazione delle imprese e supporto agli enti pubblici nella redazione dei bandi e dei prezziari di riferimento.

A seguire, Federico Ferrini, CEO & Managing Director di Techfem, ha ribadito l'impegno dell'azienda nello sviluppo di tecnologie innovative per il settore No-Dig, sottolineando come oggi queste soluzioni rappresentino una risposta concreta alle esigenze di sostenibilità ambientale e riduzione dell'impatto dei cantieri.

Portati all'evento anche i saluti di Renato Morsiani, presidente dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Pesaro Urbino. L'Ordine ha evidenziato il crescente interesse del mondo professionale verso le tecnologie trenchless, sempre più utilizzate negli interventi di costruzione e riqualificazione infrastrutturale. Espresso inoltre un apprezzamento per il lavoro di divulgazione svolto da UNI e IATT, ritenuto fondamentale per favorire la diffusione di una maggiore cultura tecnica nel settore.

Dalle prassi UNI alle nuove norme 11990

Nel suo intervento, Andrea Mora, responsabile Innovazione e Standardizzazione di UNI nonché coordinatore del gruppo UNI CT058 dedicato alle tecnologie trenchless, ha ricostruito il percorso che ha portato alla nascita delle nuove norme.

Il lavoro, ha affermato Mora, parte nel 2017 con la pubblicazione delle UNI/PdR 26, prassi di riferimento nate per fornire al mercato un primo quadro tecnico condiviso. Quelle che allora erano considerate "pre-norme" hanno rappresentato il punto di partenza di un confronto continuo tra imprese, progettisti, tecnici e operatori del settore, confronto che ha poi condotto alla definizione delle UNI 11990 oggi pubblicate.

Mora ha sottolineato come la forza della normazione tecnica risieda proprio nella capacità di mettere attorno allo stesso tavolo competenze differenti, creando strumenti condivisi nell'interesse del mercato e della qualità delle opere.

In seguito, Paolo Trombetti ha inoltre ricordato il ruolo internazionale di IATT, nata nel 1994 e parte della International Society for Trenchless Technology, rete che riunisce associazioni operative in numerosi Paesi. Tra i risultati ottenuti dall'associazione vi è anche l'introduzione nel Codice degli Appalti della categoria OS35 – Tecnologie a basso impatto ambientale, all'interno della quale rientrano le tecnologie trenchless.

Un ruolo centrale dell'associazione è stato svolto sul fronte normativo: il 31 gennaio 2013, ha spiegato Trombetti, sono state avviate le Commissioni Tecniche Permanenti (CTP), incaricate di analizzare il quadro normativo italiano ed europeo e promuovere nuove norme e prassi di riferimento nell'ambito di UNI. Da questo lavoro sono nate numerose UNI/PdR dedicate alle tecnologie a basso impatto ambientale, dalla minitrincea al risanamento no-dig delle condotte, dalla marcatura elettronica delle reti ai sistemi di aspirazione pneumatica, fino alla qualificazione delle figure professionali e alle tecnologie robotiche "no-man entry".

Nel novembre 2022, ha concluso il Presidente IATT, è stato inoltre costituito il Gruppo di Lavoro GL04 "Trenchless Technologies", dedicato allo sviluppo e alla trasformazione delle UNI/PdR in norme tecniche di riferimento per il settore, attività coordinata insieme ai funzionari tecnici UNI e finalizzata a consolidare un quadro normativo sempre più strutturato e condiviso.

UNI 11990-1: conoscere il sottosuolo per lavorare in sicurezza

La prima norma presentata è stata la UNI 11990-1, "Sistemi per la localizzazione e mappatura delle infrastrutture nel sottosuolo", illustrata da Nicola Berardi del Gruppo IGR.

Berardi ha spiegato come questa norma nasca da un percorso iniziato già nel 2012, quando IATT istituì commissioni tecniche permanenti dedicate alle diverse tecnologie trenchless. Tra queste venne creata una commissione specifica per la mappatura del sottosuolo, con l'obiettivo di superare l'improvvisazione che caratterizzava soprattutto le prime applicazioni del settore.

La norma affronta un tema centrale per qualsiasi intervento infrastrutturale: la conoscenza del sottosuolo. Sapere con precisione cosa si trova sottoterra significa infatti migliorare la sicurezza dei cantieri, ridurre il rischio di incidenti e interferenze, ottimizzare i tempi di esecuzione e diminuire i disagi per la collettività.

L'obiettivo del documento è supportare progettisti e tecnici nell'individuazione delle tecnologie più idonee per localizzare e mappare le infrastrutture presenti nel sottosuolo in maniera non distruttiva, definendo prestazioni minime sia per le strumentazioni sia per le modalità operative.

La norma introduce inoltre differenti livelli di qualità della mappatura, che vanno dalla semplice raccolta di dati archivistici fino alla verifica diretta tramite saggi di scavo. Ampio spazio viene dedicato alle tecnologie georadar, oggi considerate tra gli strumenti più avanzati per la lettura del sottosuolo.

Durante il convegno, Berardi ha spiegato come i sistemi più evoluti consentano di effettuare indagini rapide e molto dettagliate, restituendo elaborazioni 2D e 3D estremamente precise. Ha ricordato, però, che le prestazioni delle tecnologie geofisiche dipendono fortemente dalle caratteristiche del terreno: suoli argillosi, ad esempio, risultano più complessi da analizzare rispetto a terreni sabbiosi o rocciosi, mentre la presenza di numerosi sottoservizi può ostacolare le letture radar.

Le applicazioni previste dalla norma sono molteplici e spaziano dalla mappatura preventiva degli scavi fino alla progettazione di nuove infrastrutture, dalle verifiche "as built" alla realizzazione di catasti dei sottoservizi. Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la possibilità di confrontare in modo oggettivo le offerte tecniche presenti sul mercato, scegliendo il livello di indagine più adeguato alle specifiche esigenze progettuali.

Berardi ha infine evidenziato come alcune Regioni, tra cui Lazio, Sicilia e Veneto, stiano già lavorando per aggiornare i propri strumenti tecnici e i prezziari regionali alla luce delle nuove metodologie introdotte dalla norma.

UNI 11990-2: progettare e realizzare posa a spinta senza scavi a cielo aperto

La seconda norma, UNI 11990-2, "Posa di tubazioni a spinta mediante perforazioni orizzontali", è stata presentata da Mara Tonelli di ICOP, che ne ha illustrato struttura e finalità.

La norma raccoglie diverse tecnologie accomunate dalla possibilità di installare tubazioni nel sottosuolo senza ricorrere a scavi tradizionali a cielo aperto. Si tratta di soluzioni che consentono di ridurre l'impatto ambientale e sociale dei cantieri, limitando interferenze con il traffico, rumore, rischi per la sicurezza e disagi per cittadini e attività produttive.

Queste tecnologie trovano applicazione soprattutto in contesti urbani complessi o per l'attraversamento di ostacoli naturali e infrastrutturali, come strade, corsi d'acqua, rilievi collinari o aree fortemente urbanizzate.

Tonelli ha spiegato come la norma affronti tutte le principali fasi dell'intervento, dalle indagini preliminari fino alla progettazione esecutiva, aggiornando e ampliando quanto già contenuto nella precedente prassi UNI/PdR 26.2. Particolare attenzione è stata riservata alla classificazione delle tecnologie di posa a spinta, distinguendo tra sistemi guidati e non guidati, oltre all'introduzione di applicazioni più evolute come il microtunnelling e il Direct Steerable Pipe Thrusting.

Uno dei temi centrali affrontati dalle norme riguarda la scelta delle tubazioni. Lorenzo Vidus Rosin della Società del Gres ha sottolineato come non esista un'unica soluzione valida per ogni contesto applicativo e come la norma serva proprio a definire criteri tecnici per selezionare il materiale più adatto in funzione delle prestazioni richieste dal progetto.

La norma analizza quindi le diverse tipologie di tubazioni disponibili — dal calcestruzzo armato all'acciaio, dal gres ceramico al PRFV — approfondendone caratteristiche dimensionali, resistenza alle forze di spinta, sistemi di giunzione e campi di applicazione. Tra le novità introdotte figurano anche le tubazioni in calcestruzzo vibrato rivestito e quelle in calcestruzzo compattato.

Particolare rilievo assume anche il tema della progettazione. La norma individua infatti diversi livelli progettuali, che partono dalla scelta della tecnologia più idonea in base alle condizioni geologiche, ambientali e infrastrutturali, fino ad arrivare alla progettazione esecutiva dell'opera, comprensiva delle verifiche sulle forze di spinta, delle valutazioni su vibrazioni e cedimenti e della definizione delle aree di cantiere.

UNI 11990-3: la Trivellazione Orizzontale Controllata

La terza norma, UNI 11990-3, "Sistemi di perforazione guidata: Trivellazione Orizzontale Controllata (TOC)", è stata illustrata inizialmente da Vanessa Barcaglioni di Techfem.

Anche questo documento nasce dall'evoluzione della prassi UNI/PdR 26 e punta a definire criteri tecnici uniformi per una delle tecnologie trenchless oggi più diffuse: la progettazione di una TOC. Barcaglioni ha spiegato come la norma attribuisca grande importanza agli studi preliminari e alla conoscenza del sottosuolo, aspetti fondamentali per individuare la tecnologia di posa più adatta. Ampio spazio viene quindi dedicato alle indagini geologiche, idrogeologiche e ambientali, così come alla gestione delle interferenze e all'accessibilità delle aree di intervento.

Una delle novità più significative della norma riguarda il piano di indagini marine, introdotto per affrontare gli interventi in ambito costiero e offshore con particolare attenzione alla tutela ambientale e alla mappatura degli habitat marini.

La norma approfondisce inoltre tutti i principali parametri progettuali della TOC, come la definizione dei punti di ingresso e uscita, i raggi di curvatura, la lunghezza dei tratti perforati e il calcolo del tiro ammissibile. Barcaglioni ha inoltre presentato la tecnologia T-TOC, che utilizza pipe thruster per attraversamenti particolarmente lunghi o complessi, garantendo maggiore stabilità nel controllo della perforazione.

Durante il convegno sono stati approfonditi anche i materiali utilizzati nelle installazioni TOC. Luca Frasson di TRM Italia ha illustrato le caratteristiche delle tubazioni installate con la TOC, in particolare quelle in ghisa sferoidale, evidenziandone resistenza meccanica, durabilità e riciclabilità, mentre Nicola Melotti di FITT ha presentato le applicazioni del PVC-A, materiale apprezzato per la combinazione tra flessibilità e resistenza alla trazione.

Fluidi di perforazione e gestione dei fanghi

Una parte significativa dell'incontro è stata dedicata anche ai fluidi di perforazione e alla gestione dei fanghi bentonitici, tema sempre più importante nello sviluppo delle tecnologie trenchless.

Introducendo l'argomento, Paolo Trombetti ha ricordato come IATT abbia attivato specifici gruppi di lavoro dedicati a questo ambito. La parola è passata quindi a Stefano Amenta di Snam, che ha dedicato il suo intervento al tema dei fluidi di perforazione e alla gestione dei fanghi bentonitici, argomento sempre più importante nello sviluppo delle tecnologie trenchless. 

Amenta ha illustrato in particolare la Prassi di Riferimento elaborata da un gruppo multidisciplinare di esperti, da lui coordinato. La PdR definisce linee guida per la corretta classificazione e l'utilizzo delle argille bentonitiche nei fluidi di perforazione a base d'acqua impiegati nelle opere trenchless, con l'obiettivo di uniformare terminologia, procedure e buone pratiche, offrendo indicazioni operative sia agli operatori del settore sia alla PA nella gestione dei fluidi e dei fanghi di perforazione.

L'obiettivo è uniformare procedure e definizioni, supportando sia gli operatori sia la PA nella gestione dei fluidi di perforazione e dei fanghi derivanti dalle lavorazioni. La futura prassi di riferimento, ha dichiarato Amenta, affronterà aspetti legati alle caratteristiche delle bentoniti, ai controlli operativi, ai processi di separazione e alleggerimento e alla classificazione chimico-fisica dei materiali impiegati.

Un nuovo riferimento per il settore infrastrutturale

La pubblicazione delle nuove norme UNI rappresenta un passaggio fondamentale per il consolidamento del settore trenchless in Italia. Per la prima volta il comparto dispone infatti di un quadro normativo organico e condiviso capace di definire criteri tecnici, livelli qualitativi e metodologie operative lungo tutte le fasi dell'intervento, dalla progettazione all'esecuzione.

Le nuove norme contribuiscono così ad allineare il mercato italiano alle migliori pratiche europee, favorendo maggiore professionalizzazione, qualità esecutiva, sicurezza e sostenibilità ambientale. In un contesto in cui la riduzione dell'impatto dei cantieri e la tutela del territorio sono temi sempre più centrali, la normazione tecnica si conferma uno strumento strategico per accompagnare l'evoluzione delle infrastrutture del futuro.

Articolo a cura di Rossella Lettieri