Transizione, Bain & Company: rallentano gli investimenti, ma l'Europa resta ottimista

13 apr 2026
Il 2026 Energy & Natural Resources Survey della società di consulenza evidenzia come nel settore energetico solo il 39% delle aziende mantenga livelli elevati di investimenti. Net Zero slitta oltre il 2070. In controtendenza, oltre metà delle imprese europee continua a puntare con decisione sulla transizione, destinandole più del 20% del capitale.

La transizione energetica resta la priorità, in un contesto di volatilità della domanda, pressione sui prezzi e tensioni geopolitiche, ma ne rallentano tempi e modalità, spostando l’obiettivo al 2070 o oltre. Questa la dichiarazione delle aziende del settore Energy & Natural Resources, che confermano un’Europa attiva negli investimenti mentre, parallelamente, sono in crescita altre geografie in termini di attrattività di capitali e degli stessi investimenti europei (Asia e Medio Oriente).

È quanto emerge dal 2026 Energy & Natural Resources Survey di Bain & Company, che raccoglie le opinioni di oltre 800 dirigenti globali – di cui 340 europei - nei settori oil & gas, utilities, chimica, mining e agribusiness. Secondo lo studio, come si legge in un comunicato stampa di Bain & Company, la transizione energetica continuerà a essere guidata principalmente da logiche economiche, lasciando indietro visioni più propriamente idealistiche o di impegno sociale.

Le priorità della transizione energetica

“Gli investimenti nei combustibili fossili restano rilevanti. Al tempo stesso, cresce la fiducia in AI, tecnologie digitali, accumulo energetico, materiali per la transizione e nucleare avanzato, mentre restano incertezze su idrogeno low-carbon, carburanti sintetici e Direct Air Capture”, ha affermato Alessandro Cadei, Senior Partner e Responsabile EMEA Energy & Utilities di Bain & Company.

Riduzione delle emissioni, competitività e accesso a energia pulita e affidabile restano priorità condivise, ma le strategie divergono e creano discontinuità sul piano delle pratiche. Le aziende che hanno già investito una quota rilevante di capitali nella transizione tendono a mantenere gli impegni presi, spesso grazie a modelli di business che hanno consentito di sviluppare vantaggi competitivi importanti; al contrario, quelle meno esposte, stanno ulteriormente riducendo i propri investimenti.

A livello globale, cresce la quota di operatori che investono poco (dal 30% nel 2025 al 39% nel 2026), mentre diminuisce leggermente quella degli operatori con investimenti elevati (dal 41% al 39%). Questo segnala una transizione energetica “rallentata” e decisamente più prudente rispetto a quanto previsto qualche anno fa. L’Europa resta la regione più ottimista, con oltre il 50% delle aziende che destina più del 20% del capitale alla transizione, contro circa il 25% delle aziende Nord Americane e di molte altre aree geografiche.

In questo contesto, l’Italia nei prossimi anni affronterà alcune sfide rilevanti, quali ad esempio la sicurezza delle forniture e l’impatto del costo dell’energia sulla competitività industriale. Pur a fronte di un mix di fonti diversificato, persistono margini di incertezza su alcune opportunità chiave: nel breve termine (es. idroelettrico), nel lungo termine (es. nucleare) e lungo la filiera gas/LNG.

La posizione di Medio Oriente e Asia

Secondo la Survey, l’instabilità geopolitica continua a ridefinire le priorità di investimento. Il Nord America resta nel complesso la destinazione più attrattiva, ma il suo vantaggio si è ridotto in modo significativo. La quota di dirigenti che lo considera prioritario per gli investimenti nella transizione è diminuita dal 68% al 46% su base annua, mentre Medio Oriente e alcune aree dell’Asia guadagnano terreno, sostenuti da condizioni più favorevoli e prospettive di crescita.

Lo scenario geopolitico attuale e la carenza di incentivi porta a un cambiamento nelle previsioni di raggiungimento del Net Zero: il 42% degli intervistati a livello globale prevede che tale traguardo possa essere raggiunto solo nel 2070, o persino oltre. Inoltre, cresce la quota di leader del settore oil & gas che prevede che la domanda di petrolio raggiungerà il suo picco nei prossimi anni: la metà dei dirigenti europei del comparto ritiene che la domanda possa raggiungere il picco prima del 2035, mentre il 41% di quelli nordamericani non si aspetta che ciò avvenga entro il 2050.

I dati di Bain & Company mostrano il diverso approccio europeo e nordamericano alla transizione, con impatti sulle aspettative verso le aziende e, di conseguenza, sui valori di mercato. Cadei prosegue spiegando che la strategia più efficace per affrontare un momento così complesso e cruciale si baserebbe su quattro elementi chiave: modelli di mercato adeguati al contesto attuale, un mix equilibrato di fonti energetiche, la centralità delle infrastrutture e l’evoluzione dei modelli di consumo dei clienti finali.

Per il 2026, nel comunicato stampa si evidenzia che le aziende del settore sarebbero chiamate a concentrarsi su alcune priorità fondamentali: affrontare in modo realistico costi e complessità operative, comprendere a fondo le dinamiche di mercato e il quadro normativo e investire nella capacità di adattarsi a scenari incerti. Cadei conclude sottolineando che le aziende leader sarebbero quelle capaci di sviluppare fin da subito strategie flessibili, facendo leva su partnership mirate e modelli operativi solidi.