ANBI: gestione idrica al centro della strategia per rilanciare aree interne e agricoltura

03 lug 2026
Dal Piano Invasi agli investimenti infrastrutturali, fino alle politiche agricole ed energetiche: all'Assemblea nazionale, istituzioni e stakeholder convergono sulla necessità di una pianificazione stabile e integrata per garantire sviluppo, coesione territoriale e resilienza climatica.

L'acqua come leva strategica per la sicurezza del territorio, la competitività delle imprese e lo sviluppo delle aree interne. È questo il messaggio emerso dall'Assemblea nazionale ANBI, intitolata "L'acqua è strategia: il modello italiano per la sicurezza, la crescita e la pace", che si è svolta a Roma riunendo rappresentanti del Governo, delle istituzioni e delle principali organizzazioni del comparto agricolo.

Al centro del confronto la necessità di accelerare gli investimenti nelle infrastrutture idriche, a partire dal Piano Invasi, indicato come uno degli strumenti prioritari per affrontare gli effetti della crisi climatica e garantire una gestione più efficiente della risorsa.

Gargano: "Le aree interne sono una risorsa, il Piano Invasi è pronto"

Ad aprire i lavori è stato il direttore generale di ANBI, Massimo Gargano, che ha richiamato l'attenzione sul ruolo delle aree interne, che rappresentano circa il 58% del territorio nazionale e comprendono oltre 4.000 Comuni.

Per Gargano questi territori non possono essere considerati un peso per il Paese, ma devono diventare uno dei motori dello sviluppo economico, contrastando lo spopolamento e la desertificazione demografica attraverso servizi adeguati e una gestione moderna dell'acqua.

In questo contesto il Piano Invasi rappresenta, secondo ANBI, il primo tassello di una strategia nazionale già pronta per essere attuata. Accanto agli interventi sulle infrastrutture idriche, Gargano ha indicato anche la valorizzazione delle aree forestali e della filiera del legno, sottolineando come i Consorzi di bonifica possano affiancare le Regioni grazie a un modello di governance capace di accelerare procedure spesso rallentate dalla burocrazia.

Aree interne, infrastrutture e semplificazione

Sul tema della valorizzazione dei territori è intervenuto anche Giuseppe Romano, capo del Dipartimento per le Politiche di Coesione e per il Sud, ricordando come la semplificazione amministrativa introdotta con la ZES unica abbia già favorito nuovi investimenti nelle aree interne.

Dalla sua introduzione, ha evidenziato, sono state rilasciate circa 5.000 autorizzazioni uniche, favorendo l'insediamento e l'espansione di numerose imprese, in particolare del comparto agroalimentare. Secondo Romano, la disponibilità della risorsa idrica rappresenta uno degli elementi chiave per rendere questi territori ancora più attrattivi.

Sulla stessa linea il sottosegretario al Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Luigi D'Eramo, che ha ricordato come per la prima volta sia stata istituita una delega specifica per l'agricoltura nelle aree montane.

D'Eramo ha ribadito che senza infrastrutture e servizi adeguati nessun modello di sviluppo agricolo potrà garantire risultati duraturi, indicando nella disponibilità costante della risorsa idrica un fattore essenziale per assicurare stabilità produttiva e sostenere le attività zootecniche.

Anche la Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti ha evidenziato il ruolo strategico delle aree interne, ricordando come oltre la metà della popolazione regionale viva in questi territori. Tra le priorità individuate figurano il rafforzamento dei servizi essenziali, dalla sanità all'istruzione, il potenziamento della connettività e della mobilità, oltre alla valorizzazione del turismo legato all'identità dei territori.

In questo percorso, ha sottolineato, i Consorzi di bonifica rappresentano un partner fondamentale per trasformare le risorse disponibili in interventi concreti.

Per Piero Comandini, Presidente del Consiglio regionale della Sardegna, le sfide poste dal cambiamento climatico e dallo spopolamento richiedono una nuova capacità di pianificazione condivisa. Accanto alla resilienza idrica, ha osservato, serve anche una "resilienza politica", fondata sulla collaborazione istituzionale e sulla continuità della programmazione.

Infine, il capogruppo della Lega in Commissione Agricoltura Giorgio Maria Bergesio ha ribadito come la disponibilità e la gestione efficiente della risorsa idrica rappresentino una priorità strategica per il sistema agricolo e per la tenuta dei territori, con particolare attenzione alla riduzione delle dispersioni e all’efficienza infrastrutturale.

Foti: “L’acqua è un asset strategico per sicurezza e competitività”

Tra gli interventi più attesi quello del Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione Tommaso Foti, che ha definito l'acqua un tema non solo ambientale ma anche di sicurezza nazionale e competitività economica.

Il Ministro ha ricordato gli investimenti realizzati attraverso il PNRR per il miglioramento delle infrastrutture idriche, la riduzione delle perdite di rete e l'introduzione di tecnologie capaci di monitorare in tempo reale il sistema acquedottistico.

Secondo Foti, la possibilità di disporre di acqua nei momenti di maggiore necessità, riducendone al contempo gli sprechi, rappresenta una condizione indispensabile per rafforzare la resilienza del Paese.

L'intervento ha inoltre sottolineato che i Consorzi di bonifica hanno completato e rendicontato 258 interventi PNRR per un valore di 5,4 miliardi di euro, confermando il loro ruolo nella messa a terra delle politiche pubbliche.

Nell’ambito della programmazione 2021-2027, l’Italia ha destinato 2,4 miliardi di euro alla resilienza idrica, in linea con gli obiettivi europei che prevedono un incremento del 10% della resilienza entro il 2030.

Attualmente risultano prenotati circa 400 milioni di euro per 180 interventi, mentre la progettualità dei Consorzi di bonifica nell’ambito del PNIISSI ammonta a circa 7,3 miliardi di euro, confermando un ampio margine di intervento ancora disponibile.

Agricoltura, dall'emergenza alla pianificazione

Il secondo panel ha posto l'attenzione sul rapporto tra acqua e modello agricolo italiano.

Il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha ribadito il legame tra acqua, agricoltura e ambiente, sottolineando la necessità di una visione strategica integrata.

In Italia viene trattenuto solo l’11% dell’acqua piovana, mentre la pulizia dei fondali degli invasi potrebbe aumentare fino al 30% la disponibilità idrica.

Il Ministro ha inoltre ricordato l’istituzione di una Cabina di regia interministeriale per l’emergenza idrica, nata per superare la frammentazione delle competenze e accelerare gli interventi.

Il Presidente della CIA Cristiano Fini ha evidenziato la necessità di superare la logica dell'emergenza, privilegiando una pianificazione di lungo periodo e orientando le risorse disponibili verso la sicurezza alimentare.

In questa prospettiva, un contributo importante potrà arrivare anche dalle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), considerate uno strumento utile per sviluppare colture più resistenti e ridurre il fabbisogno idrico.

Il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini ha richiamato la necessità di rafforzare il ruolo dei Consorzi di bonifica nella programmazione della risorsa idrica, sottolineando come sia indispensabile aumentare la capacità di accumulo dell'acqua e valorizzare anche il riutilizzo delle acque depurate, una volta certificate.

Per Prandini il Piano Invasi rappresenta una risposta non solo alle esigenze dell'agricoltura, ma dell'intera collettività.

Infine, il senatore Giorgio Salvitti ha evidenziato la necessità di garantire stabilità politica come condizione indispensabile per una programmazione efficace degli interventi e delle politiche di sviluppo territoriale, con particolare riferimento alla gestione delle risorse e alle infrastrutture strategiche.

Vincenzi: “Basta emergenze, servono investimenti strutturali”

A chiudere la sessione di interventi è stato il Presidente di ANBI Francesco Vincenzi, che ha definito i risultati raggiunti con il PNRR un punto di partenza e non di arrivo, richiamando la necessità di superare la logica emergenziale nella gestione delle risorse pubbliche.

“Se i soldi si trovano solo in emergenza, c’è un problema”, ha affermato, ribadendo la centralità del Piano Invasi Multifunzionali come risposta strutturale alla crisi climatica.

Secondo Vincenzi il Paese deve continuare a investire nell'innovazione, nella manutenzione del territorio e soprattutto nella capacità di accumulare la risorsa idrica.

Ha inoltre ribadito la necessità di ridurre drasticamente i tempi autorizzativi per la realizzazione degli invasi, sottolineando come non sia più accettabile attendere dieci o quindici anni per completare opere considerate strategiche: il PNRR ha infatti dimostrato la capacità del sistema Paese di rispettare i cronoprogrammi europei, un modello da replicare anche nella programmazione futura.

Il presidente di ANBI ha infine ricordato che, nell'ambito del PNIISSI, i Consorzi di bonifica hanno presentato 266 progetti per un valore di circa 7,3 miliardi di euro, confermando la disponibilità di una progettualità già pronta per essere trasformata in cantieri.

Le conclusioni del confronto

L’Assemblea nazionale ANBI ha confermato una visione condivisa: l’acqua è ormai un’infrastruttura strategica per la sicurezza del Paese, la competitività economica e la coesione territoriale.

Dal Piano Invasi alla resilienza idrica europea, fino alla gestione delle aree interne, la sfida indicata è una sola: trasformare la programmazione in opere concrete, superando ritardi e frammentazioni per garantire un sistema idrico più efficiente, moderno e resiliente.