Acqua, ISPRA: 43,6% dei corpi idrici in stato ecologico buono

07 mag 2026
Il nuovo Rapporto fotografa lo stato delle acque italiane: migliorano le acque sotterranee, ma restano criticità legate alle pressioni antropiche e alla necessità di accelerare il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale entro il 2027.

Il quadro aggiornato sullo stato delle risorse idriche in Italia evidenzia segnali di miglioramento, ma anche sfide ancora aperte. È quanto emerge dal Rapporto ISPRA “Lo stato delle acque in Italia – verso il 4° ciclo di gestione”, che analizza i corpi idrici nazionali sulla base del reporting dei Piani di Gestione delle Acque previsti dalla Direttiva Quadro sulle Acque.

Migliorano qualità e monitoraggio, ma restano criticità e obiettivi UE al 2027

Nel complesso - si legge nel comunicato stampa di ISPRA - su oltre 7.700 corpi idrici superficiali tra fiumi, laghi, acque marino-costiere e di transizione, il 43,6% risulta in stato o potenziale ecologico buono o superiore, mentre oltre il 75% presenta uno stato chimico buono. Per le acque sotterranee, su 1.007 corpi idrici analizzati, circa l’80% è in stato quantitativo buono e il 70% in stato chimico buono.

Il Rapporto evidenzia inoltre una significativa riduzione delle aree con stato sconosciuto rispetto al secondo ciclo di gestione della Direttiva, segnale di un miglioramento nella qualità del monitoraggio e della disponibilità dei dati. Restano tuttavia obiettivi importanti da raggiungere entro il 2027, anno chiave per il conseguimento degli standard di qualità ambientale fissati a livello europeo.

Secondo il documento, i corpi idrici superficiali in stato elevato si concentrano soprattutto nel distretto della Sardegna, con una prevalenza di acque marino-costiere (44%) e di transizione (10%). Per i fiumi, le migliori condizioni si registrano ancora in Sardegna (76% in stato ecologico buono), seguita dai distretti delle Alpi Orientali e dell’Appennino Centrale (entrambi al 43%).

Sul fronte delle pressioni ambientali, l’inquinamento da fonte diffusa, in particolare quello legato alle attività agricole, si conferma il principale fattore di impatto sulle acque superficiali, seguito da pressioni idromorfologiche come opere di regolazione e infrastrutture, scarichi puntuali urbani e prelievi idrici.

ISPRA: acqua prioritaria e gestione integrata per la resilienza climatica

La Presidente di ISPRA e del SNPA, Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA, ha sottolineato come il Rapporto confermi segnali positivi ma anche l’urgenza di accelerare il raggiungimento degli obiettivi di qualità. “L’acqua è una priorità nazionale e una leva strategica per ambiente, salute ed economia – ha dichiarato –. Ridurre le pressioni e rafforzare una gestione integrata e sostenibile è fondamentale, soprattutto in un contesto di cambiamento climatico. Investire in prevenzione e monitoraggio non è più un’opzione, ma una responsabilità condivisa”.

Il Rapporto evidenzia infine come una gestione efficace della risorsa idrica debba basarsi su strumenti conoscitivi solidi e su una valutazione costante delle pressioni e delle misure adottate. In uno scenario climatico ed economico in rapida evoluzione, la gestione integrata dell’acqua si conferma una scelta strategica per il futuro del Paese.

Per consultare il rapporto completo