Il quadro nazionale delle risorse idriche continua a mostrare una forte disomogeneità nella distribuzione dell’acqua, con una tendenza opposta tra le diverse aree del Paese: questa è la fotografia offerta dal nuovo report dell'Osservatorio ANBI.
Il Centro-Nord registra infatti una progressiva riduzione delle disponibilità idriche, mentre in diverse aree del Centro-Sud gli invasi risultano pieni o prossimi alla capacità massima.
La situazione si inserisce in un contesto climatico caratterizzato da forte variabilità, con alternanza di fasi siccitose e precipitazioni intense che rendono sempre più complessa la gestione delle risorse idriche.
Il tema si intreccia con la fragilità del territorio e con gli effetti della crisi climatica, che negli ultimi anni ha prodotto fenomeni estremi ricorrenti, alternando periodi di scarsità idrica a eventi alluvionali di forte intensità.
Il parere di ANBI
Nel commento dell’associazione viene richiamata l’esigenza di adeguare le infrastrutture idrauliche alle nuove condizioni climatiche, considerate ormai strutturali e non più eccezionali. Le opere esistenti, molte delle quali progettate in un contesto climatico differente, risultano oggi meno adatte a gestire la crescente variabilità delle precipitazioni.
Tra i fattori di attenzione viene indicato anche il progressivo riscaldamento delle acque marine, che secondo le rilevazioni continua a mantenersi su valori elevati a livello globale, poco inferiori ai picchi registrati negli anni precedenti.
Sul fronte meteorologico, è attesa una nuova perturbazione che interesserà principalmente il Nord-Ovest, con precipitazioni che potrebbero superare i 100 millimetri secondo le previsioni ECMWF.
Piogge significative sono previste anche lungo la fascia tirrenica e in Sardegna, dove sono attesi accumuli intorno ai 50 millimetri in 24 ore, in particolare sul Cilento e sull’isola. In queste aree non si escludono temperature elevate nelle zone interne, con valori prossimi ai 30 gradi.
Nel frattempo, il monitoraggio dei grandi laghi del Nord Italia evidenzia un calo dei livelli idrometrici per Verbano, Lario e Benaco, mentre risulta in aumento il livello del lago d’Iseo, pur restando sotto la media stagionale.
Lo status quo nelle regioni
In Valle d’Aosta si registra un incremento delle portate nei corsi d’acqua della Dora Baltea e del torrente Lys.
In Piemonte, marzo è stato caratterizzato da precipitazioni superiori alla media (+51%), con un significativo accumulo nevoso in quota. L’indice SWE evidenzia un surplus generale nei bacini, ad eccezione di Ticino (-50%) e Toce (-2%). Nel Piemonte meridionale e occidentale la disponibilità idrica nivale risulta in forte aumento (+135% e +88%). Tuttavia, nelle ultime rilevazioni si osserva un calo delle portate nei principali corsi d’acqua, tra cui Tanaro (-47%), Stura di Demonte e Toce.
In Lombardia la situazione delle riserve idriche rimane deficitaria (-25,3%), condizionata soprattutto dalla riduzione della neve al suolo (-40%).
Scenario opposto in Veneto, dove il mese di marzo ha registrato precipitazioni scarse sia in forma piovosa che nevosa. Dall’inizio dell’anno idrologico, le piogge sono risultate sopra la media solo nei mesi di gennaio e febbraio, mentre negli altri periodi si è registrato un deficit costante (marzo: -21%). Anche le nevicate risultano inferiori alla media, con riduzioni fino al -28% sulle Dolomiti e -35% sulle Prealpi. Ne deriva una forte contrazione delle portate fluviali: Brenta (-57%), Adige (-55%), Bacchiglione (-52%), Livenza (-48%) e Piave (-39%).
In Emilia-Romagna cresce il numero dei corsi d’acqua sotto i livelli minimi storici. Oltre a Santerno ed Enza, si aggiunge anche la Secchia. Il deficit idrico del Reno raggiunge il 60%, mentre il Taro si attesta a -69%. Nel Piacentino, gli invasi di Molato e Mignano risultano rispettivamente al 96,9% e al 70,7% della capacità.
Il fiume Po continua a registrare portate inferiori alla media lungo tutto il suo corso, con un calo del 47% a Pontelagoscuro.
In Liguria si osserva una diminuzione dei livelli idrometrici di Entella, Vara e Argentina.
In Toscana risultano in calo le portate di Serchio (41% della media ventennale), Arno (51%) e Ombrone (39%).
Nelle Marche si registra una diminuzione dei livelli di Potenza, Esino e Sentino, mentre il Tronto mostra un aumento grazie alle precipitazioni e allo scioglimento nivale. I bacini artificiali risultano pieni all’84% della loro capacità.
In Umbria il mese di marzo è stato meno piovoso rispetto alla media degli ultimi anni, con 61,2 mm registrati. Il lago Trasimeno ha subito una nuova riduzione del livello idrometrico (-7 cm a Polvese), con un calo di 30 cm rispetto all’anno precedente e un deficit di 105 cm rispetto alla media storica. In diminuzione anche il fiume Paglia, mentre Chiascio e Topino risultano stabili.
Nel Lazio si registra un calo dei laghi Albano e Nemi (-2 cm per entrambi). Il Tevere mostra un incremento delle portate, mentre il Velino resta su valori inferiori alla media (25,15 mc/s contro una media di 34,81 mc/s).
In Abruzzo la situazione resta influenzata dai nubifragi della settimana precedente. Le precipitazioni di marzo hanno raggiunto valori fino al +400% lungo la costa sud della regione, con circa 300 mm caduti a Ortona, mentre in altre aree interne come Avezzano gli accumuli si sono fermati a circa 20 mm.
In Campania si registra un aumento dei livelli di Sele e Volturno, mentre il Garigliano resta stabile. L’attenzione resta alta per la nuova perturbazione, anche in considerazione del livello già elevato degli invasi del Velia.
In Puglia gli invasi della Capitanata risultano quasi pieni, con 291,35 milioni di metri cubi su un volume autorizzato di 331,9. Nell’ultima settimana i volumi sono aumentati di 138,73 milioni di metri cubi al netto dei rilasci.
La presentazione del Piano Idrico Nazionale
Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI, commenta: “L’Italia è un’alunna ripetente alle lezioni del clima, che ormai da anni ripropone scenari di insufficienza idrica, alternati tra Sud e Nord del Paese; di fronte a questo quadro, una rete idraulica inadeguata all’estremizzazione meteorologica e l’insufficiente numero di invasi obbliga a rilasciare ingenti quantità d’acqua, che sarebbe utile invece trattenere sul territorio, perché fondamentali per i momenti di bisogno."
"Sperando di essere concretamente ascoltati, martedì 14 Aprile presenteremo a Roma le progettualità dei Consorzi di bonifica ed irrigazione per il Piano Idrico Nazionale: un ulteriore contributo a servizio del Paese”, conclude il Presidente.