Biometano e biocarburanti, POLIMI: crescita insufficiente rispetto al PNIEC

07 lug 2026
Il report Energy & Strategy evidenzia ritardi strutturali, criticità di filiera e mancanza di una visione strategica di lungo periodo.

Criticità strutturali e ritardi di filiera; biometano e i biocombustibili liquidi si confermano tra i vettori rinnovabili più rilevanti per la decarbonizzazione dei settori cosiddetti hard-to-abate, ma il loro sviluppo in Italia continua a procedere a un ritmo non ancora sufficiente rispetto agli obiettivi fissati dal PNIEC al 2030.

È quanto emerge dal Biomethane & Biofuels Report 2026 elaborato da Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, che analizza l’evoluzione del comparto evidenziando un potenziale di crescita significativo ma ancora frenato da barriere strutturali, regolatorie e di mercato.

Biometano: crescita attesa ma gap ancora rilevante

Secondo il report, la produzione nazionale di biometano è destinata a crescere tra il 15% e il 25% annuo al 2030. Tuttavia, anche nello scenario più favorevole, il sistema non riuscirà a colmare il divario rispetto agli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima.

Il gap stimato resta infatti compreso tra 1,2 e 2,1 miliardi di metri cubi annui, confermando un ritardo strutturale del settore. Le proiezioni indicano una produzione pari a 3,8 miliardi di standard metri cubi annui nello scenario ottimistico e 2,9 miliardi in quello conservativo, a fronte di circa 0,9 miliardi registrati nel 2025. Più favorevoli le prospettive al 2035, con valori compresi tra 5,1 e 6,8 miliardi di metri cubi, ma fortemente dipendenti dal quadro regolatorio e dalla stabilità degli strumenti di supporto.

Criticità strutturali e necessità di una strategia di lungo periodo

Il report evidenzia come il settore abbia beneficiato negli ultimi anni delle misure di incentivazione e delle risorse del PNRR, che hanno sostenuto nuovi investimenti e la riconversione degli impianti agricoli a biogas. Tuttavia, il quadro di sviluppo rischia di rallentare una volta completati i progetti già autorizzati nell’ambito delle aste del DM 2022.

Secondo Paolo Maccarrone, direttore scientifico del report, il comparto soffre ancora di una forte complessità autorizzativa, di una limitata bancabilità dei progetti e di una filiera estremamente frammentata. A questi elementi si aggiunge l’assenza di una visione strategica di lungo periodo capace di garantire stabilità agli investimenti e continuità allo sviluppo del mercato.

Una filiera frammentata e poco integrata

Uno dei principali nodi riguarda la struttura del settore, caratterizzata da centinaia di impianti di piccola scala e da una proprietà molto polverizzata. Questa configurazione rende difficile l’aggregazione della produzione e limita la possibilità di sviluppare contratti di lungo periodo e modelli di gestione integrata della filiera.

La frammentazione incide sull’intera catena del valore, dalla raccolta delle biomasse fino alla commercializzazione del biometano e alle attività di certificazione della sostenibilità. Il report sottolinea come questa debolezza organizzativa sia ancora più rilevante alla luce dei nuovi obblighi europei in materia di tracciabilità e sostenibilità.

Il contesto europeo e la posizione dell'Italia

A livello europeo, la capacità produttiva di biometano ha raggiunto circa 5,5 miliardi di metri cubi annui nel 2024, con oltre 1.600 impianti operativi. Francia, Germania, Danimarca, Regno Unito e Italia rappresentano complessivamente l’85% della capacità installata, con la Francia leader per numero di impianti e la Danimarca caratterizzata da una maggiore dimensione media degli impianti.

In Italia il settore ha registrato una crescita significativa grazie ai meccanismi incentivanti dei DM 2018 e 2022, arrivando a 176 impianti in esercizio a giugno 2026 e a una capacità produttiva di circa 1 miliardo di metri cubi annui. La distribuzione geografica resta tuttavia fortemente concentrata nel Nord Italia, dove si localizza la maggior parte degli impianti attivi e in sviluppo.

Biocarburanti liquidi: dinamiche e prospettive

Il report analizza anche il comparto dei biocombustibili liquidi, che tra il 2019 e il 2024 ha mostrato consumi stabili tra 1,4 e 1,6 milioni di tonnellate, con una recente contrazione rispetto all’anno precedente. In questo segmento si registra una progressiva affermazione dell’HVO, che sta sostituendo il FAME grazie alla maggiore compatibilità con i motori esistenti e alla possibilità di utilizzo in purezza.

Secondo lo studio, i biocombustibili liquidi rappresentano una leva importante per la decarbonizzazione dei trasporti, ma restano fortemente dipendenti dagli incentivi e dal quadro normativo europeo, in particolare dalla direttiva RED III e dal pacchetto Fit for 55. Il settore presenta inoltre criticità legate alla dipendenza dalle importazioni di materie prime, con impatti anche sulla sicurezza energetica.

Scenari di crescita al 2030 e 2035

Le prospettive indicano una crescita del consumo di biocombustibili liquidi in Italia fino a 2,7 milioni di tonnellate al 2030 nello scenario più ottimistico e fino a 4 milioni al 2035. In questo contesto l’HVO è destinato a consolidare ulteriormente la propria posizione, mentre il FAME appare in progressiva contrazione. Il SAF, pur ancora marginale, è atteso in crescita nel medio periodo soprattutto nel settore dell’aviazione.