Cooperazione mediterranea e rafforzamento delle blue skills al centro del Joint WestMED Italia–Malta

16 giu 2026
Attraverso il contributo di attori istituzionali e reti internazionali, è emersa la necessità di potenziare i percorsi formativi, consolidare le iniziative di capacity building e rafforzare le sinergie tra programmi europei e stakeholder territoriali. Articolo di Valeria Moriconi

Blue skills, capacity building, innovazione e cooperazione mediterranea: questi i temi centrali emersi nel corso del Joint WestMED Malta-Italy, tenutosi a Roma l’11 e 12 giugno 2026.

L’incontro, giunto alla sua quarta edizione consecutiva, ha riunito istituzioni, centri di ricerca, imprese, investitori e stakeholder del settore marittimo con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione nel Mediterraneo e accelerare lo sviluppo della Blue Economy sostenibile.

Innovazione e cooperazione mediterranea al centro del confronto

La sessione del 12 giugno è stata introdotta e moderata da Leonardo Manzari, WestMED National Hub for Italy. In apertura dei lavori hanno portato i saluti istituzionali Laurence Martin, Secretary General della Federazione del Mare, seguiti dall’introduzione della seconda giornata a cura dei WestMED National Coordinators di Italia e Malta, che hanno inquadrato gli obiettivi e le priorità del confronto.

Al centro del confronto la necessità di colmare il gap di competenze nel comparto marittimo, rafforzare i percorsi formativi e costruire ecosistemi dell’innovazione sempre più integrati, in grado di trasformare le strategie europee in soluzioni operative e opportunità di crescita concreta.

L’evento ha inoltre rappresentato una piattaforma di dialogo tra attori pubblici e privati per favorire investimenti, mobilità delle competenze e cooperazione transfrontaliera.

Blue skills e capacity building: una priorità strategica

Uno dei temi centrali del confronto ha riguardato lo sviluppo delle blue skills, sempre più riconosciute come fattore critico per la competitività del settore marittimo europeo. Nel dibattito è emersa con forza l’esistenza di una vera e propria skills crisis che richiede un maggiore coordinamento tra Paesi, istituzioni formative e industria.

In questo quadro si inserisce il Technical Group dedicato alle blue skills, uno dei gruppi di lavoro più recenti del contesto WestMED, che si riunisce due volte l’anno e riunisce membri nominati dai diversi Paesi partecipanti.

Il gruppo ha l’obiettivo di tradurre strategie già esistenti in azioni concrete, rafforzando l’allineamento tra politiche e bisogni del mercato del lavoro e valorizzando al contempo le esperienze già avviate a livello europeo.

Nel confronto è stato sottolineato come la collaborazione tra Stati e attori del settore rappresenti un elemento essenziale per evitare duplicazioni e dispersioni, costruendo invece su basi già consolidate.

Formazione, mobilità e nuovi modelli educativi

Nel corso del panel dedicato alla formazione è intervenuta Claudia Angelini del Ministero dell’Istruzione e del Merito, illustrando il programma Navigation and Vessel Operation Specialisation, un percorso che consente agli studenti di ottenere un diploma riconosciuto e di integrare istruzione secondaria e certificazione professionale nel settore marittimo.

L’iniziativa rappresenta un esempio concreto di connessione tra mondo scolastico e competenze tecniche richieste dall’industria.

Per la University of Malta, nell’ambito del network SEA-EU, European University of the Seas, è intervenuta la professoressa Ritienne Gauci, con un focus sui percorsi di integrazione universitaria che puntano alla costruzione di una dimensione accademica pienamente europea, nella quale la mobilità studentesca assume un ruolo centrale per lo sviluppo delle competenze e per la creazione di un’identità formativa condivisa a livello continentale.

Nel dibattito è intervenuta anche Pauline Micallef, CEO di Maritime Malta, impegnata in attività di orientamento nelle scuole per avvicinare i giovani alle professioni del mare e promuovere una conoscenza diretta della vita a bordo e delle opportunità del settore.

Reti mediterranee e cooperazione internazionale

Ampio spazio è stato dedicato al ruolo delle reti accademiche e istituzionali nel rafforzamento della Blue Economy mediterranea.

Nathalie Clauter, project manager di UNIMED, la più grande rete di università del Mediterraneo, ha illustrato il proprio impegno attraverso iniziative come EU4Skills e il Programma Interreg Euro-MED, sottolineando l’importanza della cooperazione tra sistemi universitari per sostenere innovazione e sviluppo delle competenze.

Roberto Ugolini del CIHEAM Bari, uno dei quattro istituti del network CIHEAM, ha ribadito la centralità della formazione avanzata e della ricerca applicata per lo sviluppo sostenibile dell’area mediterranea, mentre l’intervento di Mounir Ghribi, Director of International Cooperation dell’OGS, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, ha evidenziato il ruolo della ricerca scientifica nel supportare le politiche marine e la comprensione dei cambiamenti in atto negli ecosistemi marini.

Elisa van Engelenhoven, project manager del progetto FORMARE – Innovation Hub for Blue Economy ha invece posto l’accento sulla necessità di strutturare reti stabili tra attori pubblici e privati per favorire il trasferimento tecnologico e l’innovazione nel settore.

In questo contesto, si è collocato anche l'intervento di Alessia Mastromattei, Italy Country Manager di Escola Europea, impegnata nella formazione logistica e portuale come leva per lo sviluppo delle competenze specialistiche legate alla Blue Economy. 

La Rete degli Istituti Alberghieri Ittici è stata rappresentata dallo chef internazionale e docente di enogastronomia Felice Santodonato, con un contributo dedicato alla formazione professionale legata alla filiera ittica e alla sicurezza alimentare.

Infine, il professor Mauro Ugazio del Circolo Velico di Ventotene, ha condiviso la propria esperienza con un intervento incentrato sulle esperienze territoriali di connessione tra sviluppo locale e risorse marine, mentre il dottor Andrea Alfonsi della Fondazione La Fenice ha approfondito il ruolo delle iniziative educative e culturali nel promuovere la consapevolezza sulla Blue Economy.

INTERREG e cooperazione territoriale nel Mediterraneo

Una parte rilevante del confronto ha riguardato i programmi INTERREG, considerati strumenti chiave per la cooperazione territoriale europea e per la costruzione di una governance condivisa del Mediterraneo. I rappresentanti dei diversi programmi hanno illustrato le attività in corso nei rispettivi bacini di cooperazione.

Daniela Segreto ha presentato le iniziative del programma INTERREG Italia–Malta e Italia–Tunisia, mentre Laura Comelli ha illustrato le attività di INTERREG Italia–Slovenia. Mauro Novello ha approfondito il programma INTERREG IPA South Adriatic, Laura Vetrini ha presentato le progettualità di INTERREG Italia–Croazia e Irene Ropolo ha illustrato il lavoro di INTERREG Italia–Francia.

Nel loro insieme, questi contributi hanno evidenziato come la cooperazione transfrontaliera rappresenti uno strumento essenziale per armonizzare strategie, sostenere progetti comuni e rafforzare la resilienza dei territori marittimi europei.

Una visione comune per il futuro del Mediterraneo

Il Joint WestMED Italia–Malta ha confermato il ruolo centrale del Mediterraneo come laboratorio di innovazione per la Blue Economy europea. In uno scenario globale sempre più competitivo, il rafforzamento delle competenze, della formazione e delle reti di cooperazione emerge come condizione indispensabile per garantire crescita sostenibile e resilienza.

L’evento ha ribadito un messaggio condiviso: il futuro della Blue Economy passa dalla capacità di collaborare in modo strutturato, investire nelle competenze e costruire ecosistemi dell’innovazione realmente integrati a livello mediterraneo ed europeo.

Articolo di Valeria Moriconi