Data center, Engie: consumi energetici in Italia fino a 4 volte superiori entro il 2030, previsti investimenti per 25 mld

27 apr 2026
Secondo lo studio “Bit e Watt: un’alleanza strategica per accelerare la transizione energetica e digitale”, l’espansione dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione sta ridefinendo infrastrutture e dinamiche industriali, facendo dei data center uno dei principali driver della transizione energetica. 

Entro il 2030 i consumi energetici dei data center in Italia potrebbero aumentare fino a 2-4 volte rispetto ai livelli attuali, superando il 10% della domanda europea del settore.

È quanto emerge dallo studio “Bit e Watt: un’alleanza strategica per accelerare la transizione energetica e digitale”, promosso da ENGIE in collaborazione con Key to Energy.

Il comparto, si legge nella nota stampa di Engie, è destinato a richiedere circa 25 miliardi di euro di investimenti tra il 2026 e il 2028, mentre la domanda elettrica nazionale potrebbe raggiungere i 21,6 TWh, con una crescita del 37% entro il 2030.

L’espansione dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione sta ridefinendo infrastrutture e dinamiche industriali, facendo dei data center uno dei principali driver della transizione energetica. 

Un settore in costante espansione

A livello globale, la domanda energetica dei data center è cresciuta del 23% negli ultimi cinque anni, raggiungendo 545 TWh; in Europa dell’11%, a 80 TWh; in Italia del 17%, a 4,2 TWh.

Le proiezioni indicano una forte accelerazione entro il 2030: la domanda globale potrebbe superare i 2.000 TWh, quella europea arrivare a 167 TWh e quella italiana toccare 21,6 TWh, con una crescita del 37%.

L’Italia, con un aumento superiore alla media europea (+11%), si consolida così come hub strategico nel Mediterraneo, con il 70% degli investimenti concentrati nel Nord del Paese, soprattutto nell’area milanese.

Il comparto è sostenuto da investimenti significativi: tra il 2026 e il 2028 sono previsti circa 110 miliardi di euro in Europa e 25 miliardi in Italia. La crescita è sempre più guidata dagli hyperscaler, con il passaggio da data center di piccole dimensioni a grandi campus superiori ai 30 MW, più efficienti ma anche più energivori.

Accanto alle opportunità emergono però alcune criticità legate alla disponibilità delle infrastrutture energetiche. In Italia le richieste di connessione hanno raggiunto i 79 GW, con possibili fenomeni di saturazione della rete in alcune aree. Inoltre, i ritardi nel time-to-grid possono comportare perdite fino a 1,1 milioni di euro di EBITDA per ogni anno di slittamento.

In questo contesto, accelerare la transizione verso un’energia stabile, competitiva e sostenibile diventa un fattore chiave per lo sviluppo del settore. Gli operatori energetici assumono un ruolo sempre più centrale come abilitatori e partner per lo sviluppo, la gestione e l’approvvigionamento energetico dei data center.

Lo studio evidenzia inoltre come uno stretto coordinamento tra sviluppo dei data center e transizione energetica possa generare sinergie rilevanti, massimizzando l’integrazione delle rinnovabili e riducendo la necessità di nuovi interventi infrastrutturali.

Si assiste così a un progressivo cambio di paradigma: l’aumento della dimensione dei data center amplifica l’esposizione al rischio di prezzo, rendendo sempre più necessaria una fornitura energetica competitiva, stabile e sostenibile nel tempo.

Dal 2028-2030 i data center potranno diventare attori energetici sempre più attivi, con un ruolo crescente di soluzioni come i Power Purchase Agreement (PPA) rinnovabili, anche multi-tecnologici (fotovoltaico ed eolico), insieme ai sistemi di accumulo per garantire flessibilità e sicurezza energetica.

Accanto a queste soluzioni si affermano modelli di generazione on-site e configurazioni behind-the-meter, in grado di ridurre i costi energetici fino al 30%, mentre si diffonde l’utilizzo di siti brownfield, che consentono iter autorizzativi più rapidi e minori impatti sul territorio.

Il parere degli esperti

“La crescita dei data center rende sempre più evidente che transizione digitale ed energetica sono due dimensioni strettamente connesse. Le infrastrutture digitali, oltre a essere un fattore di domanda, possono diventare un vero abilitatore della transizione energetica, se integrate fin dall’inizio con sistemi elettrici resilienti, rinnovabili e flessibili”, afferma Monica Iacono, CEO di ENGIE Italia.

“Accelerare lo sviluppo delle rinnovabili e favorire il ricorso a contratti di lungo termine è una condizione industriale essenziale per garantire stabilità, sicurezza e competitività alla crescita del digitale. In questo contesto, ENGIE interpreta il proprio ruolo come quello di un operatore integrato, capace di mettere l’energia al servizio dell’innovazione digitale e di contribuire a governare lo sviluppo dei data center in modo coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione e di sicurezza del sistema”, prosegue Iacono.

Secondo quanto si apprende dal comunicato stampa, ENGIE è tra i principali partner energetici dei data center a livello globale: fornisce oltre 15 TWh di energia al settore e conta più di 5 GW di contratti rinnovabili (PPA), oltre a essere pioniera nei contratti green 24/7.

Presente lungo l’intera filiera e in oltre 20 Paesi, il Gruppo punta a rafforzare il proprio ruolo nella transizione energetica, accelerando l’accesso a siti già alimentati, sviluppando nuova capacità rinnovabile e garantendo forniture affidabili e competitive.

“La crescita dei data center in Italia cambia il ruolo dell’energia: da costo a leva strategica di competitività e sostenibilità" – commenta Orazio Privitera, CEO Key to Energy, che aggiunge: “Governarla in modo efficace richiede modelli energetici integrati (on-site, off-site e ibridi), analisi della rete per orientare localizzazione e connessioni, simulazioni di scenario per anticipare prezzi e vincoli regolatori e un Energy Management capace di gestire dinamicamente costi, rischi e obiettivi ESG. L’integrazione tra mercato, rete e gestione operativa consente di centrare il time to market e aumentare resilienza e valore dei progetti data center".