Superare uno dei principali ostacoli allo sviluppo dell’idrogeno: lo stoccaggio. È questo l’obiettivo di Hydragraph, il progetto di ricerca promosso dall’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara e finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con circa 2,5 milioni di euro nell’ambito del PNRR – NextGenerationEU.
L’iniziativa, si legge in un comunicato stampa dell'Università, si inserisce nel percorso di sviluppo delle tecnologie per la transizione energetica, puntando a rendere più efficiente e sicuro l’utilizzo dell’idrogeno, considerato una delle principali leve per la decarbonizzazione.
Il nodo dello stoccaggio
Nonostante l’assenza di emissioni, l’idrogeno presenta ancora criticità legate alla sua gestione: richiede infatti elevate pressioni o basse temperature per essere immagazzinato, con conseguenti complessità tecniche e costi elevati.
Il progetto Hydragraph mira a superare queste barriere attraverso l’impiego di materiali innovativi in grado di migliorare le prestazioni dei sistemi di stoccaggio.
Materiali avanzati: clatrati idrati e grafene
La soluzione proposta si basa sull’utilizzo combinato di clatrati idrati e grafene.
I clatrati, spesso definiti “ghiaccio che brucia”, permettono di intrappolare l’idrogeno all’interno di strutture molecolari d’acqua, mentre il grafene – materiale ultraleggero a base di carbonio – consente di legare e rilasciare il gas riducendo peso e ingombri dei sistemi.
La tecnologia è sviluppata presso il Dipartimento di Farmacia dell’ateneo, in un laboratorio certificato per la sperimentazione con gas combustibili.
Applicazioni tra mare e spazio
Le possibili applicazioni spaziano dall’energia offshore fino all’esplorazione spaziale. Nel primo caso, i fondali marini potrebbero essere utilizzati come sistemi naturali di accumulo, sfruttando condizioni di alta pressione e bassa temperatura.
In ambito spaziale, invece, la tecnologia potrebbe contribuire allo sviluppo di sistemi energetici per future basi su Luna e Marte, utilizzando risorse disponibili in loco.
Collaborazioni e sviluppo industriale
Il progetto coinvolge anche partner accademici e industriali, tra cui l’Università di Bari e DG Impianti Industriali, con l’obiettivo di favorire il trasferimento tecnologico e l’applicazione su scala industriale.
“Il finanziamento conferma il prestigio dell’ateneo e la sua capacità di guidare l’innovazione”, ha dichiarato il rettore dell'Università "Gabriele D'Annunzio" Liborio Stuppia.
Il responsabile scientifico del progetto, Pietro Di Profio, ha inoltre sottolineato il valore della collaborazione tra università e industria per accompagnare la tecnologia verso una concreta applicazione sul mercato.