Servizio idrico, REF: 6,8 mld di capacità di debito ma il settore deve colmare gap da 3,7 mld/a

29 lug 2026
L’analisi del Laboratorio sulle prime 100 gestioni idriche italiane evidenzia un miglioramento degli indicatori economico-finanziari, ma anche la necessità di nuovi strumenti per sostenere il ciclo di investimenti richiesto dalle sfide climatiche e normative.

6,8 miliardi di euro di capacità di indebitamento aggiuntiva attivabile senza compromettere l’equilibrio economico-finanziario delle gestioni, ma un fabbisogno infrastrutturale che richiede risorse ancora maggiori.

È quanto emerge dall’analisi annuale del Laboratorio REF - di cui si legge in un comunicato stampa dell'osservatorio - sulle prime 100 gestioni industriali del servizio idrico italiano, che fotografa un settore in miglioramento sotto il profilo economico-finanziario, ma chiamato ad affrontare una nuova fase di investimenti.

Gestori più solidi, migliorano gli indicatori economici

L’evoluzione del Servizio Idrico Integrato italiano mostra un progressivo rafforzamento delle condizioni economico-finanziarie degli operatori, in particolare tra le realtà di maggiori dimensioni.

Secondo il rapporto REF, tra il 2021 e il 2024 è aumentato il numero dei gestori classificati come “Abilitatori” e “In Transizione/Sviluppo”, mentre si è ridotto il peso dei soggetti considerati “Maturi”, “Vulnerabili” e “Critici”. Una dinamica che evidenzia una crescente maturazione del comparto, pur in presenza di nuove pressioni legate agli investimenti futuri.

Tra il 2023 e il 2024, infatti, gli indicatori economico-finanziari hanno registrato un ulteriore miglioramento: il margine EBITDA è cresciuto di 3,2 punti percentuali, grazie a un incremento dei ricavi del 7,5% e a una riduzione dei costi operativi del 18,2%. Parallelamente, la patrimonializzazione è aumentata del 5,7%, mentre l’indebitamento netto è rimasto sostanzialmente stabile.

Una nuova fase di investimenti per affrontare le sfide climatiche

Il miglioramento delle condizioni finanziarie dei gestori si confronta tuttavia con un fabbisogno crescente di risorse. La nuova Direttiva europea 2024/3019 sul trattamento delle acque reflue urbane e la futura Strategia europea per la Resilienza Idrica ampliano infatti il perimetro degli interventi richiesti, rendendo necessario un nuovo ciclo di investimenti.

La programmazione 2024-2029 prevede attualmente circa 5 miliardi di euro l’anno di investimenti, ma il rapporto evidenzia un divario significativo rispetto alle necessità complessive. Le proposte per l’aggiornamento del Piano nazionale degli interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (PNIISSI) indicano un fabbisogno di circa 10,7 miliardi di euro, mentre la Commissione europea stima per l’Italia una necessità media annua di 8,1 miliardi di euro nel periodo 2021-2027.

Secondo REF, sarebbe quindi necessario un incremento degli investimenti di almeno il 41,3%. Anche utilizzando integralmente la capacità di indebitamento disponibile, ipotizzando investimenti pari a 122 euro per abitante all’anno, resterebbe un deficit annuale di circa 3,7 miliardi di euro.

Gli “Abilitatori” trainano gli investimenti

Un focus specifico del rapporto è dedicato ai 33 gestori appartenenti al cluster degli “Abilitatori”, che servono circa il 70% della popolazione del campione analizzato.

Per il periodo 2025-2029 questi operatori prevedono investimenti pari a 85,8 euro per abitante all’anno, finanziati attraverso diverse fonti: per il 42% dai flussi di cassa operativi, per il 13% dal FoNI, per un ulteriore 13% da nuova finanza a medio-lungo termine, per il 25% da contributi a fondo perduto e per il 7% da capitale proprio.

Secondo REF, il dato conferma il ruolo del metodo tariffario idrico nel rafforzare la capacità dei gestori di generare risorse interne e attivare ulteriori strumenti finanziari.

BEI, obbligazioni e finanza innovativa per sostenere il settore

Sul fronte dei finanziamenti, tra il 2018 e il 2025 il volume complessivo delle risorse mobilitate ha raggiunto 10,5 miliardi di euro. La principale fonte è rappresentata dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), con una quota del 40%, seguita dalle emissioni obbligazionarie (33%) e dal canale bancario (27%).

L’Italia si conferma il principale beneficiario europeo dei finanziamenti BEI destinati al settore idrico nell’ultimo decennio, con operazioni per oltre 5,1 miliardi di euro, di cui circa 837 milioni sottoscritti nel 2025.

Parallelamente cresce il ricorso a strumenti di finanza sostenibile, come Sustainability-Linked Bond, Green Bond e Blue Bond, oltre a soluzioni alternative quali project financing, partenariati pubblico-privati e blended finance.

La sfida resta la sostenibilità delle tariffe

Secondo il Laboratorio REF, il nodo principale per il prossimo ciclo di investimenti non riguarda tanto la disponibilità di capitali privati, quanto la sostenibilità economica e sociale delle tariffe necessarie a finanziare gli interventi.

Sarà quindi necessario accompagnare l’evoluzione tariffaria con strumenti di perequazione e solidarietà e con un maggiore coinvolgimento della finanza pubblica, indirizzando le risorse verso ambiti ancora meno coperti, come fognature, qualità dell’acqua potabile, depurazione e gestione delle acque meteoriche.

Dopo la spinta impressa dal PNRR, il settore potrà contare sui nuovi strumenti di programmazione, tra cui il PNIISSI, il bando SFNIISSI e il Fondo per la depurazione e il riuso delle acque affinate, oltre alle future risorse europee legate alla Strategia per la Resilienza Idrica.