Il monitoraggio dell’Osservatorio distrettuale fotografa un rapido deterioramento delle condizioni idroclimatiche, con effetti sugli indicatori di siccità recente e strutturale. AUBAC richiama l’importanza di una pianificazione della sicurezza idrica basata su accumulo, ricarica delle falde, stato delle infrastrutture e coordinamento tra gli enti coinvolti.
Una diminuzione del 48% di precipitazioni nel mese di giugno, temperature superiori di 3,4 °C alla media e 126 bacini su 129 in siccità recente severa o estrema.
È il quadro delineato dall’Osservatorio dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale (AUBAC), che segnala il progressivo aggravamento della situazione idroclimatica nel Distretto.
Roma: 26 notti tropicali consecutive e precipitazioni quasi assenti
Come si legge in un comunicato stampa rilasciato dall'Autorità, alla stazione di Roma Centro, presso il Collegio Romano, dal 17 giugno al 12 luglio si sono registrati 26 giorni consecutivi senza che la temperatura minima scendesse sotto i 20 °C, con altrettante notti tropicali.
Nello stesso periodo sono state 24 le giornate con temperature massime pari o superiori ai 35 °C. Nei primi dodici giorni di luglio, dieci giornate hanno superato questa soglia, con una temperatura media delle massime pari a 35,9 °C e un picco di 37,9 °C il 1° luglio. Il valore massimo dell’intero episodio è stato invece raggiunto il 29 giugno, con 40,1 °C.
Sul fronte delle precipitazioni, la Capitale registra una situazione di forte deficit. Dopo i soli 6,1 millimetri di pioggia caduti nell’intero mese di giugno, pari all’86% in meno rispetto alla media, nei primi dodici giorni di luglio sono stati rilevati appena 1,8 millimetri, concentrati esclusivamente il 2 luglio.
Secondo AUBAC, anche eventuali precipitazioni intense dopo lunghi periodi siccitosi non garantiscono necessariamente un recupero della disponibilità idrica: l’acqua tende infatti a defluire rapidamente in superficie senza contribuire in modo significativo alla ricarica delle falde e delle riserve. Nel caso di Roma, inoltre, i temporali annunciati a inizio luglio non hanno apportato quantitativi sufficienti a modificare il quadro.
Distretto dell’Appennino centrale: giugno caldo e secco
La situazione della Capitale si inserisce in un contesto più ampio che riguarda l’intero Distretto dell’Appennino centrale. I dati dell’Osservatorio distrettuale mostrano infatti un mese di giugno caratterizzato da temperature eccezionalmente elevate e da un marcato deficit pluviometrico.
Le precipitazioni sono diminuite mediamente del 48% nelle sette regioni del Distretto, con valori compresi tra il -29% della Toscana e il -73% dell’Emilia-Romagna. Parallelamente, la temperatura media è risultata superiore di 3,4 °C rispetto alla norma, con anomalie superiori ai tre gradi in tutte le regioni coinvolte.
L’impatto sulle condizioni di siccità è evidente: l’indice SPEI a tre mesi, che valuta la siccità recente considerando insieme precipitazioni e temperature, è entrato in campo severo o estremo in 126 dei 129 bacini monitorati.
È peggiorato anche il quadro della siccità strutturale, misurata dall’indice a 24 mesi, che restituisce gli effetti di medio periodo. I bacini in condizioni di siccità moderata o severa sono passati da 45 a 54, di cui 24 in situazione severa.
Le situazioni più critiche riguardano il Teramano (-1,77), il Reatino (-1,62) e il Pescarese (-1,60). Il sub-ambito di Roma servito da Acea Ato 2 mantiene invece un deficit strutturale moderato (-1,05), ma presenta una condizione di siccità recente in campo estremo.
“A fine giugno l’intero Distretto è tornato in una condizione di siccità recente severa e il deficit strutturale è peggiorato: un solo mese caldo e secco ha iniziato a consumare ciò che l’inverno aveva messo da parte. Un inverno piovoso non cancella sei anni di deficit: occorre vedere prima, decidere prima e intervenire prima che la crisi arrivi”, ha aggiunto Casini.
Un fenomeno inserito in un quadro climatico globale anomalo
Il quadro del Distretto si inserisce in una situazione climatica eccezionale anche a livello globale ed europeo. Secondo il servizio Copernicus dell’Unione europea, giugno 2026 è stato il secondo giugno più caldo mai registrato al mondo, con una temperatura media globale di 16,54 °C, superiore di 1,39 °C rispetto al livello preindustriale.
In Europa occidentale il mese ha segnato invece il record assoluto, con temperature superiori di 3,05 °C rispetto alla media 1991-2020.
Anche la temperatura superficiale degli oceani extra-polari ha raggiunto il valore più elevato mai registrato in giugno, pari a 20,86 °C. Nel Mediterraneo è tuttora in corso un’intensa ondata di calore marina, con anomalie fino a circa 6 °C nel Tirreno e nel Mar Ligure lungo le coste italiane.
Secondo Copernicus, inoltre, condizioni più secche della media e portate fluviali inferiori alla norma interessano gran parte dell’Europa e dell’Italia.
Per AUBAC, questi dati confermano la necessità di valutare la sicurezza idrica non sulla base delle precipitazioni di un singolo periodo, ma considerando la continuità degli apporti, la capacità di accumulo e infiltrazione, la disponibilità effettiva della risorsa e lo stato delle infrastrutture.
La gestione del rischio idrico, sottolinea l’Autorità, richiede quindi monitoraggio continuo e coordinamento tra Autorità di bacino, Regioni, Ambiti territoriali ottimali e gestori del servizio idrico, con l’obiettivo di anticipare le criticità e rafforzare la resilienza dei sistemi.

