Il Distretto dell’Appennino Centrale registra un significativo recupero pluviometrico dopo sei anni di deficit idrico, con precipitazioni cumulate pari a 445 mm nei primi quattro mesi dell’anno e un surplus del 40% rispetto alla media climatica. Tuttavia, l’Autorità evidenzia come il sistema idrico resti lontano da un pieno riequilibrio strutturale, con un indice SPEI a 24 mesi ancora negativo a -0,87.
I primi mesi del 2026 segnano un miglioramento significativo delle condizioni pluviometriche nell’Italia centrale dopo sei anni consecutivi di siccità. E' quanto fa sapere l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale (Aubac), che avverte però che il sistema idrico resta lontano da un pieno recupero e che il rischio siccità non può considerarsi superato.
L’Osservatorio climatico dell’Aubac ha infatti registrato a gennaio 2026 un’anomalia pluviometrica pari a +132% rispetto alla media 1991-2020. Un dato che, secondo l’Autorità, non riflette però una stabilizzazione strutturale, considerando che il periodo 2020-2025 ha fatto registrare un’anomalia media annua del -10,4% e un deficit idrico prolungato su scala pluriennale.
Piogge in aumento ma persistono forti squilibri territoriali nel Distretto
"Questo Distretto viene da anni di sofferenza idrica. Per cinque anni consecutivi abbiamo gestito condizioni di severità idrica media e in alcune aree alta, con conseguenze concrete sui prelievi idropotabili, sull’irrigazione, sui livelli di laghi e falde, sulle portate dei fiumi" ha dichiarato Marco Casini, Segretario Generale di Aubac.
Secondo i dati aggiornati, nei primi quattro mesi del 2026 le precipitazioni cumulate hanno raggiunto 445 millimetri, con un surplus del 40% rispetto alla climatologia di riferimento. Anche l’infiltrazione potenziale ha mostrato incrementi significativi, con +130% a gennaio e +81% a febbraio, contribuendo a un temporaneo miglioramento delle condizioni di severità idrica su gran parte del territorio.
Tuttavia, se si considera l’intero anno idrologico da ottobre 2025 ad aprile 2026, il quadro risulta più equilibrato ma meno favorevole: l’anomalia complessiva è prossima alla media climatica, con forti squilibri territoriali tra le diverse regioni del Distretto. Il Lazio chiude il periodo con un +3%, l’Umbria con un -10%, mentre l’Abruzzo si distingue con un +18%.
Aprile 2026: calo delle piogge e temperature sopra la media frenano il recupero idrico
A pesare sul bilancio complessivo è stato soprattutto aprile 2026, caratterizzato da un calo delle precipitazioni del 34% a scala distrettuale, con punte negative superiori al 60% in Toscana, Umbria e Lazio, e da temperature superiori alla media di oltre 2 gradi su tutto il territorio.
"Marzo e aprile hanno frenato il recupero, in particolare sul versante tirrenico. Il Lazio è passato dal +88% del trimestre al +46% del quadrimestre, l’Umbria registra già a maggio il primo trend di peggioramento del quadro idrologico" ha aggiunto Casini.
Migliorano gli indici ma restano criticità e perdite idriche elevate
L’indice SPEI a 24 mesi, indicatore del deficit idrico strutturale, resta ancora negativo pur mostrando un miglioramento rispetto alla fine del 2025: da -1,46 a -0,87, segno di un’attenuazione ma non di un superamento della siccità.
Le conseguenze degli anni di stress idrico restano evidenti. Nel 2025, centinaia di comuni dell’Italia centrale hanno registrato criticità nell’approvvigionamento idropotabile, con riduzioni di pressione e attivazione di sistemi di emergenza in più aree del territorio. Parallelamente, il sistema idrico nazionale continua a scontare perdite di rete elevate, pari al 42,4% dell’acqua immessa, con valori ancora più alti nel Distretto appenninico centrale.
Rientro parziale adriatico ma persistono criticità su laghi e acquiferi
Sul fronte degli ecosistemi, si registrano segnali contrastanti: mentre alcune aree del versante adriatico mostrano un ritorno alla normalità idrica, altri bacini restano in sofferenza. Il lago Trasimeno continua a registrare livelli in calo, mentre alcuni grandi acquiferi iniziano solo ora a beneficiare del surplus pluviometrico invernale.
"Le falde, le sorgenti, i grandi acquiferi richiedono continuità di apporti pluriennali, non singoli trimestri piovosi" ha sottolineato Casini.
Investimenti e governance: oltre 500 interventi, estate 2026 sotto osservazione
Nel Piano di gestione delle acque, Aubac ha individuato oltre 500 interventi prioritari nel periodo 2024-2030, per un fabbisogno superiore a 8 miliardi di euro tra servizio idrico integrato e settore irriguo. Tuttavia, la capacità di attuazione resta disomogenea tra territori, anche a causa della frammentazione gestionale e delle differenze tra operatori.
Per l’estate 2026, il quadro rimane incerto. Le piogge primaverili, sempre più concentrate e irregolari, non garantiscono una ricarica efficace delle riserve sotterranee. Secondo Aubac, saranno determinanti la gestione dei livelli lacustri, il monitoraggio delle riserve nivali residue e il coordinamento tra Regioni, ATO e gestori del servizio idrico.

