Criticità su occupazione, transizione energetica e disuguaglianze di genere, ma anche scenari al 2050 in cui politiche coordinate su decarbonizzazione, innovazione e capitale umano potrebbero invertire le attuali traiettorie.
L’Italia rischia di mancare gran parte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati per il 2030, a causa della mancanza di politiche pubbliche strutturali e di lungo periodo. È quanto emerge dal Rapporto di primavera 2026 dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), presentato a Milano in occasione dell’apertura del Festival dello Sviluppo Sostenibile.
Solo 11 Obiettivi sui 38 previsti sarebbero raggiungibili: è quanto si legge in un comunicato stampa di ASvis.
Un Paese in ritardo sugli SDGs
Secondo il report, il quadro italiano resta critico su molte dimensioni economiche, sociali, ambientali e istituzionali. Le proiezioni indicano che solo 11 dei 38 obiettivi quantitativi analizzati potranno essere raggiunti entro il 2030.
Tra i principali gap: il tasso di occupazione previsto al 71,2% contro un target del 78%, la quota di energia rinnovabile al 29,4% contro il 42,5% indicato dal RePowerEU e un persistente squilibrio di genere nel mercato del lavoro, con un tasso di occupazione femminile al 57,4%, circa 20 punti sotto gli obiettivi europei.
Politiche insufficienti e rischio stagnazione
Il Rapporto attribuisce questo ritardo alla carenza di politiche pubbliche “a tutto campo” orientate alla sostenibilità, evidenziando il rischio di un consolidamento di traiettorie di bassa crescita economica, aumento delle disuguaglianze e degrado ambientale.
Il documento sottolinea inoltre come, nonostante la crescente attenzione di imprese, famiglie e mondo dell’istruzione verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, la dimensione politica resti ancora distante da una piena integrazione dell’Agenda 2030 nelle strategie nazionali.
Lo scenario al 2050: possibile inversione di rotta
Nonostante il quadro critico al 2030, gli scenari elaborati da ASviS e Prometeia indicano che politiche “coraggiose e coordinate” potrebbero modificare significativamente la traiettoria del Paese nel medio-lungo periodo.
Decarbonizzazione, innovazione, investimenti in occupazione giovanile e femminile, oltre a istruzione e formazione, sono indicati come fattori chiave per rilanciare crescita e competitività, riducendo al contempo le disuguaglianze.
Sostenibilità e competitività: un legame sempre più stretto
Il Rapporto evidenzia anche come la sostenibilità rappresenti un fattore di vantaggio competitivo per il sistema produttivo italiano. Le imprese con elevato profilo ESG mostrano infatti performance migliori in termini di crescita, occupazione e investimenti rispetto a quelle meno orientate alla sostenibilità.
Secondo i dati citati, tra il 2017 e il 2024 i ricavi delle imprese High-ESG sono cresciuti del 65% contro il 55% delle Low-ESG, mentre gli investimenti immateriali hanno registrato incrementi significativamente superiori.
Finanza sostenibile in espansione
Cresce anche il ruolo della finanza sostenibile: quasi la totalità delle imprese assicurative italiane integra criteri ESG e il patrimonio globale dei fondi sostenibili ha superato i 3.900 miliardi di dollari, con una crescita di sei volte dal 2018.
Il richiamo dell’ASviS
“Le imprese che investono in sostenibilità guadagnano produttività e competitività”, ha sottolineato il direttore scientifico dell’ASviS Enrico Giovannini, evidenziando come la transizione energetica rappresenti “l’unica strada possibile” per coniugare crescita economica, tutela ambientale e autonomia strategica.
Nel contesto dell’aggiornamento della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile, il Rapporto individua infine investimenti e riforme come leve decisive per cambiare la traiettoria del Paese, in uno scenario globale segnato da forte instabilità.

