Il Rapporto Strategico 2026 conferma che la sostenibilità è una leva strategica per la competitività industriale, ma imprese e politica restano solo parzialmente allineate sugli strumenti necessari per accompagnare la transizione.
Tre aziende su quattro intendono mantenere o rafforzare i propri obiettivi di sostenibilità, nonostante l'incertezza normativa europea.
È quanto emerge dal Rapporto Strategico 2026 realizzato da TEHA Group in collaborazione con Erion e presentato in occasione del Forum Erion 2026, ospitato presso Palazzo della Cancelleria a Roma, secondo cui quasi il 60% delle imprese chiede politiche industriali più incisive, mentre energia, innovazione sostenibile e standard ambientali rappresentano oggi le principali sfide competitive sui mercati globali.
Lo studio, di cui si legge in un comunicato stampa congiunto, è stato elaborato attraverso una survey che ha coinvolto 108 aziende dell’ecosistema Erion, il contributo di 11 leader d’impresa riuniti nella prima Erion Leaders’ Roundtable, quattro key opinion leader e l’analisi di fonti proprietarie relative a 17 anni di percezione dei cittadini europei, 281 politiche ESG europee e italiane e oltre 50 studi e report.
Il costo dell’inazione climatica e il valore economico della transizione sostenibile
Secondo il rapporto, il cambiamento climatico e i suoi impatti economici rendono sempre più urgente accelerare la transizione. Tra il 1980 e il 2024 gli eventi climatici estremi in Europa hanno generato perdite economiche stimate in circa 822 miliardi di euro. In assenza di interventi efficaci, il costo degli eventi estremi potrebbe incidere sul PIL italiano per oltre 9,5 punti percentuali entro il 2035. Al contrario, un’accelerazione della transizione potrebbe generare benefici economici superiori ai costi, con una crescita del PIL superiore all’1,1% già nel 2035 e fino all’8,4% entro il 2050.
“Le politiche per la sostenibilità vanno realizzate con un approccio pragmatico, puntando su priorità che rappresentano una componente irrinunciabile della competitività, come l’autonomia energetica, la circolarità e la resilienza delle supply chain”, ha dichiarato Danilo Bonato, Direttore Sviluppo Strategico e Relazioni Istituzionali di Erion Compliance Organization.
Secondo Bonato, la sostenibilità non può essere interpretata come un costo da sostenere, ma come una condizione necessaria per preservare la capacità industriale europea e garantire sviluppo nel lungo periodo. In questo contesto, sistemi collettivi come quelli sviluppati dall’ecosistema Erion possono contribuire a rendere più efficace la transizione supportando le imprese nella gestione delle risorse, nello sviluppo dell’economia circolare e nel raggiungimento degli obiettivi ambientali europei.
Economia circolare e sostenibilità rafforzano la competitività delle imprese
Dall’analisi emerge inoltre che la sostenibilità genera benefici concreti anche sul piano economico e finanziario.
Le aziende che adottano modelli di economia circolare risultano infatti più solide sotto il profilo creditizio rispetto ai competitor tradizionali. Secondo il rapporto, queste imprese generano mediamente una capacità di cassa pari a una volta e mezza quella delle aziende non circolari, presentano un indebitamento inferiore del 6% e una capacità di copertura del debito superiore del 24%.
Non sorprende quindi che il 75,5% delle aziende intervistate ritenga opportuno mantenere o incrementare gli impegni in materia di sostenibilità, mentre il 68,6% dichiara di aver rafforzato le proprie politiche ESG negli ultimi tre anni, nonostante l’incertezza del quadro regolatorio europeo.
Le richieste delle imprese: incentivi stabili, energia e innovazione
Lo studio evidenzia come il sostegno pubblico continui a essere considerato fondamentale per accompagnare la transizione sostenibile.
Nessuna delle aziende coinvolte indica una riduzione dell’intervento pubblico tra le priorità. Al contrario, quasi il 60% ritiene necessario rafforzare il supporto al sistema industriale attraverso incentivi continuativi, interventi sui costi energetici, semplificazione autorizzativa e sostegno alle tecnologie pulite.
Gli incentivi vengono considerati lo strumento più efficace per favorire l’innovazione sostenibile (63,7%), lo sviluppo delle competenze (51%), la decarbonizzazione (50%) e l’accesso ai capitali (45,1%), mentre gli investimenti pubblici diretti assumono un ruolo complementare soprattutto nei settori a maggiore intensità di capitale.
Tra le principali pressioni competitive segnalate dalle imprese emergono il costo e l’efficienza dell’energia, indicati dall’88% dei rispondenti, seguiti dall’innovazione sostenibile (83%) e dagli standard ambientali di prodotto (82%). Nel complesso, circa un’azienda su quattro dichiara già oggi un elevato livello di esposizione competitiva legata ai temi della sostenibilità.
Il disallineamento tra imprese e politica
Uno dei temi centrali del rapporto riguarda il rapporto tra mondo produttivo e decisori pubblici.
Per misurare il livello di convergenza tra imprese e istituzioni, TEHA Group ha sviluppato lo STAGE Index (Sustainable Transition Alignment between Government & Enterprises), che nel 2026 registra un grado di allineamento pari al 51%.
Se gli obiettivi generali della transizione risultano ampiamente condivisi, con livelli di convergenza compresi tra l’83,9% e il 95,7%, emergono differenze significative sugli strumenti operativi. Le politiche dedicate all’innovazione sostenibile e all’accesso ai capitali rispondono infatti alle esigenze delle imprese rispettivamente soltanto nel 59,4% e nel 62% dei casi.
Secondo il rapporto, uno dei principali ostacoli è rappresentato dalla crescente complessità normativa. Negli ultimi 35 anni, la produzione legislativa europea e nazionale si è concentrata soprattutto su decarbonizzazione industriale e competitività energetica (30%), economia circolare e materie prime critiche (19%), adattamento climatico (16%) e innovazione sostenibile (14%). Tuttavia, la stratificazione delle norme rischia oggi di limitarne l’efficacia, in particolare nei settori della resilienza delle supply chain, della decarbonizzazione e dell’economia circolare.
Il ruolo dei cittadini e il dialogo con i territori
L’analisi dedica ampio spazio anche al rapporto tra imprese e società.
Il 96% dei cittadini ritiene che le aziende abbiano la responsabilità di promuovere il dialogo con i territori, ma soltanto il 55% considera efficace quanto fatto finora. Ne deriva un engagement gap di circa 41 punti percentuali.
Allo stesso tempo, il 35% degli italiani dichiara di considerare più affidabile un’impresa che favorisca la collaborazione nella ricerca di soluzioni condivise rispetto alle principali sfide sociali.
Secondo TEHA Group, la competitività futura richiederà quindi non solo innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale, ma anche una maggiore capacità di costruire consenso e collaborazione tra imprese, istituzioni e cittadini.
Le sei proposte per accelerare la transizione
Per rafforzare la competitività del sistema produttivo europeo e accompagnare la transizione sostenibile, il rapporto individua sei direttrici di intervento. Tra queste figurano la necessità di incentivare i comportamenti virtuosi e sostenere i settori maggiormente esposti agli impatti della trasformazione, favorire l’innovazione e concentrare gli investimenti su ambiti ad alto potenziale di sviluppo.
Lo studio evidenzia inoltre l’importanza di mettere competenze industriali e tecnologiche a disposizione di istituzioni e cittadini, promuovere forme di aggregazione in grado di rafforzare la presenza delle imprese sui mercati internazionali e consolidare i meccanismi di ascolto e confronto tra aziende, policy maker e società civile.
“Il nodo della transizione non è scegliere se andare avanti o tornare indietro. La vera sfida è individuare le priorità su cui costruire la competitività futura del sistema produttivo europeo. Senza dialogo, collaborazione e visioni condivise, imprese e decisori rischiano di muoversi lungo traiettorie divergenti, riducendo l’efficacia delle politiche industriali e degli investimenti privati”, ha concluso Carlo Cici, Partner e Head of Sustainability di TEHA Group.

