Dallo studio "Climate Goals" emerge che il 59% degli intervistati che dichiara di conoscere in modo approfondito la transizione energetica. Il 50% ritiene tuttavia che nei prossimi 1-3 anni i costi supereranno i benefici e il 70% indica l’urgenza di programmi di upskilling
La transizione energetica come un processo che va oltre il sistema energetico, incidendo direttamente su economia, modelli industriali e trasformazione dei processi produttivi. E' la percezione che emerge dalla quarta edizione dello studio “Climate Goals: winning the challenge of climate goals through the creation of skills and competences worldwide”, presentata all'Aia dalla Fondazione MAIRE – ETS.
L'indagine, realizzata in collaborazione con Ipsos Doxa e con il supporto di MAIRE, nell’ambito del Symposium Nextchem dedicato ai fertilizzanti sostenibili, monitora dal 2023 la consapevolezza e la percezione della transizione energetica a livello globale, coinvolgendo 2.850 individui e 25 esperti in 17 Paesi tra Europa, Americhe, Asia, Africa e Medio Oriente.
Paesi Bassi: consapevolezza quasi totale ma il 50% teme costi della transizione nel breve periodo
L’approfondimento sui Paesi Bassi, di cui si legge nel comunicato stampa della Fondazione, evidenzia un livello di consapevolezza quasi universale (98%), con il 59% degli intervistati che dichiara di conoscere bene il tema.
Tra le motivazioni principali emergono il cambiamento climatico (35%) e la salute pubblica (30%), mentre un terzo degli intervistati (33%) prevede la creazione di nuovi posti di lavoro nei settori sostenibili. Tuttavia, il 50% ritiene che nei prossimi 1-3 anni i costi della transizione supereranno i benefici, delineando una fase iniziale ancora caratterizzata da investimenti elevati e ritorni non immediati.
In questo contesto, le istituzioni sono chiamate a svolgere un ruolo di facilitazione finanziaria, attraverso incentivi, sussidi e supporto allo sviluppo di nuove tecnologie. Le imprese sono invece percepite come il principale motore operativo del cambiamento, con particolare attenzione all’adozione di nuovi processi produttivi e all’innovazione sostenibile di prodotti e servizi, anche se il 43% degli intervistati giudica ancora insufficienti gli sforzi attuali.
Le priorità individuate includono chimica verde (43%), energie rinnovabili come solare ed eolico (42%) e soluzioni digitali e ICT (33%). Centrale anche il tema delle competenze: il 75% degli intervistati indica la necessità di profili “ibridi”, in grado di integrare competenze tecniche e capacità cognitive avanzate come pensiero critico e problem solving.
Il 70% riconosce inoltre l’esigenza di programmi di upskilling, con un orizzonte di medio periodo: il 41% indica tra 2 e 3 anni il tempo necessario per integrare efficacemente le nuove competenze.
Istituzioni e industria a confronto all’Aia: focus su “come” accelerare la transizione energetica
Nel corso dell’evento sono intervenuti, tra gli altri, S.E. Augusto Massari, Ambasciatore d’Italia nel Regno dei Paesi Bassi, per un saluto istituzionale; Mark Schmets del Ministero degli Affari Economici e del Clima; Pejman Djavdan, CEO di Stamicarbon; e Ilaria Catastini, General Manager della Fondazione MAIRE – ETS, che ha presentato i risultati dello studio. A seguire un panel con rappresentanti di NEXTCHEM, OCI Nitrogen, Blue Circle Olefins e del Senato olandese.
Secondo Fabrizio Di Amato, Presidente e Fondatore di MAIRE e della Fondazione MAIRE – ETS, la transizione energetica ha ormai superato la fase del “perché” per entrare in quella del “come”, dove la sfida principale è colmare il divario tra aspettative e risultati concreti attraverso investimenti, innovazione e sviluppo delle competenze.

