L'INTERVENTO. Il biometano come pilastro della resilienza italiana: una sfida industriale oltre il 2030

06 ago 2026
A cura di Alessandro Viviani, Associate Partner di TEHA Group.

L’Italia si trova oggi davanti a un bivio energetico che definirà la sua postura industriale per i prossimi decenni: accelerare con decisione verso l’autonomia o rassegnarsi a mancare gli obiettivi del 2030, perdendo l’occasione irripetibile di mettere in sicurezza il proprio comparto produttivo. Il traguardo dei 5,7 miliardi di Smc di biometano annui fissato dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) non deve essere interpretato come un semplice obbligo normativo, quanto come un’opportunità strategica per la sovranità energetica nazionale.

Tuttavia, le analisi condotte dalla nostra Community Biometano evidenziano un allarme concreto: se non invertiamo la rotta immediatamente, la produzione nazionale si attesterà su soli 2,6 miliardi di Smc. Anzi, il rischio reale, quasi paradossale, è di non raggiungere neppure questa soglia minima. Siamo di fronte al pericolo concreto di fallire nella chiusura degli investimenti che hanno già ottenuto l’incentivo del DM 2022 e, fatto ancora più grave, di non riuscire a spendere i fondi del PNRR già assegnati al comparto. Questo deficit non è solo un dato statistico, ma una minaccia alla tenuta del sistema Paese che richiede una mobilitazione massiccia di capitali, stimata in almeno 16,5 miliardi di euro di nuovi investimenti.

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