L'approfondimento ENEA per l'edizione 2025 dell'European Public Investment Outlook evidenzia, nonostante le politiche adottate, criticità permanenti legate ai prezzi dell'energia, al declino delle industrie energivore e al ritardo negli investimenti low-carbon. Sollevati interrogativi sull'efficacia dell'attuale governance europea e sulle strategie industriali future.
Sistema europeo sempre più lontano dagli obiettivi di decarbonizzazione al 2030, con un peggioramento della competitività negli ultimi dieci anni.
È quanto emerge dall'approfondimento ENEA per il rapporto annuale European Public Investment Outlook (EPIO), che – si legge in una nota dell'Agenzia – dedica l'edizione 2025, a cura di Floriana Cerniglia (Università Cattolica del Sacro Cuore - CRANEC, Milano) e Francesco Saraceno (Osservatorio francese della congiuntura economica - Ofce, Parigi), alla transizione energetica.
Per centrare i target 2030 occorrerebbe ad oggi una riduzione annuale dei consumi di energia superiore al 3% e delle emissioni di CO2 del 7% (contro -1% e - 2% rispettivamente necessari nel 2015), oltre a un incremento annuo della quota di rinnovabili sui consumi finali di 3 punti percentuali (contro 1,5 p.p. di dieci anni fa).
Indicatori energetici e squilibri strutturali
"Il capitolo che abbiamo curato per EPIO 2025 parte da un'analisi quantitativa basata su molti indicatori individuati dalla Commissione Europea per il monitoraggio dell'Energy Union, il quadro strategico di intervento avviato 10 anni fa per affrontare le sinergie e i trade-off tra sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e competitività economica", hanno sottolineato gli economisti ENEA Daniela Palma e Francesco Gracceva.
La valutazione condotta nel rapporto osserva che, nonostante le misure adottate, i prezzi per famiglie e imprese europee restano elevati rispetto al periodo pre-2022. Inoltre, il saldo commerciale nelle tecnologie low-carbon è peggiorato sensibilmente dal 2015, mentre le industrie ad alta intensità energetica sono in profonda crisi: la produzione di settori come acciaio e chimica di base è scesa ai minimi degli ultimi 30 anni.
I due economisti – si legge nella nota – evidenziano come le spese dei governi europei nel settore si siano concentrate più sulle misure di contenimento e sostegno all'accessibilità energetica che sugli investimenti nelle tecnologie low-carbon necessarie per un cambiamento strutturale dei sistemi produttivi industriali, come avvenuto in Cina e Stati Uniti.
Politiche industriali e ruolo dell'intervento pubblico
Oltre all'analisi dei dati, l'approfondimento ENEA contiene una valutazione delle implicazioni di policy che valuta se il recente orientamento dell'UE verso l'autonomia nelle tecnologie e nei materiali per l'energia pulita possa davvero sostenere lo sviluppo economico europeo.
Sarebbe auspicabile – evidenzia il report – adottare un nuovo modello produttivo che unisca politiche industriali orientate all'innovazione e alla cooperazione internazionale, senza protezionismo, con l'obiettivo di accelerare lo sviluppo globale delle tecnologie green, ridurre le disuguaglianze e rendere la transizione climatica più efficace.
"Il ruolo dell'intervento pubblico diventa particolarmente rilevante e richiede un cambio della governance europea che consenta di attingere alle risorse dei bilanci statali, attualmente vincolati dalle regole del Patto di stabilità, al fine di sostenere lo sviluppo dei settori strategici per la transizione energetica", hanno aggiunto i curatori dell'intera edizione di EPIO, Floriana Cerniglia e Francesco Saraceno.

